Nairobi / Missionario accusato di pedofilia
Sempre più numerose le manifestazioni di solidarietà a padre Renato Kizito Sesana, missionario comboniano in Kenya, che un reportage di una televisione di Nairobi accusa di pedofilia. Kizito sostiene la sua innocenza; intanto le accuse sembrano sempre più infondate.

Le accuse nei confronti di Padre Kizito traballano: tutti e 4 i ragazzi che avevano testimoniato contro di lui  sono stati visitati in ospedale. Le visite non hanno dato alcun riscontro alle accuse.

Uno dei ragazzi ha già depositato una dichiarazione in cui ammette che le accuse da lui rivolte a Kizito sono false. Un altro, un bambino di 11 anni, al momento dell’interrogatorio ha affermato di non sapere nulla della faccenda: il sospetto è che la madre lo abbia coinvolto tra gli accusatori con la proposta di ottenere denaro in cambio della testimonianza del figlio.

Le manifestazioni di solidarietà a Kizito continuano, sia in Italia che in Kenya. Beth Mugo,  Ministro della Sanità, ha rilasciato diverse dichiarazioni ai media kenyani, tra cui la radio Capital fm, a sostegno di Padre Kizito. Sabato presso il Kivuli Centre, i Kobwa con i ragazzi più giovani e tutti i bambini di Kivuli hanno dato vita ad una manifestazione a sostegno di Padre Kizito, invitando la stampa che ha partecipato numerosa.

La dichiarazione della direzione generale dei Comboniani
La solidarietà della Fesmi, la federazione delle riviste missionarie
L’appello della Tavola per la pace
L’appello dell’associazione Ilaria Alpi
La solidarietà dei laici comboniani di Palermo

Il blog di padre Kizito

17/06/2009

Padre Kizito si difende

Noto in Kenya e anche in Italia per le sue attività missionarie, Renato Kizito Sesana, è sotto inchiesta per pedofilia. L’azione di polizia è scattata dopo un reportage di una tivù kenyana. Proponiamo la dichiarazione che il missionario ha depositato presso la stazione di polizia

Padre Renato Kizito Sesana, missionario comboniano di 65 anni, giornalista, già direttore di Nigrizia, che opera in Kenya da oltre vent’anni, è sotto inchiesta da parte della polizia kenyana: l’accusa è di pedofilia.

Padre Sesana nega categoricamente ogni accusa. A far scattare l’inchiesta un reportage trasmesso da un’emittente kenyana – Kenya Television Network – e che contiene le testimonianze di presunte vittime del missionario. Charles Owino Wahongo, portavoce della polizia kenyana ha spiegato che «l’inchiesta è stata aperta per verificare le accuse», precisando che la polizia finora non ha ricevuto alcuna denuncia sulla faccenda.

Il missionario, originario di Lecco, ha respinto con forza le accuse ieri durante una conferenza stampa: «Non ho mai violentato alcun bambino in Kenya, né altrove. Sono pronto ad affrontare chiunque tenti di provare il contrario». Secondo padre Se sana, si tratta di accuse inventate da «gente che vuole calunniarlo. Questa gente vuole appropriarsi del mio terreno e dei miei beni».

Qui di seguito la dichiarazione firmata di padre Renato Kizito Sesana, depositata presso la stazione di Polizia di Kilimani (Nairobi), nella giornata di ieri.

«Sono stato assente dal Kenya dall’inizio di gennaio e solo ieri mattina sono rientrato, dopo aver saputo delle accuse che mi muovono e ho deciso di affrontare la situazione.

Vorrei dire subito con chiarezza che non ho avuto rapporti sessuali con bambini. Sono pronto a confrontarmi con chiunque voglia provare il contrario».

«Ieri, appena tornato in Kenya, sono andato al Commissariato di polizia del quartiere di Kilimani per rilasciare una dichiarazione e depositare una dichiarazione scritta in cui un giovane giura di aver avuto una sostanziosa offerta di denaro qualora avesse accettato di dichiarare false accuse di natura sessuale contro di me. E ha aggiunto che, quando si è rifiutato, è stato minacciato. So che alcuni criminali ricorrono ad accuse a sfondo sessuale per instillare paura sia nei laici che nei religiosi che operano con i giovani, di solito con l’intento di estorcere denaro. Non sono affatto disposto a cadere in questa trappola».

«Questa particolare vicenda ha inizio lo scorso ottobre, quando un messaggio e-mail, senza firma, fu messo in rete, recante foto di un adulto nudo con un giovane, dando ad intendere che l’adulto fossi io. È impossibile dire se si trattava di un uomo o di una donna. Erano immagini chiaramente elaborate con un programma di photo editing, e per questo non diedi ad esse molta importanza».

