PAROLE DEL SUD – MAGGIO 2017
Comboniani Brasile

Nancy è teologa metodista, mamma di due figli, molto impegnata nella Commissione pastorale per il diritto alla terra (Cpt). Appena prima di Pasqua, nello scenario preoccupante del Brasile di oggi, ha scritto un testo forte e provocatorio: “Quest’anno non ci sarà risurrezione”.

In sintesi dice questo: mai prima d’oggi il cristianesimo in Brasile è stato così appariscente, celebrato, massificato… ma tutta questa pompa non serve a nulla! Non migliora neppure di un centimetro la società. Il fascismo e la barbarie convivono con le messe e le celebrazioni. È ora di scendere dai tacchi, abbandonare i palchi e le tribune.

In un paese violento e profondamente ingiusto, il fervore religioso è un fattore anestetico, se non perfino un vettore d’intolleranza. Troppa fede, poca vita!

Nel 2016, 61 contadini e 138 indigeni sono stati uccisi perché tentavano di difendere le loro terre. Trentamila giovani sono stati assassinati, il 76% erano afrodiscendenti. Negli ultimi dieci anni le uccisioni di donne nere sono cresciute del 54%; siamo il quinto paese al mondo per il numero di femminicidi; ogni 25 ore viene uccisa una persona omosessuale (in questo il Brasile è il primo paese al mondo).

Con tutte queste morti sulle spalle, non ci sarà risurrezione – si sfoga Nancy. Siamo la tomba, siamo il fallimento della fede. Non è pigrizia nel cercare Dio: è vergogna, profonda vergogna.

Come negare questa invettiva? Perché mettere in silenzio questo grido di rabbia? Ho passato giorni a chiedermi con che spirito celebrare la Pasqua, finché ho incontrato la signora Neide. Catechista, si è formata alla scuola della religiosità familiare e poi ha iniziato ad abbeverarsi goccia a goccia alla teologia della liberazione, tradotta nella pratica di vita delle piccole comunità cristiane al tempo della dittatura militare.

C’era da inventare una nuova Chiesa, in quegli anni ’70 in cui alla repressione dell’esercito si sommava un’urbanizzazione sfrenata ed escludente, nelle periferie. Lei lo ha fatto per anni, assieme alle donne di uno dei mille quartieri esclusi della megalopoli di São Paulo e a fianco dell’uomo che, poi, avrebbe sposato. L’équipe pastorale era composta principalmente da laici; a quel tempo (più di oggi) la visione di Chiesa era orizzontale e la comunità era uno spazio di condivisione, crescita umana e formazione civile, a partire dalla lettura popolare della Bibbia e della situazione sociale.

Quando suo marito s’è ammalato, la vita intera di Neide è divenuta una catechesi: per 17 lunghi anni è stata al suo fianco, vedendolo perdere poco a poco prima la vista, poi la parola, infine il movimento. Parlava e cantava con lui, pur senza ricevere risposte. Tra il silenzio di quest’uomo e lo sgomento di Nancy c’è un legame misterioso, che ha a che vedere con il dolore del mondo.

La risurrezione non è una risposta banale a questo mistero, un lieto fine da favola, un premio di consolazione. Dà segni di risurrezione chi, come Nancy, continua a indignarsi. E chi, come Neide, continua a prendersi cura della vita, malgrado il grande silenzio.

Comunità ecclesiali di base (CEBs)

Benché il documento latinoamericano di Aparecida (2007) insista su questa dimensione partecipativa dell’essere Chiesa, le CEBs si stanno indebolendo in Brasile, a scapito di una struttura ecclesiale che scommette più sulla visibilità ed eventi religiosi che “facciano numero”.

Silenzio

 Per approfondire, consigliamo il film Silence di Martin Scorsese, tratto dal romanzo storico del giapponese Shusaku Endo. Narra la vicenda di tre missionari gesuiti perseguitati in Giappone: una sfida alla missione tradizionale, lo sgomento per il silenzio di Dio.