Con un’età media di 19.7 anni, la popolazione africana (1 miliardo e oltre 340 milioni di persone) è la più giovane al mondo. Continua, intanto, a crescere la popolazione infantile che – secondo recenti ricerche – potrebbe raggiungere il miliardo entro 2055. Il calo delle morti premature, migliore alimentazione, un maggiore accesso alle strutture sanitarie e quindi a vaccinazioni e controlli medici, sono tra i principali motivi di questo aumento del numero di bambini.

Tutto questo necessiterebbe di politiche sociali specifiche che includano il potenziamento di personale specializzato nel settore sanitario e l’incremento del numero di insegnanti. Solo per la scuola primaria ne occorrerebbero più di 11 milioni entro il 2030.

Questa giovane generazione, che dovrebbe rappresentare il futuro del continente, rischia ora una marginalizzazione le cui conseguenze potrebbero essere imprevedibili. Da sei mesi milioni di bambini e ragazzi non possono andare a scuola a causa delle chiusura dovuta alle misure per arginare il diffondersi del coronavirus. Un tempo lunghissimo che se da un lato ha l’obiettivo di proteggerli, in realtà può causare – e in molti casi sta già avvenendo – molti danni.

È il motivo per cui l’Unicef e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) hanno sottolineato la necessità che si vada verso la riapertura delle scuole. Esposizione a gravidanze precoci, abusi in famiglia, violenze, una scarsa alimentazione, ma anche stress e senso di solitudine, sono i risultati (possibili o già manifesti) di questa interruzione prolungata delle lezioni.

L’Oms, in particolare, ha messo in guardia sulle difficoltà che potrebbero derivare nello sviluppo mentale dei bambini a causa della ridotta integrazione con il gruppo dei pari e con il mondo esterno, causata dal lockdown. E poi c’è l’aspetto della salute e della sopravvivenza che va oltre il Covid-19: stanno diminuendo i tassi di nutrizione, solo nell’Africa orientale e meridionale più di 10 milioni di bambini con la chiusura delle scuole hanno anche perso l’accesso al pasto scolastico, e per molti di loro si trattava dell’unico vero pasto del giorno.

A questi danni va aggiunto l’altissimo rischio che molti di questi bambini finiscano per non tornare più a scuola. La questione, dunque, «deve essere affrontata con la stessa urgenza che abbiamo visto aprendo economie e imprese» ha detto Matshidiso Moeti, direttore per l’Africa dell’Oms.

Soppesare i rischi, avviare procedure di sicurezza, mettere in atto misure per consentire il distanziamento fisico, assicurarsi che gli studenti indossino mascherine e siano in grado di lavarsi le mani: tutto questo, naturalmente, è indispensabile, ma, anche se «la decisione di riaprire le scuole nonostante la pandemia è difficile, dobbiamo trovare il giusto equilibrio per evitare di sostituire un’avversità con un’altra» continua Moeti.

L’Africa, soprattutto se parliamo di aree rurali, non è l’Europa, la scuola qui per molti rappresenta una speranza vera di allontanarsi dalla povertà, di avere un pasto al giorno assicurato, di provare a costruirsi un futuro. E magari sostituire una classe dirigente nota per la capacità che ha di perpetuarsi, e in molti casi gerontocratica, a dispetto della giovane età dei propri cittadini. Ecco perché non avere una politica chiara e organizzata che tenga conto che bisogna cominciare a “gestire” il virus a livello sociale, significa incidere pesantemente sul futuro delle giovani generazioni.

Significa dimostrare totale disinteresse per loro, significa, in sostanza, non avere visione. Sembra dunque paradossale che ci sia chi preme ancora affinché le scuole non vengano riaperte. Il World Economic Forum ha pubblicato lo studio a firma di un docente della Boston University e del capo della comunicazione dell’International Growth Centre, in cui si “sconsiglia” la riapertura nelle scuole nei paesi in via di sviluppo: potrebbe accelerare la diffusione del Covid-19, dicono.

Una delle ipotesi addotte è che nei paesi in via di sviluppo i bambini vivono con gli anziani. “Secondo i dati delle Nazioni Unite – si legge nello studio – la percentuale di anziani che convive con almeno un bambino sotto i 20 anni è superiore al 10% nella maggior parte dei paesi africani, rispetto a meno dell’1% nei paesi europei e negli Stati Uniti. Ciò aumenta il rischio che i bambini possano contrarre il virus a scuola e trasmetterlo a genitori e nonni a casa”.

La ricerca compone anche una serie di simulazioni che gli autori stessi definiscono “speculazioni”. Ecco, appunto, mentre si specula, un’intera generazione di milioni di bambini e ragazzi, è relegata ai margini di scelte che sembrano preoccuparsi di loro ma nei fatti li isolano, li condannano al vuoto di vite senza uno scopo. E pensare che questo International Growth Centre ha lo scopo di promuovere la crescita sostenibile nei paesi in via di sviluppo.

Intanto, un recente sondaggio dell’Oms ha rilevato che su 39 paesi dell’Africa sub-sahariana, le scuole sono completamente aperte solo in 6 paesi, sono chiuse in 14 paesi e sono parzialmente aperte (per permettere di fare gli esami) negli altri 19. Circa una dozzina di paesi, per esempio il Sudafrica e il Malawi, prevedono di riaprire a settembre. Altri, come il Ghana che ha messo in piedi una commissione speciale per valutare se e come riaprire, ci stanno pensando.

E, a dimostrazione che i giovani hanno ben chiaro il valore dell’educazione, cominciano a manifestarsi malumori e richieste di tornare sui banchi di scuola da parte degli stessi studenti. È accaduto in Nigeria, dove qualche giorno fa nelle strade di Abuja, la capitale, tantissimi hanno manifestato per chiedere la riapertura delle scuole e dei corsi universitari.

“Chiediamo la riapertura delle nostre scuole – hanno detto –  perché il settore educativo scolastico è al primo posto di qualsiasi nazione progressista”. Intanto, continuano ad essere tra i più bassi al mondo il numero dei casi nel continente (996,026 su una popolazione di 1 miliardo e oltre 340 milioni) e quello dei decessi (20,276).