Boom globale di armi: +9%. L'Italia vola con +157% di esportazioni
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Rapporto SIPRI sulla vendita dei grandi sistemi d’arma 2021-2025
Boom globale di armi: +9,2%. L’Italia vola con +157% di esportazioni
L'istituto svedese certifica la crescita record del mercato degli armamenti. Gli USA consolidano il primato, l'Europa triplica gli acquisti diventando la principale regione destinataria al mondo. Il nostro paese raddoppia la quota mondiale con Qatar e Kuwait tra i clienti principali. Africa divisa: il Nord riduce gli acquisti, la fascia subsahariana li aumenta del 13%
09 Marzo 2026
Articolo di Giba
Tempo di lettura 7 minuti

In un mondo in fiamme, era scritto che il mercato globale delle armi crescesse. E crescesse forte. L’ultimo rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) fotografa un pianeta che nel quinquennio 2021-2025 ha scambiato il 9,2% di armi pesanti in più rispetto ai cinque anni precedenti.

Il dato più clamoroso riguarda l’Italia: le nostre esportazioni di armamenti sono esplose del 157%. La crescita più alta in assoluto tra i primi dieci fornitori mondiali. Dal decimo posto del 2016-2020, Roma è balzata al sesto.

A livello globale gli Stati Uniti hanno aumentato le esportazioni del 27% e forniscono oggi il 42% di tutti i trasferimenti internazionali. L’Europa ha triplicato le importazioni diventando la principale regione destinataria al mondo, con un aumento del 210%.

In Africa, al contrario, le importazioni sono calate del 41%. Ma l’area subsahariana va in direzione opposta, con un aumento del 13% che racconta di conflitti aperti e tensioni tutt’altro che sopite.

Un pianeta che si riarma

L’aumento dei flussi globali di armi è il più significativo dal quinquennio 2011-2015. Il fattore trainante è l’Europa. E dentro l’Europa, soprattutto l’Ucraìna, che da sola ha ricevuto il 9,7% di tutti i trasferimenti di armi nel periodo 2021-2025.

Ma non è solo la guerra in corso a spiegare il fenomeno: la percezione di una minaccia russa crescente, aggravata dalle incertezze sull’affidabilità dell’impegno americano nella difesa degli alleati europei, ha spinto quasi tutti gli stati del continente ad aumentare in modo significativo le proprie importazioni di armamenti.

Washington resta saldamente al vertice: il 42% di tutti i trasferimenti internazionali di armi porta il marchio americano, in aumento rispetto al 36% del quinquennio precedente. Gli USA hanno esportato verso 99 stati: 35 in Europa, 18 nelle Americhe, 17 in Africa, 17 in Asia e Oceania, 12 in Medioriente.

La svolta americana in Europa

La svolta più significativa è geografica: per la prima volta in due decenni, la quota maggiore delle esportazioni americane è finita in Europa (38%) e non in Medioriente (33%), con un incremento delle vendite verso il Vecchio Continente del 217%.

Il principale singolo acquirente resta comunque l’Arabia Saudita, con il 12% delle esportazioni statunitensi.

Francia seconda in classifica

La Francia è seconda con il 9,8% del mercato globale e un aumento del 21% delle esportazioni. Vende principalmente a India (24%), Egitto (11%) e Grecia (10%), e ha più che quintuplicato le proprie esportazioni verso l’Europa, pur destinando ancora quasi l’80% delle vendite fuori dal continente.

La Germania è quarta con il 5,7% del mercato – ha superato la Cina – e ha indirizzato il 24% delle proprie esportazioni direttamente in Ucraìna come aiuto militare, con un ulteriore 17% verso altri stati europei.

Russia, 64% in meno di export

La Russia (sempre terza in classifica) è l’unico tra i primi dieci esportatori a registrare un crollo: -64%, con la quota globale precipitata dal 21% al 6,8%. Quasi tre quarti delle sue esportazioni residue sono concentrate su tre soli paesi: India (48%), Cina (13%) e Bielorussia (13%).

Israele, settimo fornitore mondiale, ha invece aumentato la propria quota dal 3,1% al 4,4%, superando per la prima volta il Regno Unito, nonostante la guerra in corso a Gaza e i fronti aperti con Iran, Libano, Siria e Yemen (e oggi l’Iran).

Tel Aviv è  il terzo esportatore (7,7%) di armi dei 29 paesi NATO. Importazioni, quelle dei paesi dell’Alleanza atlantica, cresciute del 143%, con il 58% proveniente dagli Stati Uniti e quote significative da Corea del Sud (8,6%) e dalla Francia (7,4%).

Importazioni, europei in testa

Sul versante degli importatori, gli stati europei hanno ricevuto il 33% delle importazioni globali di armi, con quasi la metà delle forniture proveniente dagli Stati Uniti (48%), seguiti da Germania (7,1%) e Francia (6,2%). Dopo l’Ucraìna, i maggiori importatori in Europa sono stati Polonia e Regno Unito.

In Asia e Oceania – seconda regione importatrice mondiale con il 31% del totale – i volumi sono invece calati del 20%, trascinati verso il basso dalla Cina (-72%), dalla Corea del Sud (-54%) e dall’Australia (-39%).

India, Pakistan, Giappone e Australia restano tra i dieci maggiori importatori globali.

In Medioriente le importazioni sono diminuite del 13%, pur restando una regione di grande peso: Arabia Saudita, Qatar e Kuwait figurano tutti tra i primi dieci importatori mondiali.

