Sierra Leone
Sierra Leone: l’ex-presidente nel mirino dell’anticorruzione
Ernest Bai Koroma è al centro di un’inchiesta assieme ad oltre cento altre personalità legate al suo governo. Gli inquirenti dell’anticorruzione lo accusano della sparizione di decine di milioni di dollari dalle casse statali, durante la sua presidenza
06 Ottobre 2020
Articolo di Aurelio Boscaini
Tempo di lettura 3 minuti
Ernest-Bai-Koroma
L'ex presidente della Sierra Leone Ernest Bai Koroma

Un passo avanti nella lotta alla corruzione, male profondo che riguarda tutto il continente africano. Il 30 settembre, l’ex presidente della Sierra Leone, Ernest Bai Koroma, è stato convocato dagli inquirenti anticorruzione. Le autorità del paese, tra i più poveri dell’Africa occidentale, intendono recuperare decine di milioni di dollari che sarebbero spariti durante gli anni della sua presidenza.

Sono diversi gli ex responsabili dell’amministrazione Koroma (al potere dal 2007 al 2018), a essere stati arrestati nel quadro della lotta contro la corruzione e lo sperpero dei fondi pubblici che il suo successore, Julius Maada Bio, sta portando avanti. Dopo un anno di lavori, tre commissioni d’inchiesta avevano concluso, con la pubblicazione di un “libro bianco” lo scorso marzo, che milioni di dollari rimanevano introvabili dopo aver spulciato i conti dei ministeri (educazione, gioventù, miniere) e di imprese statali.

La commissione anticorruzione della Sierra Leone, istituzione indipendente che conduce oggi l’inchiesta, ha preteso che l’ex-presidente Koroma si presenti di persona il 5 ottobre davanti agli inquirenti. La convocazione è slittata all’8 ottobre e potrebbe svolgersi fuori della capitale Freetown per ragioni di sicurezza. I suoi sostenitori, infatti, sono ben decisi a manifestargli sostegno durante l’udienza. La città alternativa sembra essere Makeni, nel centro del paese, città di cui è originario Koroma.

I sostenitori del partito dell’ex presidente, il Congresso di tutto il popolo (Apc nell’acronimo inglese), hanno più volte denunciato, come del resto l’ex presidente stesso, il clima di caccia alle streghe che si respira nel paese. Il procuratore generale, Anthony Brewah, ha intanto imposto il divieto di uscire dal paese per l’ex presidente.

Misura che riguarda più di cento altre personalità legate al suo regime, tra queste ex ministri, alti funzionari, deputati ed ex dirigenti di società statali, a causa delle indagini in corso per accertare i reati di corruzione, abuso d’ufficio e mala amministrazione, di cui sono accusati.

La scorsa settimana, il presidente Maada Bio ha detto che la commissione d’inchiesta sul caso, guidata da giudici stranieri, è stata «un passo importante in avanti» nella lotta alla corruzione. Sono 111 gli elementi – vertici parastatali, banchieri e uomini d’affari ‒ identificati come “persone coinvolte” negli “affari” dell’ex presidente.

Non va dimenticato che l’economia della Sierra Leone (7,5 milioni di abitanti), ex colonia britannica, è stata devastata dalla guerra civile (1991-2002) che ha fatto 120mila morti circa. E rimane fragile dopo lo shock dell’epidemia di ebola (2014-2016) – nel corso della quale anche il governo di Maada Bio è stato accusato della sparizione di milioni di euro destinati ai malati -, la caduta dei prezzi mondiali delle materie prime e l’arrivo, quest’anno, del coronavirus.

L’attuale presidente ha ripetuto ancora nei giorni scorsi di voler «cancellare» la corruzione nel paese e di obbligare gli ex responsabili a restituire le somme mancanti.

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