Sierra Leone

La Sierra Leone ha iniziato a seppellire le vittime della tragica alluvione del 14 agosto nella capitale Freetown. Circa 300 corpi sono stati interrati ieri nella città di Waterloo – già conosciuta come ‘il cimitero di Ebola’ dopo l’epidemia che nel 2014 ha ucciso quasi 4.000 persone nel paese – nel corso di una cerimonia di sepoltura di massa alla quale ha preso parte anche il presidente Ernest Bai Koroma.

Il lutto nazionale, indetto mercoledì scorso, durerà una settimana, mentre si intensificano le operazioni di scavo per cercare di recuperare al più presto i corpi ancora sepolti sotto fango, detriti e resti di edifici crollati in seguito alle piogge torrenziali che hanno provocato frane e alluvioni. Si scava usando scavatori e attrezzi improvvisati, cercando di fare in fretta per scongiurare il rischio della diffusione di malattie. L’area più colpita è quella attorno alle pendici della Sugar Loaf, la montagna che sovrasta una parte della città. Le case che sorgevano nell’area urbana di Regent sono state travolte dal crollo di una sezione della montagna, collassata all’improvviso lunedì notte, quando molti degli abitanti dormivano.

La conta delle vittime non è ancora conclusa. Più di 400 i corpi recuperati, oltre 100 dei quali sono bambini, ma le autorità parlano di ancora circa 600 persone disperse e circa 3.000 rimaste senza tetto. Le camere mortuarie sono state sopraffatte dal numero di corpi ricevuti e circondate dalle centinaia di famiglie che cercano i propri cari.

Il paese sta vivendo un’emergenza. Il presidente Koroma ha invitato la comunità internazionale a fornire “un sostegno urgente”. L’Unione Europea ha risposto impegnando 300.000 euro e Carlos Martin Ruiz De Gordejuela, della Commissione europea, ha dichiarato che i soldi sarebbero andati alle organizzazioni umanitarie per assicurare che arrivassero ai più bisognosi. La Croce Rossa ha avvertito che si tratta di una corsa contro il tempo per trovare sopravvissuti ed evitare il diffondersi di malattie. (BBC)