Somalia / Amisom

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso, venerdì scorso, il ritiro di 1.000 soldati dalla forza regionale di mantenimento della pace in Somalia, nonostante l’aumento degli attacchi terroristici di al-Shabaab a Mogadiscio. Una decisione che può essere rivista se la violenza dovesse peggiorare. Il mandato della forza è stato prorogato per un anno.

La risoluzione, proposta dalla Gran Bretagna, riduce le truppe dell’Amisom a 19.626 uomini. Il piano di trasferimento del sistema di difesa da Amisom all’esercito nazionale somalo, approvato nel 2017, prevede il ritiro completo dei contingenti stranieri entro febbraio 2020, quando la Somalia si recherà alle urne. Sul terreno resteranno solo 1.040 poliziotti di paesi contribuenti: Burundi, Gibuti, Etiopia, Kenya e Uganda.

L’Unione africana ha però espresso preoccupazione per il ritiro dell’Amisom in un momento particolarmente delicato, come quello delle elezioni del prossimo anno.

Gli al-Shabaab sono stati cacciati da Mogadiscio nel 2011 dall’Amisom e hanno dovuto abbandonare la maggior parte delle loro fortezze, ma controllano ancora vaste aree rurali e rimangono la principale minaccia alla pace in Somalia.

Un report congiunto sulla sicurezza Unione Africana-Onu presentato al consiglio questo mese ha suscitato allarme su un’ondata di attacchi nella capitale, tra cui un colpo mortale sferrato il 1 gennaio contro il complesso delle Nazioni Unite. Solo nel mese di marzo, al-Shabaab ha effettuato due importanti attacchi a Mogadiscio utilizzando 28 ordigni esplosivi improvvisati. La scorsa settimana, un ex ministro degli Esteri somalo è stato tra le cinque persone uccise in un’autobomba. (AFP / New Vision)