Elezioni presidenziali 2019
Per nulla scontato l’esito delle elezioni presidenziali del 24 febbraio che vedono in competizione cinque candidati, tutti con ampie fette di consenso popolare. Un voto sul quale aleggia la presenza demolitrice dell’ex capo di Stato, Abdoulaye Wade.

Occhi puntati sul Senegal questa settimana. Giorni cruciali, soprattutto per quei candidati che aspirano alla poltrona di presidente. Se ne erano presentati 87, ma solo cinque sono stati in grado di raccogliere dai loro concittadini quelle 53mila firme necessarie per essere iscritti nella lista dei candidati tra i quali i 6.683.043 cittadini iscritti al voto potranno scegliere.

Ad affrontarsi, domenica 24 febbraio, saranno: Madické Niang, Issa Sall, Macky Sall, Idrissa Seck e Ousmane Sonko.

Il primo, ex avvocato dell’ex presidente (2000-2012) Abdoulaye Wade, ha ricoperto molti incarichi di governo, ma la sua entrata in gioco non è stata vista di buon occhio da Wade, che lo aveva già estromesso dal partito da lui fondato, il Pds (Partito democratico senegalese), tanto che Madické Niang ha messo su una propria coalizione in vista del voto.

Issa Sall (omonimo del presidente uscente) è considerato la sorpresa di queste elezioni. Deputato all’assemblea nazionale dal 2017, sembra avere una base di elettori molto consistente tra i moustarchidines, confraternita religiosa sufi.

Il favorito è ovviamente Macky Sall che si ripresenta per il secondo mandato. Ex militante maoista è stato molto vicino a Wade e al Pds, rivestendo – prima di diventare presidente – numerosi incarichi politici. Fu poi destiuito, anche lui, da Wade. Il motivo, si dice, è che stava conquistandosi un proprio spazio. Fu allora che fondò una nuova formazione politica, l’Apr (Alleanza per la repubblica). Come sempre accade in questi casi, il giudizio sul suo operato da presidente è duplice: gli si riconoscono opere infrastrutturali, l’apertura del Museo della civiltà nera e molte altre cose. Ma, per esempio, Wade, non gli ha mai perdonato che durante il suo mandato abbia messo sotto accusa il figlio, Karim, poi condannato per appropriazioni illecite e costretto all’esilio.

Veniamo al quarto candidato, il liberale Idrissa Seck, che ha sicuramente un suo zoccolo duro di sostenitori, visto che è già la terza volta che si presenta alla competizione elettorale. Fu lui a portare alla vittoria Wade, grazie al suo impegno tenace nella campagna del 2000, e a diventare primo ministro. Peccato che, ancora una volta, i rapporti con il suo mentore si siano rovinati quando Wade lo accusò di mettere in ombra il figlio. Seck si fece anche il carcere, e poi – anche lui – fondò nel 2006 un suo partito, Rewmi, che in lingua wolof significa paese. Chissà che non sia questa, per lui, la volta buona.

Infine, Ousmane Sonko, che a 44 anni è il più giovane candidato di queste elezioni. E, tra l’altro, abbassa la media dei candidati africani. Per Sonko occorre rinnovare la vecchia classe dirigente, corrotta e superata. Non a caso fu l’autore, nel 2016, di un libro che fece tremare i polsi a politici e dirigenti del settore petrolifero, nel quale denunciava la gestione non proprio limpida delle riserve di gas e petrolio del paese.

Sarà una battaglia non facile quella del 24 febbraio e non sono nemmeno così prevedibili gli esiti. Tra l’altro una legge del 1986 vieta in Senegal di diffondere sondaggi. Ma i cittadini, a gennaio, avevano lanciato una campagna sui social network, #SunuDébat. L’iniziativa ha avuto un successo tale che si era stabilito che ci sarà un faccia a faccia televisivo tra i cinque candidati, tre giorni prima del voto, il 21 febbraio. Dibattito che è stato poi annullato. 

Rimane comunque un’ombra ad osservare queste elezioni. L’ombra, molto visibile, è quella di Abdoulaye Wade che dal 7 febbraio (rientrato da un lungo soggiorno nei pressi di Parigi) ha cominciato a lanciare messaggi incendiari alla popolazione, invitando persino a boicottare le elezioni e a dare fuoco alle schede elettorali. Evidentemente non accetta che Karim, suo figlio, non sia diventato leader di quel partito, il Pds, da lui fondato, e che “per colpa” di Macky Sall, non si sia potuto candidare alle elezioni. Anzi, a dirla tutta, la sua candidatura è stata invalidata dal Consiglio Nazionale. Wade si è guardato bene, finora, di dare indicazioni di voto.