Qualcosa si muove nelle elezioni somale. Agli sforzi del primo ministro Mohamed Hussein Roble per far iniziare le elezioni generali della Somalia entro sessanta giorni dall’accordo raggiunto lo scorso 27 maggio fra tutti i candidati, ha risposto per primo il Jubaland.

Roble si era impegnato, contro tutti i pronostici, affinché le elezioni iniziassero il 25 luglio con la nomina dei senatori della Camera Alta e questa data non è stata esattamente rispettata. Ma già il 29 luglio è arrivata la notizia che sono stati scelti i primi quattro (su otto) senatori del Jubaland, lo stato federato più meridionale a confine con Etiopia e Kenya e retto dal presidente Ahmed Madobe, tra più accesi contestatori (ricambiato!) del presidente della Repubblica federale somala uscente, Mohamed Abdullahi Mohamed, detto “Farmajo” (“formaggio”).

I membri della Camera Alta somala – a base regionale – vengono eletti dai parlamentini di ciascuno dei cinque stati federati. Seguono, quindi, le maggioranze che sostengono il rispettivo presidente.

Il primo seggio è stato vinto da Ilyas Badal Gaboose, ex governatore della regione del Basso Giuba, mentre il suo rivale Mohamed Ahmed Sayid ha raccolto 17 voti. In totale sono stati espressi 73 voti con un’astensione.

Il secondo seggio è andato al senatore Abdullahi Sheikh Ismail, detto “Fartag” (“dito puntato”) che ha ricevuto 71 voti per alzata di mano con due astenuti dopo che l’avversario Ahmed Mohamed Jama si è ritirato.

Abdirizak Mohamed Osman si è aggiudicato il terzo seggio con 59 voti, sconfiggendo Halima Jama Mohamed (l’unica donna in gara) che ha ricevuto solo 12 voti. Un voto è stato dichiarato nullo.

Il quarto seggio è stato vinto da Iftin Hassan Iman detto “Basto” (“pastasciutta”), votato per alzata di mano dopo il ritiro del rivale Ibrahim Yaqub.

La quota rosa obbligatoria del 30%, prevista dalla Costituzione provvisoria vigente, e sostenuta dalla comunità internazionale, non è stata quindi rispettata in questa tornata.

Le nomine non sono state una sorpresa per nessuno. Già le fonti di stampa ne avevano annunciato l’esito essendo stato consentito ai candidati di scegliersi gli avversari con una regola dettata dal presidente Madobe: il rivale di Fartag era il suo autista mentre l’avversario di Basto era suo nipote.

A queste prime nomine del Jubaland  per la Camera Alta stanno per aggiungersi quelle in arrivo dall’altro grande rivale di Farmajo, il Puntland, con a capo Said Abdullahi Deni, da cui giungono notizie di un’accelerazione del percorso elettorale.

Jubaland e Puntland convengono, infatti, che il rallentamento delle operazioni elettorali giochi a favore del loro avversario Farmajo, che aveva già sostenuto la deliberazione della Camera Bassa dello scorso 12 aprile per una proroga di due anni di tutte le istituzioni, sebbene fossero scadute da diversi mesi.

Costo delle elezioni

L’avvio del processo elettorale potrebbe anche favorire l’erogazione dei fondi necessari da parte della comunità internazionale.

Si era inizialmente stabilito che il costo delle consultazioni sarebbe stato di 40 milioni di dollari, da ripartire per 4 milioni a carico della Somalia e 36 milioni a carico della stessa comunità internazionale. Ma questo avveniva lo scorso anno, quando si confidava nella puntualità del rinnovo delle istituzioni che avrebbe dovuto concludersi prima dell’8 febbraio 2021, con l’elezione del nuovo capo dello stato a seguito del processo elettorale relativo alle Camere.

Da allora le liti tra il governo centrale, con a capo il presidente uscente, e gli stati federati, soprattutto Puntland e Jubaland, oltre al colpo di mano della Camera Bassa con la votazione per la proroga biennale di tutte le istituzioni, hanno convinto la comunità internazionale a essere prudente nell’elargizione dei fondi che si teme possano essere utilizzati per la corruzione nell’assegnazione delle poltrone se non addirittura ad armare le fazioni rivali.

Sta di fatto che il mercato delle poltrone della Camera Bassa (assemblea legislativa), secondo i ben informati, è arrivato a un milione di dollari a scranno perché i 101 delegati di ciascun subclan, che dovrebbero eleggere il rispettivo deputato, sarebbero oggi quotati diecimila dollari ciascuno.

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