Nuove strategie petrolifere
Commercializzare i prodotti petroliferi conviene di meno per via della liberalizzazione del mercato africano. E allora meglio concentrasi su esplorazione ed estrazione.

Il gruppo petrolifero anglo-olandese Shell ha deciso di vendere le proprie attività, situate in una ventina di paesi africani, “a valle” della filiera. Sono invece mantenute le attività “a monte”, cioè esplorazione ed estrazione petrolifera, considerate più redditizie nel continente africano. A innescare l’operazione: riduzione dei rischi, dei costi e una nuova politica di concentrazione delle proprie attività “a monte”.

 

Il disinvestimento, in ballo da alcuni mesi, riguarda le attività legate alla raffinazione, allo stoccaggio e alla vendita dei prodotti petroliferi finiti e del gas. Già nel 2008, il gruppo si era disimpegnato da circa quindici paesi africani, evocando la necessità di ridurre i costi e di concentrarsi sulle attività di esplorazione e produzione petrolifera, considerate più remunerative. Con il cambio del vertice, avvenuto lo scorso luglio, e l’arrivo alla testa della società dell’ex direttore finanziario, lo svizzero Peter Vozer, la strategia di concentrazione sembra aver preso il volo; e non solo in Africa. Il 15 dicembre scorso, il gruppo Shell aveva dichiarato di voler separarsi dalla quarta raffineria in Europa, quella di Göteborg, in Svezia, mentre stava negoziando la vendita delle altre. 

 

Non solo concentrazione. In Africa, Shell sta attento alla riduzione dei rischi, mettendo in vendita anche attività non legate a raffinazioni o alla vendita, ma ritenute comunque rischiose. A dicembre, il gigante petrolifero aveva chiuso un sito di produzione di gas nel sud del Nigeria, dopo la scoperta di una fuga da un oleodotto. Sempre a dicembre, il gruppo aveva messo in vendita, per un ammontare di circa 3,5 miliardi di euro, una serie di giacimenti petroliferi posseduti in questo paese.

 

Ma Shell se ne va dall’Africa solo in parte. Continua, infatti, ad investire in vecchie e nuove attività esplorative e produttive. Di recente, il gruppo ha ottenuto dal Sudafrica il permesso di esplorazione in un sito ricco in idrocarburi, situato al centro del paese, nel bacino di Karoo, che interessa una superficie di 185mila chilometri quadrati. 

 

Per molti analisti, oltre alla necessità di riduzione dei costi, la maggior parte dei grandi gruppi petroliferi si sta disimpegnando dal mercato di commercializzazione dei prodotti finiti petroliferi e di gas in Africa, a causa delle politiche di liberalizzazione attuate da alcuni governi del continente. Sembrerebbe, infatti, che tali politiche riducano i loro margini di profitto.

 

Questa nuova strategia dei giganti accende la competizione degli operatori locali, che lottano per  assicurarsi la leadership nel mercato. Infatti, sono molte le società africane interessate ad acquisire le strutture messe in vendita dalla Shell. Oil Libya (Libya), Afriquia (Marocco), Sasol e Engen (Sudafrica), per citarne solo alcune tra le più importanti, sarebbero già tentate a cogliere l’opportunità di acquisto per svilupparsi a livello continentale.