Egitto / Altro che cambiamento

Con l’avvento al potere dei Fratelli musulmani e l’approvazione della nuova costituzione i diritti delle donne segnano il passo. E Piazza Tahrir da simbolo della protesta (anche delle donne) contro il regime di Mubarak è diventata luogo di stupro.

A partire dai primi di febbraio 2013, sui treni egiziani che percorrono le più importanti tratte del paese sono comparsi scompartimenti riservati solo alle donne. Il provvedimento – ufficialmente – è stato adottato per proteggere le donne egiziane dal numero crescente di violenze sessuali di cui sono vittime. Ma c’è anche chi parla di «apartheid sessuale» (Roberta Zunini, su Il Fatto Quotidiano, 14 febbraio 2013). Carrozze separate in realtà esistevano già sulla metropolitana del Cairo dal 2008, e la divisione era difesa strenuamente dalle donne (che avevano comunque accesso alle altre carrozze), le quali consideravano il provvedimento efficace, se pur non risolutivo.

Capire le motivazioni di tale provvedimento permetterebbe di gettar luce sulla reale condizione femminile nell’Egitto post-rivoluzionario: le donne sono in pericolo, ma protette dallo stato, oppure sotto attacco anche da parte di quest’ultimo? Tuttavia, anche sospendendo momentaneamente il giudizio sulle ragioni della scelta, l’introduzione di treni con scompartimenti separati è un chiaro segno del numero sconvolgente di violenze e molestie sessuali nei confronti delle donne egiziane. Secondo quanto riportato da Lettera43, a fine gennaio, in due settimane, ci sono stati quasi trenta stupri nella sola Piazza Tahrir.

La stessa piazza in cui a fine gennaio 2011 – esattamente due anni prima – iniziavano le proteste contro il regime di Hosni Mubarak, e secondo quanto riportato da Amal Abder Hadi dell’organizzazione non governativa New Woman Foundation in un’intervista rilasciata alla Fédération internationale des ligues des droits de l’homme (Fidh) «donne e uomini erano compagni nelle proteste. Le donne non erano spaventate. Noi non siamo stati testimoni di nessun caso di molestie sessuali. C’era un senso di completo rispetto, supporto e solidarietà verso le donne».

Ma purtroppo è anche la stessa piazza dove – durante le proteste seguite alla caduta di Mubarak e alle molte speranze disattese – le donne manifestanti, attiviste o giornaliste subivano minacce, molestie, stupri da parte di gruppi non ufficiali, anche con l’aiuto della polizia, come denunciano Nazra for Feminist Studies e altre organizzazioni non governative. E nella stessa piazza venivano arrestate manifestanti poi sottoposte al tristemente noto “test della verginità” dalla polizia militare. Si tratta di un metodo invasivo, teso a verificare che l’imene sia intatto, che un report condotto dall’ European Inter-University Centre for Human Rights and Democratisation (Euic) per il parlamento europeo definisce «una sorta di stupro per privare le donne della loro dignità e per costringerle al silenzio».

Sebbene nel dicembre 2011, dopo le denunce di Samira Ibrahim contro ufficiali dell’esercito, il test della verginità sia stato proibito, secondo Human Rights Watch poco è stato fatto per punire i colpevoli o risarcire le donne, così come altre violenze contro le manifestanti sono rimaste impunite…

 

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