Missionari comboniani / Capitolo generale
Dopo la relazione del superiore generale, incentrata su tre filoni (rifondare, riqualificare, riprogrammare), i capitolari hanno analizzato la situazione dei quattro continenti in cui è impegnata la congregazione.

La prima fase del 17° Capitolo generale dei missionari comboniani (l’assemblea che ogni 7 anni è chiamata a eleggere il padre generale e il suo consiglio, e a ridefinire il cammino della congregazione) si è conclusa con la presentazione della relazione del Consiglio generale, seguita da quelle dei diversi segretariati e dei quattro continenti dove lavorano i comboniani (Africa, Americhe, Asia, Europa).

Con tono positivo e carico di speranza, il superiore generale, p. Teresino Serra, ha focalizzato la relazione su tre aspetti che s’integrano l’un l’altro: rifondazione, riqualificazione e riprogrammazione dell’istituto.

«Rifondarsi – ha affermato p. Serra – deve essere inteso come radicarsi nuovamente in Daniele Comboni, in Gesù Cristo e nella Parola di Dio, nell’impegno a trasformarsi come il nostro fondatore, che da piccolo italiano cresciuto a Verona si trasformò in europeo e, da ultimo, in persona universale».

Il secondo aspetto, quello della riqualificazione, deve essere inteso, prima ancora che come verifica e valutazione degli impegni, come un «impegno per maggiore qualità di vita, maggiore radicalità di donazione, maggiore coerenza nella testimonianza di consacrazione». «Coerenza e radicalità, perché la gente ci guarda e si aspetta da noi questo stile di vita… Gridare slogan e frasi fatte riempie la bocca, ma non qualifica nulla, se poi si fugge dalla missione, che richiede pazienza, perseveranza e sudore. Siamo consapevoli che condividere l’esistenza dei poveri e farci loro portavoce è la nostra chiamata irrinunciabile».

Da ultimo, il superiore generale ha insistito sul fatto che, tra i maggiori compiti del Capitolo, figura quello di raggiungere l’obiettivo centrale: «Riprogrammare le nostre presenze e i nostri impegni secondo lo spirito della Regola di Vita, cioè privilegiando i più poveri e abbandonati nei quattro continenti, con particolare attenzione all’Africa, ai luoghi in cui nessuno vuole andare e alle nuove frontiere dell’emarginazione e dell’esclusione sociale».

Alla relazione del superiore generale e dei segretariati generali hanno fatto seguito le presentazioni delle relazioni continentali da parte dei delegati capitolari: Africa anglofona (che include il Mozambico); Africa francofona, America-Asia ed Europa. Ogni presentazione è stata seguita da un breve ma intenso lavoro di gruppo, che ha permesso di approfondire positivamente quegli aspetti che vengono, a volte, tralasciati in una relazione globale.

Il continente africano, culla del carisma e della vocazione missionaria dell’istituto, continua ad avere il carattere di fondo della “prima evangelizzazione”. D’altro lato, l’Africa è divenuta ormai la sorgente principale delle vocazioni per la congregazione, che sta passando da un’identità prevalentemente europea a una sempre più internazionale.

Le relazioni del continente africano hanno sottolineato, inoltre, le situazioni di conflitto e di violenza riscontrabili in diverse nazioni. Particolare impressione ha suscitato la situazione critica che stanno vivendo i confratelli nella Repubblica democratica del Congo, in Sudan e in Eritrea, dove la violazione dei diritti umani continua a essere la realtà in cui versa la popolazione, che si sente abbandonata dalla comunità internazionale.

Animazione missionaria, giustizia e pace e una presenza significativa nel luoghi di frontiera e di esclusione sociale, hanno caratterizzato la relazione del continente americano: un continente che, benché con numero ridotto rispetto al passato, continua a dare vocazioni missionarie. A questo continente si è associata l’Asia, dove vi è una presenza comboniana numericamente ridotta ma significativa. Si tratta di una ventina di missionari operanti nelle Filippine, a Macao e a Taiwan, impegnati nell’annuncio evangelico nel continente più popoloso.

E veniamo all’Europa, continente oggi povero di vocazioni e con un numero crescente di missionari anziani e ammalati. Nonostante ciò, le province comboniane d’Europa hanno espresso la propria speranza nel futuro e il desiderio di identificare nuovi cammini per vivere il carisma comboniano: l’animazione missionaria con un pieno inserimento e in collaborazione con le chiese locali europee; l’internazionalizzazione delle comunità e soprattutto la determinazione ad assumere un chiaro impegno verso il mondo dell’immigrazione. «Ormai non siamo più soltanto noi ad andare in Africa, oggi l’Africa sta venendo a noi e siamo chiamati a dare una risposta», afferma, tra l’altro, la relazione del continente.

Da lunedì 21, i capitolari hanno iniziato a discutere il cosiddetto “strumento di discernimento”: un testo che raccoglie i frutti della riflessione che l’istituto ha svolto negli ultimi anni e che presenta tre grandi tematiche: la formazione dei nuovi missionari, la struttura interna di governo dell’istituto e la cosiddetta ratio missionis, un processo di studio, preghiera e discernimento condotto da tutte le comunità e le circoscrizioni dell’istituto.