Marocco / Onu
Il governo di Rabat, col supporto di Parigi, si mantiene in vantaggio nella partita sulle sorti del Sahara Occidentale. Dallo schieramento opposto, Onu e Usa in particolare non vogliono arrendersi, ma sembrano perdere colpi.

Dopo anni di rinnovo della missione dei caschi blu nel Sahara Occidentale (Minurso), lo scorso 29 aprile il Consiglio di sicurezza ha deciso di non darla vinta al Marocco. Rabat, a seguito della visita di Ban Ki-moon nella regione, non solo non aveva permesso al Segretario generale dell’Onu di visitare la base della Minurso nel territorio controllato dal Marocco, ma aveva deciso di espellere tutta la sua componente civile (75 persone), compromettendone la funzionalità.

Una risoluzione controversa
Nell’ultima risoluzione il Consiglio di sicurezza, pur rinnovando la missione per un altro anno fino al 30 aprile 2017, ha richiesto a Ban Ki-moon di riferire entro tre mesi se la “funzionalità” verrà ristabilita. In caso contrario chiede indicazioni su come ottenere il ritorno della componente civile espulsa dal Marocco. Insomma, l’Onu vuole in sostanza che il Marocco faccia dietrofront sull’espulsione del personale. Insolita è stata la modalità della decisione. Contrariamente ad una prassi che durava da anni, la risoluzione non è stata approvata per consenso, ma con un voto che ha fatto registrare due contrari (Uruguay e Venezuela) e tre astenuti (Angola, Nuova Zelanda e Russia). Ancora più interessanti sono state le dichiarazioni di voto che hanno messo in evidenza il disappunto di contrari e astenuti verso la risoluzione: questa non cita mai il Marocco come responsabile della crisi che si è venuta a creare.
In effetti la Francia, da sempre lo sponsor incondizionato di Rabat, ha cercato con tutti mezzi di ammorbidire la risoluzione. Si è battuta altresì per mantenere i punti che si ripetono anno dopo anno e che fanno, tra le altre cose, l’elogio di quel Piano di autonomia proposto da Rabat che è la causa principale dello stallo attuale. Il Marocco ritiene infatti che l’indipendenza non possa far parte delle opzioni di una trattativa con il Fronte Polisario (movimento indipendentista del popolo sahrawi), peraltro ferma da tempo.

Schiaffo all’Onu
La mossa di Rabat aveva non solo irritato il solitamente molto misurato Ban Ki-moon, ma anche indispettito gli Usa. Uno schiaffo così plateale all’Onu, in una regione dove Washington si appresta a sponsorizzare una difficile missione internazionale in Libia, sotto l’egida delle Nazioni Unite, è sembrato agli americani inaccettabile. Tanto più che la questione del Sahara Occidentale, che dura da 40 anni, è stabilmente inserita nella regione sahelo-sahariana ad altissima tensione, dove il terrorismo internazionale costituisce una seria minaccia.
Capiremo presto se il Marocco intende negoziare o meno con l’Onu sul ritorno del personale civile della missione, o se applicherà, come ha fatto dall’accordo di pace con Polisario del 1988, la tattica di aderire ad un negoziato senza però onorarlo, in un gioco continuo al rinvio che ha finora impedito di far votare gli elettori sahrawi censiti dalla Minurso per il referendum di autodeterminazione.
Intanto il Marocco ha segnato un indubbio successo. Da molti anni il Polisario, l’Unione Africana e diversi altri governi chiedono che ai caschi blu venga affidato il mandato non solo di osservare il cessate il fuoco in vigore dal 1992, ma anche di proteggere i diritti umani dei sahrawi sotto occupazione. L’opposizione della Francia ha finora impedito di porre rimedio allo stato in cui versa l’unica missione di pace Onu priva del compito di proteggere la popolazione civile. Anche questa volta la risoluzione non solo non allarga il mandato della Minurso, ma la riporta indietro di 24 anni. La discussione infatti è si è spostata dalla protezione dei diritti umani all’esistenza stessa della missione dei caschi blu. Anche questo è il segno di una ormai duratura incapacità delle Nazioni Unite di porre fine ai conflitti.