Si chiama Milxo ed è un remoto insediamento minerario risucchiato in uno dei tanti vuoti amministrativi che caratterizzano la Somalia nord-orientale.
Fin qui nulla di strano, se non fosse che negli ultimi dieci anni le estrazioni e i traffici d’oro dentro e attorno a Milxo sono cresciuti al punto da renderlo oggetto di contesa tra i governi di Puntland e Somaliland e quello federale di Mogadiscio, i jihadisti di al-Shabaab e dello Stato Islamico e, dall’estero, gli Emirati Arabi Uniti.
Su questo nuovo hub del commercio internazionale d’oro ha aperto un focus il recente report “The somali gold rush. Milxo and ungoverned mining frontex”, scritto dall’analista Jay Bahadur per Global Initiative Against Transnational Organized Crime’s (GI-TOC).
Le dispute nell’area
Milxo si trova ai piedi dei Monti Golis che si estendono dalla parte nord-occidentale del Puntland a quella orientale del Somaliland.
Sul piano amministrativo fa parte della regione di Sanaag, ricca non solo di oro ma anche di rame, stagno, litio, platino, tantalio, titanio e uranio, motivo per cui da decenni sono tanti i soggetti politici che ne rivendicano il controllo.
Nella regione di Sanaag e in quella limitrofa di Sool a dettare legge sono i clan Warsangeli e Dhulbahante, entrambi sottoclan degli Harti/Darod, a loro volta dominanti nel Puntland.
L’anno spartiacque per la località di Milxo è il 2014, quando da centro popolato da poche centinaia di persone inizia a trasformarsi in un sito minerario di dimensioni sempre più vaste, arrivando oggi a ospitare circa 10-15mila residenti permanenti.
Formalmente Milxo rientra nella giurisdizione del Puntland ma di fatto chi la controlla è il clan Warsangeli.
Nel 2005, complice un accordo tra la società australiana Range Resources e l’allora presidente del Puntland, Mohamud Muse Hersi, il clan Warsangeli insorge per essere stato tagliato fuori dall’accesso alle risorse di Milxo.
Le tensioni vengono sfruttate da al-Shabaab per radicare la propria presenza nel Puntland settentrionale.
L’area è considerata particolarmente strategica per i miliziani jihadisti, non solo per i minerali preziosi ma anche perché avanzare lungo i Monti Golis garantisce loro l’apertura di una linea di comunicazione diretta con gli alleati qaedisti nello Yemen con cui scambiarsi uomini e armi.
Il progetto inizia a prendere forma nel febbraio 2012 quando Yasin Kilwe, stretto collaboratore dell’allora leader di al-Shabaab Ahmed Abdi Godane, si dichiara emiro dei mujaheddin dei Monti Golis.
A complicare le dispute nell’area sono stati negli ultimi anni altri due fattori. Nel luglio 2025 il governo federale somalo ha riconosciuto come sesto stato federato della Somalia il Northeastern State che incorpora le regioni di Khatumo e Maakhir e, dunque, anche la regione di Sanaag dove si trova Milxo.
Inoltre, nell’area alla minaccia jihadista consolidata di al-Shabaab si è sommata quella dello Stato Islamico in Somalia che nel Puntland controlla diversi territori, con proprie cellule operative a Bosaso, principale snodo per i carichi di oro estratti a Milxo e diritti all’estero.
L’influenza di al-Shabaab
Secondo il report di GI-TOC nell’area di Milxo almeno dal 2019 al-Shabaab taglieggia società e singoli minatori che operano nella miniera d’oro facendo passare le estorsioni per zakat, la tassa islamica che impone, a chi può permetterselo, di versare il 2,5% dei propri risparmi per aiutare i più poveri.
L’imposta, che dovrebbe essere versata solo una volta all’anno, viene invece riscossa dai jihadisti in modo molto più frequente. A Milxo nel 2022 le società minerarie arrivavano a pagare corca 3mila dollari al mese ad al-Shabaab, più un’ulteriore imposta settimanale su ogni grammo d’oro estratto.
Inoltre, stando alle fonti riportate nel report, i jihadisti avevano alle proprie dipendenze circa cento minatori. Per operare indisturbato a Milxo, al-Shabaab deve scendere costantemente a patti con il clan locale Warsangeli.
Economia sommersa
Sulla carta a Milxo risultano 20 siti minerari attivi. Nella maggior parte di questi vengono impiegati tecnici stranieri e manovalanza somala o di paesi limitrofi, costretta a operare in condizioni altamente rischiose a causa dell’uso diffuso di mercurio e della cianurazione come metodo di lisciviazione chimica per estrarre l’oro dai minerali, con impatti devastanti sul suolo e sulle risorse idriche.
Dalle indagini condotte dal GI-TOC emerge che 25 operatori attivi nella località sono coinvolti in esportazioni di oro a Dubai. Ma di questi, solo due hanno ricevuto una regolare autorizzazione a operare nella località dal governo federale somalo.
Gran parte dell’oro estratto a Milxo plana verso Dubai. Da quando il sito ha aumentato le proprie dimensioni le importazioni di oro somalo da parte degli Emirati sono quasi raddoppiate, passando da 2,8 tonnellate nel 2017 a oltre 5 tonnellate nel 2023.
In affari con il governo del Puntland è Euro Mark Group for Development Company LLC, con sede a Dubai e presente anche a Milxo attraverso Euro Mark General Trading.
Una volta atterrato a Dubai l’oro di Milxo procede indisturbato la sua corsa verso i mercati internazionali, dribblando senza particolari difficoltà gli scarsi controlli alla dogana.
In questo quadro così frammentato le estrazioni di oro vengono dunque condotte senza essere di fatto regolamentate in alcun modo. Il governo federale somalo, di fatto, dichiara che la quasi totalità delle attività svolte è illegale poiché ciò che accade a Milxo non è frutto di un accordo con il governo del Puntland.
Che, a sua volta, non essendo dotato di una vera e propria regolamentazione in materia estrattiva si limita a scendere a compromessi con gli attori interni ed esterni. E a incassare, ma solo formalmente, un’imposta doganale nominale di 0,13 dollari al grammo, circa lo 0,2% del valore, che riscuote all’aeroporto di Bosaso.