L’Italia: dal decimo al sesto posto, con il Medioriente nel mirino

Il caso italiano è quello che più colpisce nell’intero rapporto. In cinque anni le nostre esportazioni di grandi sistemi d’arma sono aumentate del 157%: nessun altro tra i primi dieci fornitori mondiali ha fatto meglio. La quota di mercato è più che raddoppiata, passando dal 2,2% al 5,1% delle esportazioni globali. Roma è oggi il sesto esportatore di armi al mondo, dopo essere stata decima nel quinquennio precedente.

Qatar principale cliente

La destinazione privilegiata è il Medioriente, che assorbe il 59% di tutte le esportazioni italiane di armamenti. Il Qatar è il principale acquirente singolo, con il 26% del totale: ha ricevuto sei aerei da combattimento e cinque grandi navi da guerra, e l’Italia è il suo secondo fornitore con il 21% delle importazioni totali del paese.

Al secondo posto tra i clienti italiani c’è il Kuwait, con il 17% delle esportazioni: 23 aerei da combattimento consegnati, e anche qui l’Italia è secondo fornitore con il 31% delle importazioni kuwaitiane.

Roma primo fornitore dell’Indonesia

L’Indonesia è il terzo grande acquirente, con il 12% delle esportazioni italiane: Roma è il suo primo fornitore assoluto, coprendo il 40% di tutto ciò che Giacarta importa in armi.

Fuori da questi tre clienti principali, l’Italia compare stabilmente tra i primi tre fornitori di numerosi altri stati: è terza per l’Egitto (18% delle importazioni del Cairo), per la Turchia (19%), per il Brasile (8,6%), per la Grecia (4,4%), per la Polonia (2,2%), per la Norvegia (1,7%), per Taiwan (1,5%), e per Israele (1,3%).

Importiamo oltre il 90% dagli USA

Quanto all’Italia come importatrice, il quadro è quasi monocolore: il 93% degli armamenti acquistati proviene dagli Stati Uniti, con Francia (2,6%) e Germania (1,7%) a distanza siderale. Roma è il 22° importatore mondiale, con l’1,3% delle importazioni globali e un calo del 7,8% rispetto al quinquennio precedente.

Gli ordini già firmati

Ma il capitolo più rilevante, guardando al futuro, è quello degli ordini già firmati e in attesa di consegna dopo il 2025: 69 aerei da combattimento – inclusi addestratori e velivoli per la lotta antisommergibile – 1.857 veicoli corazzati, oltre 96 carri armati e veicoli di supporto al fuoco, 12 elicotteri da combattimento e 3 grandi navi da guerra. Un portafoglio ordini che lascia pochi dubbi sulla traiettoria dell’industria bellica italiana nei prossimi anni.

Africa: meno armi nel complesso, ma il Subsahara va controcorrente

In controtendenza rispetto al resto del mondo, il continente africano ha ridotto le importazioni di armi del 41% tra i due quinquenni. La quota dell’Africa sulle importazioni globali è scesa dal 7,9% al 4,3%. Un dato che potrebbe sembrare rassicurante, se non fosse che dietro le cifre si nasconde una realtà più articolata.

Calo dell’Algeria, crescita del Marocco

In Nordafrica, il duello a distanza tra Marocco e Algeria continua a dominare i flussi di armamenti della regione. Rabat ha aumentato le importazioni del 12% – rifornendosi per il 60% dagli USA, per il 24% da Israele e per il 10% dalla Francia – diventando il maggiore importatore del continente. Algeri ha invece tagliato gli acquisti del 78% dopo il picco del quinquennio precedente, restando tuttavia dipendente per il 39% dalla Russia, seguita da Cina (27%) e Germania (18%).

L’Egitto, dodicesimo importatore mondiale con il 2,6% delle importazioni globali, ha dimezzato gli acquisti (-51%), ma continua a ricevere sistemi d’arma da Francia (39%), Germania (30%) e Italia.

Africa subsahariana: primi fornitori Cina, Russia e Turchia

L’Africa subsahariana racconta una storia diversa, e in parte preoccupante: le importazioni sono aumentate del 13%, in controtendenza rispetto al dato continentale, rappresentando il 2,2% delle importazioni globali. La Cina è il primo fornitore della regione con il 22% delle importazioni e ben 23 paesi serviti, seguita da Russia (12%) e Turchia (11%).

Principali acquirenti

I principali acquirenti sono Nigeria (16% delle importazioni subregionali), Senegal (8,8%) e Mali (8%). La Nigeria figura peraltro tra i primi tre clienti del Brasile, ricevendo il 13% delle esportazioni di Brasilia.

Sudan, caso a parte

Il Sudan, precipitato nella guerra civile dal 2023, è un caso a parte. La segretezza che avvolge i flussi di armi rende difficile tracciare le forniture, ma le forze armate regolari hanno ricevuto droni, veicoli corazzati e aerei da trasporto da Bielorussia, Iran, Kirghizistan, Turchia ed Emirati Arabi Uniti. Le forze paramilitari RSF hanno ricevuto artiglieria e sistemi di difesa aerea da fornitori ancora non identificati.

Il Sudafrica, infine, recita un ruolo peculiare nel panorama continentale: è il diciottesimo esportatore mondiale di armi, con lo 0,4% del mercato globale, anche se il volume delle sue vendite è calato del 7,2%. I suoi principali clienti sono gli Emirati Arabi Uniti (39%), Singapore (19%) e la Repubblica democratica del Congo (9,1%).

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