Giornata Mondiale del Rifugiato
Nel 2015 guerra e persecuzioni hanno portato ad un significativo aumento delle migrazioni forzate nel mondo, che hanno toccato livelli mai raggiunti e comportano sofferenze umane immense. Questo è quanto emerge dal rapporto annuale pubblicato oggi dall'UNHCR in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato. Il rapporto evidenzia che tra i primi 10 paesi per presenza di rifugiati, ben 5 sono africani.

Secondo gli ultimi dati forniti dall’Unhcr, l’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati, l’anno scorso le persone costrette per qualche ragione a fuggire dalle proprie case sono state 65,3 milioni (12,4 milioni i nuovi profughi, messisi in cammino nel corso del 2015), con un incremento di oltre 5 milioni rispetto all’anno precedente, quando erano poco meno di 60 milioni. Tra di loro i rifugiati, cioè quelli che hanno dovuto lasciare anche il proprio paese, sono 21,3 milioni (l’anno precedente erano circa 20 milioni), mentre gli altri sono sfollati all’interno dei propri paesi d’origine. Il 51% sono minorenni; 98.400 sono minorenni soli, profughi senza essere accompagnati da nessun familiare. Tra i paesi africani, la Somalia ha il poco invidiabile record di essere il terzo paese al mondo per numero di rifugiati (1,1 milioni), dopo la Siria (4,9 milioni) e l’Afghanistan (2,7 milioni).
L’Africa subsahariana ne ospita da sola il 26%, un numero in forte crescita negli ultimi anni. Nel solo 2014 l’incremento è stato del 17%, escludendo, per questioni relative al metodo di raccolta dei dati, la Nigeria, che era già pienamente investita dagli attacchi del gruppo terroristico Boko Haram. Ai rifugiati di crisi mai risolte, come quella somala, della Repubblica popolare del Congo e del Sudan, si sono aggiunti quelli di conflitti recenti e recentissimi, come le guerre civili del Sud Sudan e della Repubblica Centrafricana, le ribellioni dell’Islam politico dei paesi della fascia saheliana, la violenza di regimi come quelli eritreo e burundese. Sta di fatto che nell’ultimo anno solamente l’Unhcr ha dovuto aprire nel continente dodici nuovi campi ed estenderne sette già esistenti.

Etiopia e Kenya in cima alla graduatoria africana
Gran parte dei rifugiati africani si concentrano nei paesi del Corno d’Africa e dell’Africa dell’Est. Sono l’Etiopia e il Kenya i paesi che ne ospitano il maggior numero. L’Etiopia ha sostituito il Kenya in cima alla classifica nel 2014, con l’afflusso dei sud sudanesi in fuga dalla guerra civile scoppiata alla fine del 2013. Nella graduatoria mondiale si colloca al quinto posto, dopo Turchia, Pakistan, Libano e Iran. Secondo i dati di Ocha, l’agenzia dell’Onu per il coordinamento degli interventi umanitari, i profughi sul territorio etiope sono 736.100 e provengono in gran parte dal Sud Sudan, dalla Somalia  e dall’Eritrea.
Il Kenya è ora al secondo posto nel continente con la presenza di poco meno di 600.000 rifugiati, il 70% dei quali somali e gli altri in maggioranza sud sudanesi. In Kenya si trova uno dei più vasti campi profughi del mondo, quello di Dadaab, in cui sono ospitati soprattutto somali. Il governo di Nairobi, tra le polemiche delle ong, ha minacciato più volte di chiuderlo, dipingendolo come un bacino di arruolamento del gruppo terroristico al Shabaab.  Nella graduatoria mondiale il Kenya è al settimo posto, seguito da Uganda, R.D.Congo e Ciad. Tra i primi dieci paesi per presenza di rifugiati, ben cinque sono africani e tutti nella stessa macro-regione del continente.

Sudan e Sud Sudan, flussi incrociati
Oltre a quelli già citati, vi sono anche altri paesi africani che producono un numero altissimo di profughi, talvolta addirittura con flussi incrociati attraverso le frontiere. È il caso del Sudan e del Sud Sudan, ad esempio. Il Sudan è diventato recentemente il paese che ospita il maggior numero di rifugiati sud sudanesi, 232.000, (superando l’Etiopia con 230.000, l’Uganda con 202.000 e il Kenya con 57.000), che cercano protezione dalle violenze della guerra civile e dall’incombente carestia. Sono infatti più di 71.000 le persone che hanno passato il confine in cerca di cibo dall’inizio di quest’anno, e si prevede che aumenteranno nei prossimi mesi.  
A sua volta il Sud Sudan ospita più di 230.000 rifugiati sudanesi in fuga dai conflitti negli stati di confine del Sud Kordofan, precisamente nella zona dei  Monti Nuba e del Nilo Blu. Negli ultimi mesi, a causa di un’offensiva militare del governo di Khartoum, il flusso è stato particolarmente rilevante verso i campi sud sudanesi di Yida e di Maban, già sovraffollati e isolati a causa della guerra civile che ha devastato il paese, tagliando le vie di comunicazione e rendendo molto problematici i rifornimenti per centinaia di migliaia di persone.

Crocevia
In aggiunta alle rotte incrociate con il vicino Sud Sudan, il Sudan ha espulso centinaia di migliaia di persone anche dal Darfur verso il Ciad e il flusso, seppur ridotto negli ultimi anni, non si è mai fermato. In cambio riceve ogni mese migliaia di eritrei e centinaia di etiopi che attraversano i confini orientali del paese, dove si trovano numerosi campi attivi sin dagli anni della guerra di liberazione eritrea (quasi mezzo secolo fa). È da questi campi che partono i flussi degli eritrei, e in misura minore degli etiopi e dei somali, verso le coste del Mediterraneo, l’Italia e l’Europa. I trafficanti di esseri umani che operano sulla rotta del Mediterraneo centrale trovano in queste strutture il loro bacino d’utenza più consistente. Ed è da questi centri, oltre che dalle strade di Khartoum, che profughi e richiedenti asilo eritrei vengono sempre più spesso rastrellati e rimpatriati, violando il loro diritto alla protezione internazionale.

Ipocrisia europea
I paesi citati, nella maggioranza dei casi, si piazzano in fondo alle classifiche per sviluppo economico ed umano, spesso colpiti da crisi alimentari, come l’Etiopia che in questi mesi sta affrontando una carestia che interessa almeno 10 milioni di persone, il 10% della sua popolazione. Eppure è il paese che spende di più in relazione al proprio PIL per l’accoglienza ai rifugiati. Al terzo posto in questa classifica troviamo l’Uganda, che non si può certo definire un paese ricco, e neppure a medio reddito.
Quest’ultimo aspetto mette bene in luce l’assurdità di quanto sta succedendo in Europa che, di fatto, è toccata in modo marginale dalla crisi migratoria mondiale, nonostante l’informazione di massa susciti allarmismi del tutto ingiustificati. È il continente più ricco del pianeta e spende una cifra irrisoria del suo PIL per ospitare una cifra altrettanto irrisoria di rifugiati sul totale della sua popolazione. Senza parlare delle politiche elaborate e applicate negli ultimi mesi, che hanno di fatto cancellato la convenzione di Ginevra, difendendo i confini piuttosto che i diritti garantiti a chi cerca la protezione internazionale.