Egitto, ancora ricercatori nel mirino
Oppositori, critici, giornalisti, difensori dei diritti umani e studenti. La feroce repressione del regime militare di al-Sisi ha riempito le carceri e svuotato gli spazi di libera espressione. Con tante, troppe, sparizioni forzate e uccisioni sommarie.

Non si placano gli attacchi alle libertà accademiche in Egitto. Se decine sono i casi di studiosi spariti nel nulla a causa delle loro attività di ricerca, considerate come critiche nei confronti delle autorità, il tribunale di Ban al-Sharq, ad Alessandria, è andato oltre.

Due studenti della città costiera sono stati condannati a 15 giorni di carcere preventivo per affiliazione a un’organizzazione terroristica e per aver girato dei video senza licenza. Una dei due studenti stava svolgendo un sondaggio tra i pedoni di Alessandria, in merito a una nuova barriera che complica la circolazione urbana. Sono ormai numerosi i blocchi di cemento che impediscono la visibilità del lungomare, costruiti in seguito a progetti finanziati dai militari ma con il pretesto di favorire il “turismo”. Secondo l’avvocato dei due ricercatori, Mohamed Hafez, gli investigatori non avrebbero trovato nessun filmato girato durante le interviste.

Le sparizioni forzate sono all’ordine del giorno nel paese. Il caso più eclatante riguarda Ezzat Ghoneim, direttore del Coordinamento egiziano per i diritti e le libertà. Anche Human Rights Watch (HRW) ha accusato le forze di sicurezza egiziane di essere responsabili della sua scomparsa. Ghoneim era in carcere dallo scorso primo marzo nell’ambito di un’inchiesta (caso 441/2018) che aveva causato l’arresto di importanti giornalisti e attivisti, coinvolti nelle proteste anti-Mubarak del 2011, accusati di diffondere “false notizie”. Ghoneim era stato rilasciato su cauzione lo scorso 4 settembre ma la polizia locale si era rifiutata di liberarlo per ulteriori indagini in corso. Il 13 settembre sua moglie ha dichiarato di aver ricevuto la conferma del suo rilascio, senza però che nessuno abbia potuto incontrarlo.

Il vice-direttore della sezione Medio Oriente e Nord Africa di HRW, Michael Page, ha criticato duramente il mancato rilascio e la sparizione forzata di Ghoneim, ricordando la campagna di diffamazione che l’avvocato ha subito per il suo impegno contro la piaga delle sparizioni forzate in Egitto.

Le principali organizzazioni internazionali in difesa dei diritti umani continuano a criticare le costanti e gravi violazioni dei diritti in Egitto. Lo scorso 28 settembre, 17 esperti delle Nazioni Unite hanno condannato il governo per “il sistematico attacco ai difensori dei diritti umani” e per il suo uso strumentale di leggi anti-terrorismo con lo scopo arrestare attivisti.

Tra gli attivisti arrestati ingiustamente, secondo il report delle Nazioni Unite, figurano l’avvocato Amal Fathy, il blogger Wael Abbas e l’attivista per i diritti dei lavoratori, Haytham Mohamedeen. La detenzione di Wael Abbas e di altri prigionieri politici, è stata estesa dai giudici egiziani lo scorso 3 ottobre. L’avvocato, Amr Imam, ha denunciato la condizione di isolamento e assenza di cure mediche a cui è sottoposto il blogger egiziano. Inoltre, l’avvocato Amal Fathy, è stata condannata a pagare una multa di 562 dollari e a due anni di prigione con l’accusa di “diffondere notizie false” e immagini video contro la “decenza pubblica”, per una serie di post critici verso il governo egiziano per la mancanza di sicurezza e gli abusi subiti dalle donne. Secondo la Fondazione Reuters, il Cairo è una delle megalopoli più insicure al mondo per le donne.

Infine, anche Amnesty International ha lanciato una nuova campagna dal titolo “Al-Sisi ha trasformato l’Egitto i una prigione a cielo aperto”, denunciando l’allarmante repressione delle libertà di espressione nel paese. Amnesty fa riferimento anche agli arresti di massa e alle recenti condanne a morte, subite da esponenti della Fratellanza musulmana.