«Sfortunatamente la situazione si è deteriorata quando ho lasciato il Kenya per un periodo di riposo. A poco a poco, mi sono reso conto che non si trattava di un semplice caso di tentata diffamazione, ma era un piano ben più ampio per appropriarsi delle proprietà che la Comunità Koinonia, una realtà costruita lungo gli anni con l’aiuto dell’organismo non governativo “Amani”. Non avevo mai preso in considerazione il valore monetario delle strutture che avevamo costruito per il bene dei bambini e dei ragazzi sotto la nostra cura. Va, tuttavia, detto che oggi il loro valore commerciale stimato si aggira attorno ai 3 milioni di euro (cioè oltre tre miliardi di scellini kenyani)».

«Temo che questi beni immobili siano il vero scopo cui mirano le persone che sono dietro le accuse mossemi. Sono persone che hanno goduto della mia fiducia e avuto accesso ai documenti della Comunità Koinonia, e sono certamente a conoscenza del loro valore commerciale. Sono giunte molto vicine al punto di trasferire tutte le proprietà di Koinonia ai propri nomi. In verità, i rogiti notarili delle nostre strutture sono stati rimossi dal mio ufficio. Ma abbiamo prontamente reagito per vie legali e oggi queste persone non sono più tra gli amministratori fiduciari della Koinonia Community Trust».

«Noi abbiamo altre persone che sono pronte a giurare di essere state “comprate” con bustarelle, minacciate e anche torturate perché testimoniassero il falso contro di me. Al presente, hanno ancora paura; ma, al momento giusto, presenteranno dichiarazione giurate scritte. Una di esse si era detta pronta ad essere qui con me oggi. Ma io non voglio usare i metodi di chi mi accusa e non intendo sottoporla (o sottoporle) a traumi per il resto della loro vita. Esse comunque saranno sottoposte ai dovuti interrogatori da parte della polizia, e sono pronte a testimoniare in un eventuale processo».

«Mi domando se coloro che mi stanno accusando di violenze sessuali e di condotta immorale abbiano mai presentato una denuncia scritta contro di me alla polizia, accompagnandola con prove».

«Sono rimasto sorpreso dal modo non professionale con cui i giornalisti della Kenya Television Network mi hanno avvicinato ieri. Si sono presentati “a voce”, senza mostrarmi alcun documento di riconoscimento, e sia le telecamere che le loro automobili non avevano alcun marchio dell’emittente. Erano le 18.00, ed io non mi ero ancora ripreso dal lungo volo della notte precedente. E quando ho detto loro che ero stanco e desideroso di riposare, hanno acceso le telecamere e cominciato a registrare. Non ho seguito il telegiornale della KTN la notte scorsa. Alcuni amici esperti di informazione che l’hanno potuto seguire, mi hanno detto che non sono stati rispettati i minimi standard professionali ed etici».

«Vivo in Kenya da oltre 21 anni e ho avviato centri multimediali, come New People Media Centre e Radio Waumini. Mi sono preso cura di migliaia di bambini di questo paese. Eppure non mi è data la possibilità di difendermi contro queste infamanti accuse. Inoltre, il Kenya ha una sua forza di polizia. I poliziotti del quartiere di Riruta avrebbero potuto dare “interessanti” informazioni sulle due persone che sono menzionate nel reportage giornalistico che mi accusa. C’è anche una funzionaria statale incaricata dell’infanzia che visita regolarmente il Centro di Kivuli della Comunità Koinonia, e di certo è a conoscenza di ciò che sta accadendo. Perché questa signora non è stata intervistata?».

«Oggi è la giornata del Bambino Africano. Koinonia e le sue molte istituzioni al momento aiutano 250 ex bambini di strada notte e giorno, e altre centinaia sono da noi assistiti mentre vivono in famiglia. Non chiedo un trattamento privilegiato, ma solo la possibilità di potermi difendere attraverso i normali canali della giustizia. Temo che questo complotto per impossessarsi delle proprietà di Koinonia possa danneggiare i bambini e faccio appello alle autorità del Kenya e ai cittadini di questo paese di continuare a supportare il buon lavoro svolto dai nostri assistenti sociali in tutte le nostre strutture dedicate alla cura dei bambini».

«Se le accuse mosse contro me risultassero fondate, sono pronto ad affrontare la legge. Ma se risultassero false, coloro che le hanno create e “gestite” dovrebbero essere altrettanto pronti a sottoporsi al giudizio di un tribunale».

 

 


 

Roma, 18 giugno 2009

I comboniani vicini a padre Kizito

La direzione generale dei missionari comboniani esprime dolore per le notizie apparse sui media kenyani riguardanti il confratello, padre Renato Kizito Sesana.

Avendo avuto modo in questi anni di apprezzarne la grande dedizione missionaria, la suddetta direzione dichiara la sua vicinanza fraterna a padre Kizito in questo momento di prova. Al contempo, confida nella correttezza delle procedure giudiziarie volte ad accertare la verità dei fatti nel pieno rispetto dei diritti della persona.

