Somalia / Usa

La Somalia è a una svolta e deve “riprendere in mano il suo destino”: è il messaggio che John Kerry ha portato a Mogadiscio in una visita a sorpresa, la prima di un segretario di Stato Usa nel tormentato Paese del Corno d’Africa. Kerry arrivava da Nairobi in Kenya, dove si trovava ieri proprio per discutere della cooperazione con l’alleato keniano sul fronte della lotta comune agli estremisti Al Shabaab.

Il capo della diplomazia americana ha ribadito, infatti, l’impegno di Washington per sostenere la transizione democratica somala e la lotta contro il terrorismo islamico: “Faremo tutto il possibile per aiutare la Somalia a raggiungere la sicurezza, la prosperità e la pace che merita”, ha promesso.

“Più di 20 anni fa gli Stati Uniti furono costretti a ritirarsi dal vostro Paese”, ha ricordato Kerry alludendo alla battaglia di Mogadiscio del 3 ottobre 1993, nota come Black Hawk Down, in cui due elicotteri americani vennero abbattuti e 18 soldati Usa persero la vita. 

Un incidente che convinse l’allora presidente Bill Clinton a richiamare le forze americane. “Ora ritorniamo, in collaborazione con la comunità internazionale e con grandi speranza ma anche perduranti preoccupazioni”, ha aggiunto.

Kerry è arrivato intorno a mezzogiorno ed è stato accolto dal presidente somalo, Hassan Sheikh Mohamud nella zona superfortificata dell’aeroporto di Mogadiscio, da cui non è uscito per motivi di sicurezza. (Agi)

Questo viaggio, come ha affermato lo stesso Kerry, è un segnale forte lanciato al terrorismo islamico, a significare che “gli Stati Uniti non voltano le spalle al popolo somalo e combatteranno al suo fianco fino alla definitiva sconfitta di Al Shabaab”.

Il gruppo jihadista, legato ad al-Qaeda, dopo che la missione dell’Unione Africana che ha rovesciato il suo dominio sull’intera parte meridionale del paese, si è infatti riorganizzato in bande armate che spadroneggiano nell’entroterra somalo, compiendo attentati contro i simboli del nuovo governo instauratosi a Mogadiscio, ma anche sortite oltreconfine, soprattutto in Kenya, come l’attacco contro il centro commerciale Westgate di Nairobi o il massacro di studenti cristiani al college di Garissa del 2 aprile scorso. (Reuters)

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