Sierra Leone

Polemiche e accuse dopo il disastro causato dall’alluvione che ha travolto la Sierra Leone, provocando almeno 400 morti (numero dei corpi finora recuperati) e almeno 600 dispersi. Mentre migliaia di persone sono rimaste senza un tetto, rifugiate in zone sopraelevate rispetto agli allagamenti, proseguono con fatica le ricerche di sopravvissuti nella capitale, travolta da lunedì da inondazioni e frane senza precedenti. Mentre le possibilità di trovare persone ancora vive diminuisce, cresce invece la rabbia.

La società civile punta il dito contro il governo che, sostengono gli attivisti, avrebbe dovuto avere il controllo della rapida urbanizzazione che per oltre venti anni ha intaccato il territorio nelle periferie di Freetown, metropoli affacciata sull’ oceano, abituata alle piogge, avendo il più alto tasso di precipitazioni annuali in Africa.

Le domande riempiono i giornali il giorno dopo, fa notare Radio France Internacional (Rfi): “Chi ha dato le licenze di costruzione?” chiede pastore evangelico Archibald Cole, “Chi controlla la stabilità del suolo e il rispetto degli standard per edificare?”.

L’allarme, comunque, era stato dato già nel 2015, quando con una nota, African Research Institute metteva in guardia i governi circa i rischi derivati dalla deforestazione, l’accumulo di rifiuti che bloccano i canali di scarico e, più in generale, sugli effetti dei cambiamenti climatici. (Bbc / Rfi)