Africa /Agricoltura
Il fondatore dell’organizzazione internazionale per la valorizzazione del cibo e dei prodotti della terra approda in Kenya, prima tappa di una tour che lo porterà anche in Tanzania e Sudafrica. Un’occasione per rilanciare i progetti già attivi e annunciare nuove iniziative.

L’Africa è il continente della speranza e del futuro. Lo ha dichiarato Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, in una conferenza stampa all’Istituto italiano di cultura di Nairobi. Petrini, eletto dal magazine Time eroe europeo del nostro tempo e incluso dal Guardian tra i 50 uomini che possono salvare il pianeta, ha iniziato dal Kenya un viaggio nel continente che lo porterà anche in Tanzania e Sudafrica. La visita ha lo scopo di sostenere l’obiettivo ultimo dell’organizzazione (fondata 30 anni fa e ora presente in 170 paesi, molti dei quali africani): difendere le piccole comunità di agricoltori, l’agricoltura familiare (in cui hanno un ruolo fondamentale le donne e i giovani), che produce l’80% del cibo del pianeta e che ha una considerazione politica minima.

Il suo viaggio vuole riaccendere l’interesse sui numerosi progetti che Slow Food già sostiene nel continente. Quello forse più impegnativo è la realizzazione di 10.000 orti scolastici e comunitari, 2.429 dei quali già attivi. Il progetto si propone di far crescere l’attenzione, soprattutto tra i giovani, sull’importanza di conservare la biodiversità del cibo e di produrre alimenti sani in modo sostenibile, salvaguardando l’ambiente. Ma si propone anche di formare una nuova generazione di leader, consapevoli dell’importanza e del valore identitario e culturale della terra e dei suoi prodotti, in grado di determinare un cambiamento nel modo di concepire le politiche di sviluppo agricolo nel continente. L’Africa, infatti, è il continente in cui oggi è particolarmente forte l’assalto dell’agricoltura intensiva che accaparra le terre più produttive, che omologa le produzioni cancellando la ricchezza della biodiversità anche con l’introduzione di sementi geneticamente modificati (Ogm), che inquina l’ambiente imponendo fertilizzanti e pesticidi chimici, marginalizzando i piccoli produttori agricoli. 

Arca del gusto e Alleanza degli chef

La conservazione della biodiversità alimentare è un altro dei pilastri di Slow Food, su cui lavora un importante progetto dell’organizzazione, L’Arca del gusto, che si affianca a quello dei presidi, che già tanto ha contribuito a valorizzare cibi che stavano scomparendo, insieme alla cultura alimentare di molte comunità. A margine della conferenza stampa era stata organizzata anche una mostra dei prodotti keniani già compresi nell’Arca del gusto. Frutti, cereali, radici che rischiano di sparire dai campi e dalla tavola e che Slow Food intende rivalorizzare. Sono 50 prodotti, finora, ma il lavoro è appena cominciato. Si punta ad identificarne centinaia, ha dichiarato Petrini, che ha proseguito dicendo che la biodiversità alimentare può diventare un punto trainante del turismo gastronomico, elemento importante del settore. Ma sono necessarie alleanze che possano diffondere questi prodotti in modo qualificato e appetibile. Per questo durante la sua visita sarà lanciato un nuovo progetto, l’Alleanza degli chef, che saranno disponibili a sviluppare ricette con i prodotti dell’Arca del gusto del loro territorio e a inserirli nei loro menù, contribuendo così alla loro salvaguardia e diffusione.

L’importanza dell’Africa nel lavoro di Slow Food è chiaramente indicata anche dalla decisione di tenere il suo congresso internazionale l’anno prossimo, in giugno, proprio in Kenya, a Nakuru. Il Kenya, infatti, è uno dei paese africani in cui Slow Food è più radicato ed attivo. Nel suo viaggio, Petrini era accompagnato dal coordinatore di Slow Food in Kenya, John Kariuki, formato all’Università del Gusto di Pollenzo. In Kenya, ha detto Kariuki, nei prossimi anni, si darà particolare attenzione anche alla moltiplicazione e conservazione delle sementi locali, minacciate dal forte supporto governativo a quelle standardizzate dalle multinazionali.