Mandela e le Chiese sudafricane

Credente, affiliato alla Chiesa metodista, Mandela presidente ha considerato le istituzioni religiose – molte delle quali si erano schierate contro l’apartheid – come decisive nella ricostruzione del paese. Rimane tuttavia il fatto che l’Anc al potere ha utilizzato le Chiese per raccogliere consenso e le Chiese si sono spesso adeguate. Oggi lo scenario è in movimento.

Febbraio 2012. Oltre 300 leader ecclesiali e teologi inviano una missiva all’Anc. S’intitola Riflessioni teologiche ed etiche a riguardo delle celebrazioni del 2012 per il centenario del Congresso nazionale africano: una parola rivolta all’Anc nel nostro tempo. Muovendo da un’analisi storica del percorso di collaborazione tra le Chiese e il movimento di liberazione dal 1912 a oggi, gli esponenti ecclesiali di varie denominazioni mettono in luce un crescente senso di distanza tra Chiese e stato, e la difficoltà di lavorare insieme per la costruzione di una società democratica.

 

Teologi e leader religiosi delle Chiese “storiche” – cattolica, metodista, anglicana, missione della fede apostolica, presbiteriana unita, riformata olandese, congregazionale unita, luterana, episcopale etiopica – deplorano la tendenza dell’Anc di cooptare e promuovere leader religiosi che chiaramente non hanno una prospettiva di liberazione, e che si mettono al servizio del partito piuttosto che al servizio della gente. Così che «la voce profetica muore sull’altare del partito e trasforma i leader ecclesiali in fanatici dell’Anc».

 

Il documento ricorda di come il presidente Mandela, a suo tempo, avesse visto le Chiese come “partner” nella ricostruzione e nello sviluppo della società, e di come il suo successore, Thabo Mbeki, avesse sviluppato quel rapporto istituendo il gruppo di lavoro dei leader religiosi chiamato a collaborare con il governo.

 

Il paragone, evidenziato nel documento, tra l’era Mandela e l’era Zuma, l’attuale presidente, la dice lunga sul profondo cambiamento che è intervenuto nelle relazioni tra Chiese e stato.

Mandela presidente aveva affermato le diverse fedi religiose avrebbero giocato un ruolo centrale nella rigenerazione morale della nazione, elemento inseparabile dall’impegno per la costruzione del nuovo Sudafrica. E ciò anche grazie al contributo decisivo che le varie comunità di fede avevano dato alla lotta di liberazione dall’apartheid dagli anni ’70 fino ai mutamenti del 1990 e oltre.

 

Parlando alle Chiese nel 1997 a Soweto (Johannesburg), Mandela aveva detto: «È necessario che le istituzioni religiose continuino a essere la coscienza della società, il custode morale e il campione impavido della promozione degli interessi dei deboli e degli oppressi. Bisogna che le organizzazioni religiose siano parte integrante della società civile e si mobilitino per la giustizia e la salvaguardia dei diritti umani». Per Mandela non c’è contraddizione tra fedi che mantengono la loro integrità e capacità critica, e che al tempo stesso appoggiano attivamente il governo nella costruzione della nazione.

 

Ed è un fatto che fino al termine del suo mandato presidenziale nel 1999, le Chiese lavorarono come partner nella costruzione della nazione, riconoscendo all’Anc l’autorità morale di governare. Il “fattore Madiba”, come personificazione del trionfo dei valori di giustizia, democrazia e diritti umani sulla tirannia e l’oppressione, era stato un elemento centrale in tale processo, sia sul piano interno che internazionale. Continua sul numero speciale di Nigrizia – dicembre 2012.

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