Y’en a marre in Senegal

È il movimento precursore e preso a modello da altre realtà cittadine africane. Resta un guardiano della democrazia e realizza progetti per un’educazione popolare sui valori di cittadinanza, con l’obiettivo di promuovere e migliorare i comportamenti civici. Appartiene a una galassia di movimenti attivi nel paese.

Paese di nota stabilità politica, che non ha mai conosciuto guerre civili né colpi di stato, il Senegal può vantare una lunga tradizione di contestazione e di attivismo della società civile: dei sindacati, negli anni ’80, delle organizzazioni classiche della società civile, dagli anni ’90 e dei movimenti cittadini dal 2000, tra cui quelli giovanili, nell’ultima versione, di Y’en a marre (dal francese, “Sono stufo”).

Sorto alla fine del 2011, il movimento mobilita giovani (e meno giovani), studenti, funzionari e impiegati, al suono di canzoni rap, messaggi al cellulare e su Facebook, azioni di strada. Mobilitazioni per manifestazioni di protesta, iniziative sociali o dibattiti pubblici.

Nato dall’iniziativa del giornalista Fadel Barro e di rapper come Thiam, Khilifa e altri attivisti, Y’en a marre (Yem) ha svolto un ruolo fondamentale nel processo elettorale del 2012, nella lotta contro il tentativo dell’allora presidente Abdoulaye Wade di cambiare la Costituzione per potersi ripresentare per la terza volta consecutiva come candidato, e contro la sua rielezione dopo che questo si era ripresentato illegittimamente. Yem aveva organizzato all’epoca una mobilitazione pacifica, condotta con sit-in e manifestazioni, e una grande sensibilizzazione per incoraggiare i senegalesi a utilizzare la carta di elettore come vera arma di espressione e lotta popolare. Da allora, una volta salvato il principio dell’alternanza democratica, lodato da tanti e demonizzato da altri, Yem ha saputo resistere al tentativo di screditamento e di cooptazione politica – rifiutando posti nei ministeri o nell’Assemblea nazionale –, riuscendo a strutturarsi meglio come movimento in tutto il territorio nazionale, a restare una sentinella della democrazia e a realizzare un’educazione popolare sui valori civici e della cittadinanza attiva. Significativa, in questo senso, è stata l’organizzazione, nel 2013, della Fiera dei problemi, per ricordare al presidente Macky Sall gli impegni assunti in campagna elettorale.

Nel 2014 e nel 2015 è stato realizzato, tra le altre iniziative, il progetto Dox ak sa gox, (“Cammina con la tua comunità”, in wolof), nell’ambito della buona governance e della democrazia partecipativa. Come spiega Fadel Barro, «a Dakar, come nei villaggi, abbiamo creato delle giurie popolari e dei dibattiti nei vari quartieri tra gli abitanti e i sindaci, dove i giovani hanno interpellato gli eletti locali sul loro mandato e sul tema dello sviluppo locale. (…)

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*Luciana de Michele è giornalista freelance. Il suo blog: http://africalive.info/

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