Il Corno d’Africa si conferma anche in queste prime settimane del 2026 come epicentro di rinnovate tensioni internazionali che investono direttamente la Somalia.
Ieri il governo federale ha annunciato l’annullamento di tutti gli accordi stipulati con gli Emirati Arabi Uniti (UAE), accusati di minare “la sovranità nazionale, l’unità territoriale e l’indipendenza politica del paese”.
Gli accordi riguardano la cooperazione in materia di difesa e sicurezza, e la gestione dei porti strategici di Kisimayo nel Jubbaland, Bosaso nel Puntland e Berbera nel Somaliland, affidata al colosso emiratino DP World. Al contempo Mogadiscio ha anche imposto il divieto di sorvolo del suo spazio aereo ai voli cargo emiratini.
La decisione è stata presa nel corso di un Consiglio dei ministri al termine del quale è stato diffuso un comunicato che parla di “rapporti e solide prove riguardanti azioni illecite che minano la sovranità, l’unità nazionale e l’indipendenza politica” della Somalia.
Il governo ha inoltre approvato un disegno di legge sull’arbitrato e un altro sulla sovranità, che impedirebbe alle amministrazioni regionali e agli enti privati di stipulare accordi con parti straniere senza l’approvazione del governo federale e senza la supervisione del ministero competente.
Le amministrazioni del Somaliland e del Jubbaland, già da tempo in aperto contrasto con il governo centrale, hanno però fatto sapere che non intendono adeguarsi alla direttiva, precisando che i loro accordi con i partner stranieri continueranno e che la decisione del governo non sarà applicata nei territori sotto il loro controllo.
La nota diffusa da Mogadiscio non entra nei dettagli delle cause che hanno provocato il deterioramento dei decennali rapporti di cooperazione con Abu Dhabi, ma diversi analisti fanno notare che l’aumento dei malumori del governo è coinciso con due fatti di rilievo.
Il primo riguarda il riconoscimento, da parte di Israele, della sovranità del Somaliland, stato nord-occidentale di fatto indipendente dalla federazione somala dal 1991 ma che Mogadiscio continua a considerare come parte del territorio nazionale.
Israele è il primo stato al mondo a riconoscerne la piena autonomia, una mossa – duramente condannata da gran parte della comunità internazionale, dalla Cina, che teme un “effetto Taiwan”, dalle organizzazioni panafricane e dai paesi arabi – che in molti in Somalia sostengono sia stata facilitata dagli UAE.
Emirati che sono finiti di recente sotto accusa anche per un’altra “ingerenza”, legata alla presunta fuga dallo Yemen meridionale del leader del gruppo separatista Southern Transitional Council, Aidarous al-Zubaidi.
Secondo quanto denunciato dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita in Yemen, l’8 gennaio gli Emirati avrebbero favorito la fuga di al-Zubaidi, permettendogli di raggiungere via mare il Somaliland e successivamente di volare ad Abu Dhabi.
Sul fatto l’agenzia somala per l’immigrazione e la cittadinanza aveva aperto un’inchiesta, denunciando “l’uso non autorizzato dello spazio aereo e degli aeroporti nazionali della Somalia”. La stessa accusa avanzata due giorni prima, per la visita del ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar in Somaliland, descritta dalla controparte somala come una “inaccettabile interferenza” negli affari interni.