Il maggior produttore di petrolio in Africa è costretto a importare la benzina

La Nigeria è il maggior produttore africano di petrolio. Eppure in patria questa risorsa è costosissima: la benzina viene importata, perché nel paese non esistono abbastanza  raffinerie. Il mese scorso, prima di chiudere il suo controverso mandato, come ultimo regalo, l’ex presidente  Olusegun Obasanjo aveva imposto il raddoppio dell’Iva e l’aumento del prezzo della benzina. Iniziative che hanno scosso la popolazione, in attesa da gennaio di un aumento salariale: il Nigerian Labour Congress (NLC) e i sindacati di categoria Trade Union Congress (TUC)  hanno prima minacciato, e poi, venerdì scorso, proclamato, lo sciopero. Uno sciopero generale e ad oltranza, che dovrebbe partire domani.
 
Governo e presidente sono subito corsi ai ripari: dopo un vertice d’emergenza nella notte di ieri, oggi l’esecutivo ha proposto ai sindacati di ridurre il costo della benzina, 70 naira nigeriani al posto di 75 (prima del provvedimento di Obasanjo, il prezzo era di 65 naira al litro, cioè circa 50 centesimi), annullare l’aumento dell’iva e aumentare gli stipendi con effetto retroattivo, dal gennaio 2007.  
Un’apertura che non è stata sufficiente: le richieste non si limitavano a questo. Oltre al ripristino del prezzo della benzina originale, i sindacati chiedono anche che due raffinerie di Port Hartcourt tornino sotto il controllo statale: si tratta di due stabilimenti la cui proprietà è stata da poco ceduta ad alleati d’affari dell’ex presidente. Ma su questo fronte il governo non sembra intenzionato a piegarsi: le vendite sono state già approvate. Dopo aver analizzate, questa mattina, le controproposte governative, i sindacati hanno confermato lo sciopero.
 
Proprio per protestare contro la privatizzazione delle raffinerie, i distributori indipendenti di benzina sono in sciopero già da qualche giorno: ormai nelle maggiori città, come Lagos o nella capitale Abuja, sono pochissime le auto e i mezzi per le strade. Le tariffe dei mezzi pubblici in alcuni casi sono triplicate.
 
Non è facile l’inizio del mandato per il neopresidente Umaru Yar’Adua: dopo le accuse di brogli alle elezioni che lo hanno visto vincente, in meno di un mese è già il secondo sciopero generale nel paese. A fine maggio, infatti, i sindacati avevano proclamato due giorni di astensione dal lavoro proprio contro la sua nomina a capo dello stato.
 
 
Sulle elezioni in Nigeria:
 
 
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