La morte di Chinua Achebe
Con Achebe scompare una delle figure più importanti e significative dell’intellettualità africana, romanziere, saggista e poeta, la cui voce si levò sin dal 1958, alla vigilia dell’ indipendenza nigeriana dal regime coloniale britannico, a narrare l’epica visione del passato africano in un romanzo che rimane a tutt’oggi uno dei più letti al mondo, Things Fall Apart, tradotto in italiano con il titolo Il crollo.

Il  22 marzo 2013 è morto a Boston lo scrittore nigeriano Chinua Achebe, che dagli anni Novanta viveva negli Stati Uniti, dopo che un grave incidente stradale gli aveva paralizzato gli arti inferiori.

Il suo vero nome era Albert Chinualumogu Achebe:  come osservò lui stesso in un suo sapiente saggio critico, il primo nome testimoniava il lascito coloniale, e perciò fu ben presto abbandonato. Era nato nel 1930 nel villaggio di Ogidi, nella Nigeria orientale di cultura ibo, non lontano dalla vivace città mercato di Onitsha, in una famiglia istruita e cristianizzata (suo nonno era stato il primo convertito del villaggio). Aveva studiato medicina e poi letteratura all’università di Ibadan, dove aveva solidarizzato con la generazione di giovani intellettuali che accompagnarono  la nuova Nigeria indipendente in un fervore di creazione artistica e riflessione politica. Al Club Mbari di Ibadan,  frequentato, oltre che da Achebe,  anche da Amos Tutuola e Wole Soyinka, si immerse nella fucina di creatività che caratterizzava quell’alba d’un tempo nuovo, e ben presto passò a lavorare alla Nigerian Broadcasting Corporation, dove fece carriera. Il suo primo,  grandissimo romanzo lo rese immediatamente celebre e divenne in breve tempo la bandiera di un’Africa che prepotentemente voleva narrare se stessa creando un controdiscorso rispetto alle narrazioni coloniali europee e liberando un libero e autonomo sguardo sulla storia africana – uno sguardo sinora mai emerso sul fronte letterario ove Achebe seppe discorrere da pari a pari con i contemporanei.

La sua fulminante carriera pubblica si spezzò nel 1966, sei anni dopo l’indipendenza, quando la guerra civile seguita a un primo golpe militare, ai massacri subìti dagli ibo e alla secessione del Biafra dalla federazione nigeriana incendiò il paese e giunse a lambire Lagos. In quegli anni terribili Achebe si schierò con il suo popolo e con la repubblica del Biafra  proclamata dal generale Ojukwu. Fu attivo nel gruppo dirigente biafrano e più volte inviato in missione all’estero per sostenere la causa del Biafra schiacciato dalla potenza militare federale guidata dal generale Gowon. Inghilterra e Francia appoggiarono i federali, i quali alla fine riuscirono a tagliare i viveri al Biafra costretto da fame ed epidemie a una tragica resa che lo riportò nella federazione in posizione subalterna, mentre il gruppo dei militari hausa del nord della Nigeria, islamici e fieramente avversi agli ibo, conquistavano l’egemonia nel paese con l’esplicito appoggio britannico.

Chinua Achebe visse con totale coinvolgimento la crudele guerra civile che gli rapì molti carissimi amici, fra i quali il giovane poeta Christopher Okigbo, morto in combattimento. L’esperienza di quegli anni riaffiora nel suo libro più recente, There Was a Country. A Personal History of Biafra (2012), che attende di venire tradotto in italiano e che costituisce una testimonianza drammatica delle vicenda postcoloniale nigeriana.

Fin dagli anni Sessanta, tuttavia, Chinua Achebe aveva prodotto una serie di importantissimi saggi critici in cui analizzava il portato del colonialismo e si scuoteva di dosso quel marchio di subalternità che esso aveva comportato, rivendicando la propria indipendenza di giudizio e rigettando l’universalismo europeo in nome del diritto del soggetto africano di raccontare da sé la propria storia e la propria cultura, con competenza e giusto orgoglio. Con l’ironica fierezza intellettuale di Chinua Achebe si affermò il discorso postcoloniale che nella letteratura e nelle arti, o meglio, nella cultura in generale, era destinato a riscrivere la storia del continente e a far emergere le sue mille storie passate e presenti.

Insieme ai saggi, Chinua Achebe continuò a produrre romanzi.  Dopo Things Fall Apart, nel 1960 comparve No Longer at Ease (Ormai a disagio) e nel 1964 Arrow of God (Freccia di Dio) – una trilogia in cui si rappresentano i vari momenti della storia nigeriana prima, durante e dopo il colonialismo – cui nel 1966 seguì A Man of the People (Un uomo del popolo), cupa e sarcastica interpretazione della corruzione politica delle  indipendenze. A molti anni di distanza, nel 1988, uscì il suo ultimo romanzo, Anthills of the Savannah (Viandanti della storia).

Chinua Achebe ha esplorato i temi alla radice della condizione postcoloniale, interpretando con vigile senso morale il ruolo dell’ artista integrato nella sua società e consapevole della propria responsabilità, erede dell’antica funzione di maestro che gli riservava la tradizione africana, e sempre capace di indignarsi e reagire dinanzi all’ingiustizia e alla violenza. La sua opera letteraria ha lasciato una traccia fondamentale nella cultura nigeriana, come testimoniano i molti giovani scrittori ibo nati nella sua scia, da Chimamanda Ngozi Adichie a Uzodinma Iweala.