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Le continue divergenze tra capo di stato e primo ministro sembrano portare a una separazione tra i due, con un addio al partito Pastef sempre più probabile da parte di Faye
Senegal: è finito il tandem Faye-Sonko?
19 Marzo 2026
Articolo di Eric Campagnari
Tempo di lettura 7 minuti
Il primo ministro senegalese Ousmane Sonko (a sinistra) e il presidente Bassirou Diomaye Faye (Credit: presidenza della Repubblica del Senegal/pagina Facebook)

Da compagni di lotta inseparabili a rivali interni al partito. In meno di due anni. Dopo mesi passati a negare e a minimizzare dissidi, le ostilità tra le due massime cariche dello stato sono ormai conclamate.

Sabato 7 marzo, davanti a seicento sostenitori, il presidente senegalese Bassirou Diomaye Faye ha tenuto la prima conferenza di presentazione della coalizione Diomaye presidente. Una mossa che ha tutta l’aria di una rottura definitiva con Pastef, il partito che proprio lo stesso capo di stato ha contribuito a fondare, insieme all’attuale primo ministro Ousmane Sonko.

I terreni di scontro

Le tensioni tra i due non sono un mistero e sono spesso ricondotte a divergenze tra le visioni di principio di Sonko e il pragmatismo di Faye. Ne hanno fatto le spese vari settori, tra cui quello agro-industriale. Lo scorso gennaio, il primo ministro ha ordinato l’acquisto di 450mila tonnellate di semi di arachidi, 200mila in più del previsto. La decisione puntava ad aumentare la produzione locale del legume, di cui il Senegal è il settimo esportatore mondiale. 

Le ambizioni di Sonko erano improntate a un ‘’sovranismo alimentare’’ che ha però dovuto fare i conti con dei limiti oggettivi. La compagnia statale che commercializza le arachidi, la Sonacos, non disponeva di fondi e capacità logistica per gestire un aumento così importante degli acquisti. 

Ciononostante, Sonko ha criticato il suo stesso governo: «non possiamo aspettare l’inizio della campagna per spiegare che questa o quella banca non ha erogato fondi, che gli operatori o le Sonacos sono in debito. Indipendentemente dal metodo, il ministro delle Finanze è incaricato di trovare soluzioni». 

Il debito nascosto

Altro terreno di scontro è rappresentato dalla spinosa questione del debito pubblico nascosto del paese e denunciato da Pastef nel settembre 2024, sei mesi dopo il loro arrivo al potere. Il buco nelle finanze è pari a 7 miliardi di dollari e ha fatto schizzare il debito pubblico dal 74,4% al 132%, mandando in apnea l’economia statale. Per l’attuale esecutivo, il responsabile di questa voragine nei conti pubblici è il governo precedente, presieduto dall’arci-rivale di Sonko,  Macky Sall. Quest’ultimo ne nega l’esistenza e sostiene che Pastef si stia inventando un problema per giustificare l’incapacità di realizzare la sua radicale agenda di trasformazione del Paese. 

Una cifra così imponente ha condotto il Fondo Monetario Internazionale (FMI) a congelare l’erogazione di tranche di prestito prevista per il Senegal, in attesa di capire come ricalibrare le finanze statali. Da allora, governo senegalese e l’istituto di credito internazionale discutono di come ristrutturare il debito. Il disaccordo tra le due massime cariche dello stato senegalese è proprio su questo punto; Sonko è fermamente avverso alla modalità proposta dal FMI, mentre Faye e il resto dell’esecutivo mostrano una postura più conciliante.

Nel frattempo, aumenta la pressione per trovare un accordo. Le agenzie di rating hanno degradato la nota sovrana del Senegal già quattro volte tra febbraio e novembre 2025. 

La guida della coalizione riesumata

Ai problemi economici, si è aggiunta una questione partitica: chi deve guidare Diomaye presidente, la coalizione capeggiata da Pastef con cui Faye ha vinto le ultime elezioni presidenziali? Il capo di stato ha nominato l’ex prima ministra Aminata Touré, sostituendo Aïda Mbodji, figura più vicina a Sonko, che ha espresso pubblicamente la sua contrarietà alla scelta, pur accettandola. 

La coalizione era nata ad hoc per le presidenziali del marzo 2024, solo per ovviare all’incandidabilità di Sonko. Una volta vinto lo scrutinio, era stata abbandonata già alle elezioni legislative del dicembre dello stesso anno. Riesumarla adesso, segnala l’intenzione di Faye di affrancarsi da Sonko alle prossime elezioni locali, previste per il 2027. Con in prospettiva, l’idea di fare altrettanto al voto per le presidenziali del 2029. 

Per Sonko – che punta a divenire capo di stato – è il superamento di una linea rossa. 

