Armi, soldi pubblici e crisi economica
Acquistare i 131 caccia bombardieri F-35, nell'ambito del programma Joint Strike Fighter, costerà all’Italia almeno 15 miliardi di euro. Secondo la Rete italiana per il disarmo e la Campagna “taglia le ali alle armi” è possibile sganciarsi dal progetto senza pagare alcuna penale. E chiedono che ne discuta il Parlamento.

La Rete italiana per il disarmo e la Campagna “Taglia le ali alle armi” chiedono un dibattito pubblico e in Parlamento per fermare – senza ulteriori costi – un progetto problematico e mastodontico: quello dell’acquisto di 131 caccia bombardieri F-35 per un ammontare di 15 miliardi di euro.

Negli ultimi anni, di fronte a questa richiesta, i fautori del progetto spesso risposto: “Le penali sono troppo alte”. Ma l’inchiesta pubblicata sul numero di gennaio del mensile Altreconomia dimostra qualcosa di completamente diverso.

La documentazione relativa alla partecipazione italiana al programma militare più costoso della storia, guidato dagli Stati Uniti in compartecipazione con altri 8 paesi, dimostra che l’uscita dell’Italia dal programma non comporterebbe oneri ulteriori rispetto a quelli già stanziati e pagati per la fase di sviluppo e quella di pre-industrializzazione. Un totale, versato a partire dal 2002, che può essere calcolato ad oggi in 2,7 miliardi di euro

Ma che non obbliga per nulla ad una successiva fase di acquisto, come prevede l’accordo fra i paesi compartecipanti (“Memorandum of understanding”) sottoscritto anche dall’Italia il 7 febbraio del 2007 e il cui ultimo aggiornamento ufficiale risale a fine 2009.

Il governo italiano potrebbe quindi decidere senza penali di non procedere all’acquisto dei 131 caccia ipotizzati. Norvegia, Canada, Australia e Turchia hanno di recente messo in discussione la loro partecipazione al programma, in qualche caso arrivando a una vera e propria sospensione mentre lo stesso Pentagono – come denunciato da Rete Disarmo nel comunicato di fine 2011 – ha espresso forte preoccupazione per i problemi tecnici, i ritardi e costi crescenti a dismisura di un progetto che avrebbe dovuto essere già a pieno regime

La speranza della Rete e di tutto il mondo del disarmo è quindi quella di un ripensamento, che pare difficile viste le recenti dichiarazioni del ministro della difesa Di Paola a sostegno del programma. Proprio l’ammiraglio Di Paola (allora segretario generale per la Difesa e gli Armamenti) firmò con una cerimonia a Washington del giugno 2002 il primo accordo da un miliardo di euro per la partecipazione italiana al programma nella sua fase iniziale.

Massimo Paolicelli, tra i coordinatori della Campagna “Taglia le ali alle armi”: «Non stupisce la difesa d’ufficio da parte del ministro-ammiraglio Giampaolo Di Paola della partecipazione italiana al programma F-35, non pensavamo però fosse capace di affermare che non è uno spreco soprattutto dopo le recenti notizie provenienti dal Pentagono».

La convinzione deriva da recente rapporto (dal titolo “F-35 Joint Strike Fighter Concurrency Quick Look Review”) elaborato da alti ufficiali del Dipartimento della Difesa USA che rivela impietosamente la mole di guai del programma. Tra le questioni maggiormente problematiche c’è il nuovo casco avveniristico che non funziona come dovrebbe, oppure il meccanismo di aggancio di coda che ha fallito tutti e otto i test di atterraggio. Secondo alcune discrezioni sembra ci siano state 725 ‘richieste di modifica’ in attesa di essere evase, nel solo mese di ottobre 2011. Come è evidente tutte queste modifiche comportano un ulteriore rallentamento dei tempi e di conseguenza un ulteriore levitare dei costi. Questi problemi poi pongono serie domande sulle reali capacità finali di questo aereo di quinta generazione.

La Rete Italiana per il Disarmo ha espresso recentemente molte volte la propria preoccupazione per l’ipotizzato acquisto di tali caccia dal parte del nostro paese: ai 15 miliardi ad oggi stimati infatti occorre aggiungere quelli di uso e gestione dei velivoli: il vero costo per progetti aeronautici che sarà da due a tre volte maggiore della semplice fattura di acquisto. Per questo viene ribadita la richiesta che non si firmi il contratto di acquisto dei 131 cacciabombardieri F-35 e si possano destinare le ingenti risorse così risparmiati ad interventi sociali e di sostegno al mondo del lavoro così colpito dalla attuale crisi economica.

La Rete Italiana per il Disarmo ancora una volta (in tal senso le richieste negli ultimi mesi sono state numerose) chiede che il Parlamento si faccia carico di un confronto su questo mastodontico e costosissimo progetto, il più grande della storia in ambito militare.

Lo strumento ci sarebbe ed è la mozione 408 presentata nel luglio 2010 alla Camera dall’on. Pezzotta (una simile è stata presentata dall’allora sen. Veronesi al Senato) che chiede al governo di sospendere il progetto di acquisto. Tale mozione, dopo essere stata calendarizzata per febbraio/marzo del 2011 è in seguito sparita dal programma dei lavori dell’Assemblea alla Camera non venendo più riproposta nel nuovo calendario di volta in volta elaborato.

 

Pubblicato su Nigrizia.it il 3 Gennaio 2012