TATALITA – GIUGNO 2017
Elianna Baldi

Di ritorno dal Centrafrica per le vacanze in famiglia, una delle prime persone che ho voluto incontrare è un amico centrafricano, prete e cantante, come me persona dei due mondi. Io italiana nella Repubblica Centrafricana per scelta, lui centrafricano in Italia per curarsi.

Conversiamo spesso sul nostro sentirci stranieri in patria e sulle modalità di volere o meno mettere radici nel paese in cui viviamo: il suo cuore, le sue canzoni, la sua vita, tutto è in funzione del suo popolo e della sua Chiesa. La nostra identità plurale è una grande ricchezza e rende assai vicini i nostri sogni. Ci incontriamo a Roma e prendiamo il treno a Trastevere per Marinella, dove è ricoverato per la riabilitazione Christi, un bambino che proviene dall’ospedale pediatrico di Bangui, capitale del Centrafrica.

Papa Francesco, dopo il suo passaggio nel novembre 2015, ha chiesto che l’unico ospedale pediatrico centrafricano sia messo nelle condizioni di curare efficacemente. L’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma sta lavorando in questa direzione.

Altri due bambini centrafricani ricoverati a Roma sono visitati spesso da conterranei, mentre Christi è troppo lontano. La condizione di un malato e di chi lo accompagna è già di per sé difficile, e diventa più gravosa in un paese di cui non si conosce nulla.

Arriviamo in stazione e il mio altissimo e robusto fratello (pesa più di 100 chili) saluta un altro africano seduto sulla stessa panchina, mettendo la sua mano chiusa a pugno contro quella dell’altro e chiamandolo “amico”. Comincia una comica conversazione in italiano e inglese e lo sguardo di Silverius, nigeriano, da sospettoso si fa complice e curioso. Arriva nel frattempo una signora che prende posto tra i due e velocemente entra nel dialogo. È del Nicaragua, ha marito, due figli e ha appena perso il lavoro.

Man mano che ci raccontiamo le nostre vite, i due capiscono che siamo prete e suora, mentre i passanti ci guardano come fossimo ubriachi. Maria è un angelo con una fede e un ottimismo coraggiosi. Quando scopre che andiamo a visitare un bambino ferito da colpi di kalashnikov, sfila dal portafoglio 20 euro per la nonna che accompagna il piccolo, dicendo con gli occhi commossi che il suo parroco l’aveva appena aiutata per l’affitto e che la Provvidenza non le fa mai mancare il necessario.

Ci facciamo qualche foto e ci scambiamo i numeri di telefono. Silverius va a sorvegliare il suo borsone di venditore ambulante perché, dice, ci sono molti ladri in giro. Maria scende alla sua stazione. Noi passiamo un po’ di tempo con Christi – che dopo 5 mesi parla già benissimo l’italiano alla romana – e con la nonna Priscille.

Raccomandiamo al bimbo di non dimenticare il sango e il francese, perché lo aspettiamo presto a Bangui dove deve continuare la scuola. Lui dice con un po’ di tristezza di non voler tornare, perché in Centrafrica nessuno ha bisogno di lui. Lo rimproveriamo affettuosamente, ma il mio pensiero va ai tanti disabili che vedo costretti a mendicare per sopravvivere e ai troppi centrafricani in grave difficoltà a causa di una guerra civile che va avanti dal 2013.

Ci separiamo con il cuore caldo per questi incontri veri con persone che, al di là del razzismo che talora affiora in Italia, costruiscono trame di un’umanità nuova.

Papa Francesco

Il 29 novembre 2015, nel corso della sua visita nella moschea principale di Bangui, il papa, riferendosi all’instabile situazione, ha detto: «Cristiani e musulmani sono fratelli, dobbiamo considerarci tali e comportarci come tali. Chi dice di credere in Dio deve essere anche una persona di pace». 

Bambino Gesù

Nel corso del 2016, l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù ha compiuto alcuni interventi a favore dell’ospedale pediatrico di Bangui: fornito un generatore e un trasformatore di corrente, riattivata rete fognaria, ristrutturata la lavanderia e rinnovata la biblioteca dell’ateneo per la formazione a distanza.