Giustizia dei vincitori 

Pochi giorni prima lo scoppio della polemica sul capo di Diomaye presidente, l’8 novembre Sonko ha organizzato una manifestazione attirando sostenitori da tutto il paese. Data l’ampia partecipazione, l’ha ribattezzato il tera-meeting (un neologismo a sfondo digitale, basato sul termine informatico terabyte, che indica 1.000gb). Una prova di forza per dimostrare che è ancora lui la figura più popolare in campo.

Dal palco della manifestazione, il primo ministro ha reiterato la richiesta di arresto nei confronti di Macky Sall e di altri esponenti di spicco del governo precedente. Ha anche tuonato contro Alleanza per la Repubblica, il partito di Sall e attuale seconda forza politica del paese, sostenendo che «andrebbe sciolto per alto tradimento». Richieste così forti si spiegano non solo con la questione del debito nascosto, ma anche e soprattutto con l’intenzione di regolare i conti rispetto alla repressione dell’opposizione da parte di Sall.

Tra il 2021 e il 2024, circa 65 persone sono state uccise durante delle manifestazioni pro-Sonko, degenerate in battaglie urbane con le forze dell’ordine. In uno dei suoi ultimi atti al potere, il governo Sall aveva adottato una legge di amnistia nel marzo 2024 per fermare le indagini. 

Gli altri esponenti dell’esecutivo sono invece fautori di un approccio meno duro nei confronti dei loro predecessori. La loro maggiore cautela punta a ridurre le tensioni nel paese. Ed è animata dal timore di veder degenerare dei processi giudiziari in casi di ”giustizia dei vincitori”, in cui l’esecutivo abusa della sua posizione di potere per un regolamento di conti via tribunali. 

È di questo avviso il ministro dell’Ambiente El Hadji Abdourahmane Diouf, che ha criticato Sonko e invitato a superare i dissidi per il bene del Senegal. Pastef ha reagito chiedendo le dimissioni del ministro. Con lo stesso Sonko che lo ha definito un alleato «né sincero, né leale». 

Cambiano i metodi

All’interno di tante polemiche, Faye ha mantenuto una linea comunicativa decisamente più istituzionale. Ma le sue azioni sembrano andare verso una spaccatura di fatto dirompente. Secondo Moussa Diaw, professore emerito di scienze politiche all’Università Gaston-Berger di Saint-Louis, si sta allontanando dal partito. Il docente ha dichiarato all’emittente francese RFI che «Diomaye ha rotto completamente con il progetto che lo legava a Sonko. Ha voltato pagina; c’è una rottura nel discorso.»

Di parere differente, Maurice Soudieck Dione, professore associato di scienze politiche nella stessa università, secondo cui il presidente si è solo adattato a un tono più diplomatico: «Ci sono spostamenti e cambiamenti semantici nella visione del progetto, ma non è ancora una rottura totale.»

Faye va o resta?

Entrambi i docenti condividono l’ambiguità di Faye rispetto al suo atteggiamento verso il partito, per «una volontà di attrarre sostegno all’interno di Pastef», secondo Dione e per «non dover prendere la decisione di lasciare il partito», secondo Diaw.

Circa 300 sindaci, in vista delle elezioni locali del 2027, si sono detti pronti a correre con la lista Diomaye presidente, nonostante la calma ribadita da Faye, il quale ha confermato la sua permanenza dentro Pastef.

La rottura tra presidente e primo ministro avrebbe un impatto significativo, sia per l’importanza delle loro cariche politiche, sia per una questione simbolica: i due hanno infatti a lungo contato su una solida intesa. Il loro legame è stato temprato anche dalla condivisione del carcere durante l’amministrazione di Sall, che li ha poi liberati in seguito alla stessa legge di amnistia di cui sopra, decisa a dieci giorni dal voto per le elezioni vinte da Pastef. Costretti a candidare Faye, per l’incandidabilità di Sonko (legata a controverse condanne giudiziarie), Pastef aveva potuto esibire lo slogan “Faye è Sonko” nella breve campagna elettorale.  

La “coabitazione pacifica”

Durante un incontro con i membri di Pastef tenuto nell’ultimo weekend di febbraio, Sonko ha invece ricordato alla base del partito le differenze con l’esecutivo: «Se il presidente della Repubblica non è allineato con il suo partito, potremmo ritrovarci in una situazione di pacifica e ragionevole coabitazione».

Ha inoltre accusato membri dell’esecutivo leali al presidente di tramare nell’ombra per indebolire la sua influenza: «Anche alcuni all’interno di Pastef stanno manovrando per sbarazzarsi di un primo ministro forte.» Nella stessa occasione, ha assicurato che finché sarà in carica «la governance rifletterà la visione di Pastef» dicendosi pronto a dimettersi se le circostanze lo richiedessero.

Secondo un avversario politico dei due, i loro scontri sono destinati a continuare e anzi «uno dei due seppellirà l’altro politicamente. Anche se fossero fratelli con lo stesso padre e la stessa madre, questa è la politica.»

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