P. Teresino Serra, Superiore Generale

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COMUNICATO URGENTE

Fesmi: solidarietà a padre Kizito

Padre Renato Kizito Sesana, missionario comboniano, in Africa da trent’anni, è stato fatto oggetto di accuse pesanti e diffamatorie, con un servizio mandato in onda sulla televisione privata Kenya Television Network, che accusa il missionario italiano di abusi su minori.

Come FESMI (Federazione Stampa Missionaria Italiana) vogliamo esprimere piena solidarietà a padre Kizito e il nostro più sincero apprezzamento per il lavoro che ha svolto in questi anni a favore dei bambini di strada di Nairobi oltre che nell’ambito giornalistico.

Nella certezza che saprà dimostrare nelle opportune sedi l’inconsistenza delle accuse mossegli, manifestiamo la nostra profonda vicinanza a padre Kizito e a quanti lo stanno sostenendo in questo momento difficile.

 FESMI – Federazione Stampa Missionaria Italiana

 Milano, 18 giugno 2009

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Per Kizito – dalla Tavola per la pace

Lettera aperta agli amanti della verità e della giustizia

La campagna di stampa scatenata in Kenya contro padre Kizito ci colpisce e ci ferisce personalmente. Padre Kizito è un uomo buono che ha dedicato, come tanti altri missionari e laici, la sua vita agli altri e a quelli che tra gli altri sono i più piccoli e vulnerabili. I suoi trent’anni di intenso lavoro in Africa, con l’Africa e per l’Africa, per la giustizia, i diritti umani, la democrazia e la pace sono uno specchio della fede e dell’umanità operosa che vorremmo ritrovare in ogni uomo. Per questo le calunnie lanciate contro di lui sono un attacco insopportabile alla parte migliore di noi. Insieme a lui chiediamo che venga fatta immediata piena luce sull’intera vicenda con verità e giustizia. Insieme all’associazione Amani, che sta assicurando la continuità dei progetti avviati, chiediamo a tutti di fare ogni sforzo per consentire a padre Kizito di continuare il suo lavoro nella comunità di Nairobi, con la serenità di sempre.

Le adesioni

19 giugno 2009

Le adesioni vanno inviate alla Tavola della pace, Via della Viola, 1 (06122) Perugia – Tel. 075/5736890 – fax 075/5739337 – email: segreteria@perlapace.it

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L’associazione Ilaria Alpi

Accuse infamanti contro padre “Kizito”: chiediamo piena luce sulla vicenda

Noi dell’Associazione Ilaria Alpi, proprio nei giorni in cui a Riccione si tiene il premio di giornalismo televisivo intitolato alla giornalista Rai uccisa in Somalia il 20 marzo 1994, conosciamo da tempo padre Renato “Kizito” Sesana. E leggere oggi infamanti accuse di pedofilia sul suo conto ci addolora e ci indigna: è un gioco sporco, che solo ex amici senza scrupoli potevano mettere in atto, con l’unico fine di appropriarsi dei beni che “Kizito”, insieme alla ong Amani e ai tanti che dall’Italia lo hanno aiutato, ha realizzato in quindici anni di faticoso lavoro. Conoscere padre “Kizito” vuol dire per noi avere visto di persona le tante comunità nate in Kenia per salvare i bambini di strada, il suo impegno per i giovani disabili, i progetti per dare un futuro ai ragazzi delle baraccopoli della capitale keniota, fra le più grandi del mondo. Tutti progetti che anche in questi difficili giorni continuano ad andare avanti grazie all’impegno di Amani.

Per questo non abbiamo dubbi sulla innocenza di padre “Kizito” e – come già stanno facendo tutti quelli che lo conoscono – ci stringiamo attorno a lui invitandolo a continuare il suo lavoro. E insieme a lui chiediamo che venga fatta al più presto piena luce sull’intera vicenda.

Il consiglio direttivo dell’Associazione Ilaria Alpi-Comunità Aperta

Il presidente

Pasquale D’Alessio

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Carissimo Padre Kizito,

abbiamo avuto modo di conoscerti, oltre che su Nigrizia, personalmente: ricordiamo con piacere il tuo intervento tanti anni fa al consiglio comunale di Palermo: hai portato una ventata di mondialità e di apertura ad una città che fatica ad uscire dall’anonimo e indifferente quotidiano.

Conosciamo il tuo impegno, la tua passione e i tuoi “Occhi per l’Africa” a partire dai più piccoli.

Abbiamo saputo, tramite Nigrizia, delle accuse vergognose che ti hanno mosso, ancora più vergognose e meschine per il loro intento.

Ti siamo solidali e vicini nella preghiera; siamo sicuri che saprai dimostrare le infondatezze delle stesse.

Ti abbracciamo.

Comunità dei Laici Comboniani di Palermo.

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