Uganda / Finanziamenti al terrorismo
Preoccupanti notizie arrivano dall’Uganda sul crescente potere economico dei gruppi terroristici regionali, le cui fonti di approvvigionamento di denaro risultano estremamente diversificate e in molti casi difficili da tracciare.

Negli ultimi anni i gruppi terroristici che operano nell’Africa orientale hanno rafforzato la propria capacità di finanziarsi e dunque la possibilità di estendere e rendere più efficace la propria azione.

La preoccupante notizia arriva dall’Uganda, dove è stata recentemente conclusa una ricerca ufficiale, il National Risk Assessment (Rilevamento del rischio nazionale) che, usando strumenti e metodi di analisi messi a punto dalla Banca Mondiale, cerca di far luce su fenomeni finanziari illeciti – quali riciclaggio di denaro sporco, corruzione, estorsione ed altro – utilizzati dalle reti terroristiche per raccogliere i fondi necessari per le proprie azioni, per il reclutamento, per tener vive cellule di militanti sul territorio e per aprirne di nuove, per l’addestramento e altre attività criminose necessarie per la loro sopravvivenza. La ricerca, iniziata nel 2016 e presentata nei giorni scorsi, ha anche messo in luce le debolezze di parecchi paesi della regione nel controllo dei flussi finanziari in genere ed illegali in particolare.

Il rapporto ha chiarito che i fondi per le attività terroristiche provengono soprattutto da varie forme di estorsione, dal bracconaggio, dalla pirateria, dal contrabbando di beni il cui commercio è bandito (legname tagliato illegalmente, carbone, droga, avorio e parti di altri animali) ma anche da donazioni di organizzazioni no-profit e rimesse di simpatizzanti.

Al-Shabaab, ADF e LRA

Il documento analizza anche i modi, alcuni difficili da tracciare, in cui i maggiori gruppi terroristici della regione si finanziano. Il gruppo somalo al-Shabaab, il più importante e pericoloso, ad esempio, raccoglie moltissimo dalle rimesse che la diaspora in Uganda invia alle famiglie rimaste in Somalia. Il gruppo impone pesanti balzelli sui trasferimenti monetari che è difficile distinguere dai normali diritti bancari, se non attraverso complicate indagini di corpi di polizia specializzati. Al-Shabaab trae profitto anche dalla pirateria e dal commercio illegale – ad esempio contrabbandando carbone attraverso il confine con il Kenya – ma riceve anche molte rimesse di fondi dall’estero.

Il gruppo armato ugandese Allied Democratic Force (Force democratiche alleate – ADF) – che ha le sue basi nel nordest della Repubblica democratica del Congo, compie continui attacchi contro i civili – trae profitti dal settore immobiliare, dall’estrazione illegale di materie prime e da donazioni di organizzazioni no-profit. L’organizzazione, che ha portato a termine efferate azioni nel 1997 e 1998 a Kampala, proclama di volere uno stato islamico in Uganda. Alcuni dei suoi più importanti investimenti si trovano in Tanzania, altro paese a rischio per la diffusione delle reti terroristiche filo-jihadiste.

L’altro famigerato gruppo ugandese, il Lord Resistance Army, Esercito di resistenza del Signore – LRA), che ha devastato il nord del paese per una ventina d’anni, si è trasferito ora nella Repubblica Centrafricana, dopo un’operazione militare che l’ha allontanato dalle sue basi tradizionali. Il LRA è noto per trarre profitto dal bracconaggio e dal traffico di avorio, oltre che dal saccheggio. Il rapporto lo conferma, ma aggiunge altri settori, quali l’estrazione illegale di materie prime per cui utilizza persone, spesso minorenni, rapite durante le frequenti razzie nella zona in cui si è stabilito.

Secondo il rapporto, per l’economia ugandese i rischi più seri di finanziare il terrorismo sono costituiti comunque dai trasferimenti di denaro attraverso il telefono, dagli uffici di cambio e dalle rimesse dall’estero. La finanza illegale che sostiene il terrorismo, infine, è facilitata dall’insufficiente passaggio di informazioni tra le forze di sicurezza e le autorità competenti dei diversi paesi dell’area.

Numerosi sono però gli sforzi per migliorare le capacità delle forze di sicurezza locali di intercettare flussi finanziari sospetti, conclude il rapporto, che sottolinea anche come le azioni terroristiche siano diminuite di numero e gravità in Uganda, proprio grazie ad una miglior preparazione delle autorità competenti in materia e delle forze deputate al controllo del territorio.

Sopra: mappa che indica la diffusione e l’intensità degli attacchi di gruppi terroristici legati ad al-Qaeda e Stato Islamico nel mondo. (Center for Strategic & International Studies)