AFRORADICI DI DIO – MARZO 2020
Agbonkhianmeghe E. Orobator

Sono cresciuto nella pratica della religione africana. Successivamente, mi sono convertito al cristianesimo e sono stato battezzato nella Chiesa cattolica. Per prepararmi al battesimo, ho ricevuto un’istruzione catechistica di due anni basata sul “Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti”. La formazione catechistica mi ha fatto conoscere i riti, i dogmi e il modo di vivere del cattolicesimo.

Stranamente, però, alcune cose mi sembravano familiari. Le numerose statue di Gesù, Maria e dei santi che adornavano i luoghi di culto mi hanno ricordato le figurine in argilla, legno e metallo che si affacciano su altari e santuari dedicati ai molteplici dei e dee della religione africana. Il fatto che i cristiani venerassero statue o ponessero oggetti votivi davanti a loro durante la preghiera di supplica e nelle petizioni di intercessione risuonava profondamente dentro di me in linea con una pratica che ben conoscevo nella religione africana.

In alcune case africane in cui viene praticata la religione, la configurazione dello spazio rituale potrebbe essere paragonata a una cattedrale piena di boschetti, nicchie e altari laterali dedicati a personalità sante – proprio come gli dei e le dee.

Un altro elemento del rituale cattolico che continua ad affascinarmi è l’uso delle campane. Le campane suonano durante importanti rituali, di solito richiamando l’attenzione dei fedeli nei momenti di punta, come l’inizio di una processione eucaristica, la consacrazione del pane e del vino, i funerali e il canto della Gloria a Pasqua. Le campane vengono suonate al momento dell’invito quotidiano alla preghiera in orari prestabiliti, come l’Angelus, che è ancora una caratteristica in alcune chiese in Africa, specialmente nelle aree rurali.

Nonostante la somiglianza, c’è però una notevole differenza tra il suono delle campane nel cattolicesimo e il suo uso nella religione africana. Per il primo l’intento è quello di attirare l’attenzione dei fedeli e aiutarli a mantenere il loro sguardo sull’incontro con la divinità.

Nella religione africana invece è il contrario: vengono suonate le campane per richiamare l’attenzione degli dei e delle dee. Colui che guida il rito, suona la campana – in alcuni casi in modo insistente – offrendo il sacrificio e le suppliche alle divinità. Li avverte del loro dovere e sollecitudine verso i fedeli riuniti in adorazione. Finché suonano le campane, gli antenati e le divinità prestano attenzione alle suppliche dei fedeli.

A livello teologico esiste una complementarità di scopi in questa pratica che potrebbe estendersi ad altri elementi sacramentali nel culto religioso. Nel caso della campana, tale complementarità ci chiama all’apprendimento reciproco: quando le campane suonano sia Dio sia l’umanità si prestano attenzione l’un l’altro.

Questo richiama il titolo della canzone eucaristica composta dal ministro della Chiesa metodista unita Dr Robert J. Stamps, Dio e l’uomo a tavola sono seduti. Oppure, In Cristo c’è una tavola apparecchiata per tutti.

Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti
Ogni Chiesa africana prevede un percorso di formazione spirituale per adulti in vista del sacramento del battesimo che segna l’entrata nella comunità cristiana. Questo cammino prevedere delle tappe e dei riti intermedi che sono possibili grazie alla presenza di catechisti/e che lavorano con assiduità fin nei villaggi più lontani dalle città e a volte in condizioni molto dure.

La durata di questo itinerario può variare da due a cinque anni a seconda delle decisioni delle Conferenze episcopali e si innesta in ambienti spesso già predisposti a questo tipo di riti. Diverse spiritualità africane prevedono infatti il rito dell’iniziazione tradizionale come passaggio dalla vita adolescenziale a quella adulta.