Repubblica Centrafricana
Aperta un'inchiesta dalla Corte Penale Internazionale sull'enorme numero di crimini commessi nella Repubblica Centrafricana negli ultimi due anni. Ora si cercherà di far luce sui delitti avvenuti e ancora in corso nel paese. Intanto fra le file dei ex-Seleka cominciano a nascere divisioni.

La Corte Penale Internazionale (Cpi) ha annunciato l’apertura di un’inchiesta su una lista “interminabile” di atrocità commesse nella Repubblica Centrafricana dalle milizie armate negli ultimi due anni. «Il mio ufficio ha messo insieme e analizzato scrupolosamente le informazioni pertinenti provenienti da diverse fonti affidabili», ha spiegato la procuratrice Fatou Bensouda in un comunicato, che ha poi continuato «al termine di questa analisi indipendente e approfondita, sono giunta alla conclusione  che è giustificato procedere a un’inchiesta».

La situazione in Centrafrica si è gravemente deteriorata dopo il rovesciamento del presidente François Bozizè avvenuto nel marzo 2013 da parte del gruppo Seleka, coalizione di diverse fazioni ribelli che hanno imbracciato le  armi alla fine del 2012 e sono stati cacciati dal potere grazie all’intervento militare francese avviato nel gennaio del 2014.

I miliziani Seleka sono prevalentemente musulmani originari del nord della Repubblica Centrafricana, del Ciad e del Sudan, e negli ultimi mesi  hanno moltiplicato gli attacchi contro la popolazione a maggioranza  cristiana, ma l’inchiesta della Cpi riguarderà anche le violenze  commesse dai militanti cristiani Anti-Balaka, nemici dei Seleka e responsabili di esecuzioni di massa contro i musulmani.

Lo scorso maggio il presidente di transizione del Centrafrica, Catherine Samba-Panza, aveva formalmente chiesto alla Cpi di indagare sui crimini commessi nel paese, argomentando che «la giurisdizione locale non è in grado di portare avanti le indagini né di avviare i necessari procedimenti a  carico dei responsabili». Diciotto mesi di crisi politico-militare, in un paese già povero e instabile, hanno messo in ginocchio lo Stato e tutte le istituzioni nazionali, ormai totalmente dipendenti dagli aiuti finanziari e militari della comunità internazionale.

Proprio oggi il mensile Jeune Afrique ha annunciato inoltre che, anche se le milizie Ex-Seleka controllano ancora più della metà del paese (vedi cartina in alto a destra), non sono state mai così divise al suo interno come in questo momento. L’autorità dei suoi leader storici, Michel Djotodia e Noureddine Adam, infatti, è stata molto contestata ultimamente. La questione, quindi, è se le forze di pace dell’Onu della missione Minusca riusciranno a trovare un vantaggio in questa situazione in modo da costringerli finalmente a deporre le armi.

Sopra una foto che ritrae un miliziano Seleka (fonte: radiovaticana.it – Reuters) e, appena sotto, una cartina (Fonte: Jeune Afrique) della Repubblica Centrafricana, che mostra i territori controllati dalle varie fazioni e dalla Missione Minusca.