Senegal: cresce la tensione tra Sonko e Diomaye Faye - Nigrizia
Politica e Società Senegal
La frattura tra presidente e premier si allarga tra dispute interne, ambizioni per il 2029 e un quadro economico in peggioramento
Senegal: cresce la tensione tra Sonko e Diomaye Faye
27 Novembre 2025
Articolo di Redazione
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Il primo ministro e leader di Paster Ousmane Sonko ad un comizio pre-vittoria elettorale del 2024. Credit: Marco Simoncelli

A un anno e mezzo dall’arrivo al potere, il rapporto tra il presidente del Senegal Bassirou Diomaye Faye e il primo ministro Ousmane Sonko attraversa la fase più critica. Le frizioni, inizialmente circoscritte alla gestione interna della maggioranza, sono esplose dopo la disputa sulle nomine nella coalizione “Diomaye Président”, l’alleanza che aveva portato i due al successo nelle elezioni del 2024.

Il 11 novembre la presidenza ha annunciato, con una comunicazione indirizzata agli “alleati”, la sostituzione di Aïda Mbodj alla guida della coalizione con Aminata Touré. La mossa ha provocato la reazione immediata di Pastef, il partito guidato da Sonko, che ha smentito l’autorità del presidente sulla coalizione e ricordato che Diomaye Faye ne era stato “solo il candidato”. Il partito ha anche respinto l’arrivo di Touré, giudicandola incompatibile con i propri valori. Il contrasto ha confermato la distanza crescente tra le due massime cariche dello stato.

L’8 novembre e la prova di forza di Sonko

Il braccio di ferro ha assunto una dimensione pubblica dopo il “térameeting” dell’8 novembre, una dimostrazione di forza organizzata da Sonko a Dakar. Davanti a una folla definita da Pastef “storica”, il primo ministro ha rilanciato le accuse contro il sistema giudiziario e contro chi, nel suo stesso campo, tenterebbe di limitarne lo spazio politico. Il meeting ha rappresentato un segnale interno: esiste un prima e un dopo, ha avvertito Sonko.

L’ombra del 2029 e la battaglia giudiziaria

Sul fondo resta la questione della sua eleggibilità alle presidenziali del 2029. Condannato in via definitiva per diffamazione nel luglio 2024, Sonko sostiene che nulla potrà impedirgli di candidarsi. Il suo entourage afferma che la condanna rientra nella legge di amnistia approvata nel marzo 2024, che copre le infrazioni politiche commesse tra il 2021 e il 2024, gli anni degli scontri di piazza contro l’allora governo di Macky Sall. Per i legali dell’ex ministro Mame Mbaye Niang, parte civile nel processo, l’amnistia non varrebbe per questo caso.

Sonko ha annunciato di voler depositare nuovi elementi per chiedere la revisione del processo, mentre la sua riammissione nelle liste elettorali – già avvenuta prima delle presidenziali del 2024 – viene presentata dai suoi sostenitori come prova della sua piena eleggibilità.

Accuse di repressione e tensioni sulla stampa

Il deterioramento del rapporto tra presidente e primo ministro si inserisce in un contesto politico ed economico complesso. Sul fronte delle libertà pubbliche, attivisti e oppositori denunciano un crescente clima di repressione del dissenso, mentre organizzazioni per la difesa della stampa segnalano pressioni e restrizioni sulle attività dei media. Le critiche non risparmiano né la presidenza né la primatura, entrambe accusate di pratiche “securitarie” ereditate dagli anni della tensione pre-elettorale.

Debito nascosto e margini politici ridotti

A pesare sull’azione di governo è soprattutto la crisi provocata dalla vicenda del “debito nascosto”. La rivelazione di passività non contabilizzate ha peggiorato le condizioni macroeconomiche, spinto al rialzo il rapporto debito/PIL e costretto l’esecutivo a una revisione prudenziale dei propri programmi. Le agenzie di rating hanno declassato il Senegal, mentre il Fondo monetario internazionale continua a rinviare la ripresa del programma di finanziamento. Le ambizioni di crescita avanzate da Pastef in campagna elettorale ne risultano frenate e il governo invita alla pazienza, sottolineando che gli effetti delle riforme richiederanno tempo.

Un equilibrio di potere sempre più fragile

Sul piano politico, però, la competizione interna rischia di diventare il principale fattore di instabilità. L’asse Sonko-Diomaye, presentato nel 2024 come motore della svolta generazionale e morale del paese, appare oggi diviso. Pastef resta il principale sostegno del presidente, ma senza l’appoggio del suo leader storico – ricorda il partito – la maggioranza non avrebbe più la stessa forza parlamentare e territoriale.

Per ora entrambe le parti escludono una rottura formale. Fonti presidenziali continuano a ribadire che Sonko è “pienamente eleggibile”, mentre voci interne a Pastef parlano di un “incidente di percorso” che il partito sarebbe in grado di gestire. Ma gli scambi polemici, le prese di posizione pubbliche e il calendario politico – con la scelta dei futuri candidati in vista del 2029 – mantengono alta la tensione su un equilibrio istituzionale sempre più fragile.

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