Somalia, Egitto e Arabia Saudita vietano lo spazio aereo ai cargo emiratini
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Con la temporanea chiusura dell’aeroporto di Kufra, in Libia, diventa più difficile per Abu Dhabi inviare armi alle RSF in Sudan
Somalia, Egitto e Arabia Saudita vietano lo spazio aereo ai cargo emiratini
La mossa ha lo scopo di contrastare la crescente influenza di Abu Dhabi in Africa orientale e del Nord
21 Gennaio 2026
Articolo di Redazione
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La crescente influenza degli Emirati Arabi Uniti dal Corno al Nordafrica destabilizza già fragili dinamiche geopolitiche regionali e preoccupa gli stati alleati dell’altra grande potenza del golfo: l’Arabia Saudita.

Lo scorso 12 gennaio la Somalia ha annullato tutti gli accordi di difesa e sicurezza con Abu Dhabi, imponendo il divieto di sorvolo del suo spazio aereo ai voli cargo emiratini.

Il casus belli è stata la fuga dallo Yemen meridionale del leader del gruppo separatista Southern Transitional Council, Aidarous al-Zubaidi che, secondo quanto denunciato dalla coalizione guidata dai sauditi in Yemen, grazie al supporto emiratino avrebbe raggiunto via mare il Somaliland, per volare poi ad Abu Dhabi.

Ad irritare Mogadiscio è stato anche il riconoscimento da parte di Israele – prima nazione al mondo – della piena sovranità del Somaliland, lo stato nord-occidentale alleato degli Emirati Arabi, di fatto indipendente dal 1991, ma che il governo federale continua a considerare come parte del territorio nazionale.

La Somalia ha poi siglato un accordo di cooperazione in materia di difesa con il Qatar e, così come l’Egitto, è sul punto di finalizzare una nuova alleanza militare con l’Arabia Saudita e il suo nuovo partner militare, il Pakistan, proprio con lo scopo di contrastare l’influenza regionale degli Emirati Arabi Uniti (e del suo alleato, Israele).

Sauditi ed egiziani che intanto hanno già fatto una prima mossa, in questo caso con lo scopo di frenare l’invio di armi e mercenari provenienti dagli Emirati a sostegno della milizia Forze di supporto rapido (RSF) nella regione del Darfur, una delle aree più colpite dai combattimenti contro le Forze armate (SAF) in Sudan. Un sostegno provato, tra l’altro, da autorevoli inchieste giornalistiche e dal Dipartimento di stato americano, che però Abu Dhabi continua a negare.

Anche Riyad e il Cairo hanno imposto il divieto di sorvolo del loro spazio aereo ai cargo emiratini, bloccando così i voli diretti in Libia, paese dal quale, grazie all’alleanza con il generale Kalifa Haftar in Cirenaica, transitava gran parte dei carichi destinati alle RSF.

Il recente blocco dell’aeroporto strategico di Kufra, nel sud-est della Libia, ha poi completamente sbarrato la principale via per i rifornimenti diretti nel Darfur settentrionale. L’hub è stato chiuso il 19 gennaio, ufficialmente per manutenzioni della pista che dovrebbero protrarsi per un mese, ma alcuni analisti collegano la decisione alle pressioni di Riyad e il Cairo per interrompere le linee di rifornimento.     

Il blocco aereo imposto da Egitto, Arabia Saudita e Somalia ha quindi costretto i voli emiratini a seguire rotte più lunghe e costose, transitando per Gibuti, Etiopia, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana, per raggiungere il Ciad – in particolare N’Djamena e Um Jaras – o la Libia sudorientale.

Cosa che secondo Rich Tedd (@AfriMEOSINT), analista di open-source intelligence che si occupa di geopolitica, sicurezza e conflitti in Africa orientale, avrebbe ridotto il numero di voli cargo mensili al livello più basso da maggio 2025. Voli che sarebbero calati dai 64 di novembre e i 59 di dicembre a solo 19 a gennaio.

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