L’Unhcr non incentiva ancora il rientro dei profughi: mancano strutture ed assistenza
Più di 60 mila sfollati sono rientrati in Somalia dall’inizio del 2009: un segnale positivo, anche grazie alla parziale stabilità politica. Non sufficiente però a fermare il flusso delle partenze.

Mentre al largo delle coste somale le attività dei pirati si fanno sempre più frequenti e pericolose, sulla terraferma si registrano alcuni timidi segnali di incoraggiamento: dall’inizio del 2009 60mila sfollati hanno fatto ritorno dai campi profughi alla capitale Mogadiscio. Sono arrivati dalle regioni del Basso e Medio Shabelle, nella Somalia centro-meridionale, e nelle regioni di Hiraan, Galgaduud e Mudug, nella Somalia centrale. Stanno rientrando soprattutto nei distretti di Yaaqshiid, Wardhiigleey, Heliwaa e Hawl Wadaag, nella parte nord-orientale di Mogadiscio. Secondo l’Unhcr, l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, sarebbero rientrati volontariamente in Somalia anche 2200 profughi dal Kenya, 300 dallo Yemen e 20 dall’Etiopia, mentre l’Arabia Saudita avrebbe imposto il rimpatrio a circa 900 somali.

Tra i motivi di questo rientro probabilmente anche gli sviluppi positivi della politica somala, con la nomina del nuovo presidente e i primi segnali concreti del dialogo tra governo di transizione e opposizione islamista. La relativa tranquillità di questi primi mesi dell’anno ha contribuito ad infondere un sentimento di fiducia nella popolazione, ma la situazione non è ancora tale da incentivare il rimpatrio, anche secondo le agenzie dell’Onu. A Mogadiscio, come in tutto il paese, le infrastrutture sono deboli, mancano i servizi di base, a partire dall’assistenza sanitaria. Molte case sono state distrutte dagli scontri tra islamisti e forze armate etiopi (che si sono ritirate dal paese a inizio anno), accorso in sostegno al governo di transizione somalo.

Ma se i rientri sono aumentati, le fughe dal paese comunque continuano: a fine marzo la ripresa delle violenze ha costretto almeno 1200 persone a lasciare le loro case. Da gennaio più di 24mila somali hanno cercato rifugio in Kenya, almeno 3mila in Etiopia. Si registrano anche degli spostamenti interni, a causa della grave siccità, che duramente colpito le comunità di pastori. Dalle zone rurali 10mila somali si sono rifugiati nei distretti di Kismaayo e Badhaade, nel Basso Juba, o a Galgaduud, nella Somalia centrale. La più grave siccità degli ultimi 30 anni ha provocato la morte di numerosi capi di bestiame colpendo duramente le comunità che vivono prevalentemente di pastorizia.

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