Fiume Congo / Dossier novembre 2016

È all’origine dell’erosione del suolo e dell’inquinamento. Facilita i bracconieri e alimenta il traffico illegale di legname. Ma anche le attività estrattive sono spesso in aree protette: nel 2012,erano sovrapposti a quei terreni 3,5 milioni di ettari di concessioni minerarie.

Non è da oggi che centri studi e osservatori specifici – tra cui i rapporti dell’Osservatorio delle foreste dell’Africa centrale (Ofac) – rilevano che lo sfruttamento indiscriminato mette a rischio il patrimonio forestale dell’Africa centrale. È all’origine dell’erosione del suolo, dell’inquinamento delle acque e della riduzione della capacità di rigenerazione delle foreste. E moltiplica le reti stradali nella vegetazione, facilitando l’accesso di bracconieri, contadini e carbonai.

Il fenomeno è aggravato dallo sfruttamento illegale, a volte incoraggiato da ex direttori di parchi naturali. È il caso della riserva di Luki (sudovest dell’Rd Congo), come testimonia Theodore Trefon, americano, specialista della governance forestale e docente della Scuola di pianificazione e gestione integrata delle foreste di Kinshasa. L’esistenza di un traffico illegale di legname congolese è stato ben evidenziato nel maggio del 2013 con il sequestro, nel porto di Anversa (Belgio), di un carico di 40 m? di afrormosia (legno usato per parquet) su una nave della compagnia Tala Tina.

Rainforest denuncia un taglio di alberi particolarmente intenso nei parchi nazionali camerunesi di Boumba-Bek (238mila ettari) e di Nki (309mila ettari). Ciò non significa che gli alberi tagliati illegalmente provengano sempre da Aree protette (Ap).

Le ambientaliste britanniche Louise Rodgers (Rainforest Foundation) e Laura Sommerville (Forest Monitor) osservano che lo sfruttamento industriale, riducendo la biodiversità nell’insieme della foresta, ha ricadute negative anche nelle Ap. In particolare, lo sfruttamento industriale perturba il manto superiore delle foreste, in contatto diretto con i raggi del sole e con l’atmosfera, innescando dei microclimi e facilitando gli incendi.

Guardando le 34 Ap prese in considerazione dal rapporto, si può notare che nel 68% dei casi…
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