Somalia: cresce la tensione armata tra Mogadiscio e lo stato di Southwest
Conflitti e Terrorismo Politica e Società Somalia
Alla rottura dei rapporti di cooperazione è seguito l’invio di forze speciali che hanno preso il controllo della capitale regionale Baidoa. Il presidente Laftagareen annuncia le dimissioni
Somalia: si aggrava la tensione armata tra Mogadiscio e lo stato di Southwest
Al centro della contesa il nuovo sistema elettorale e l’estensione del mandato di Parlamento federale e presidente
30 Marzo 2026
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 4 minuti
Militari dell'esercito somalo

Pesanti scontri armati tra forze federali e milizie dello stato di Southwest sono segnalati a Baidoa, segnando una preoccupante escalation di tensione interna per il governo federale della Somalia in vista delle elezioni di giugno, le prime a suffragio universale dopo l’introduzione della nuova legge elettorale e in seguito a un lungo e tormentato processo di revisione e modifica della Costituzione provvisoria del 2012.

Proprio le nuove norme introdotte – che prevedono tra l’altro l’estensione di un anno (da 4 a 5) del mandato del Parlamento (scaduto il 14 aprile) e del presidente Hassan Sheikh Mohamud (scaduto il 15 maggio) – sono al centro delle tensioni tra Mogadiscio e lo stato federato di Southwest che il 17 marzo scorso ha interrotto tutti i voli commerciali e privati da e per la capitale somala, annunciato ufficialmente la sospensione della cooperazione con il governo centralee e accusando ufficiali di Villa Somalia di legami con il movimento qaedista al-Shabaab e di ingerenze in questioni relative alla sicurezza, alle finanze e alla governance locale.

In risposta Mogadiscio aveva dichiarato scaduto il mandato del presidente dello stato, Abdiaziz Hassan Mohamed Laftagareen, che avrebbe dovuto essere sostituito con il ministro dei Porti Abdulkadir Mohamed Nur.

Il 28 marzo scorso però, il parlamento di Baidoa, capitale amministrativa ad interim dello stato “ribelle”, ha rieletto alla presidenza Laftagareen per un altro mandato di cinque anni, una mossa salutata con favore dagli ex presidenti somali Mohamed Abdullahi Farmajo e Sharif Sheikh Ahmed, ora all’opposizione, così come dalle autorità degli altri due stati federati che hanno da tempo rotto le relazioni con Mogadiscio: il Puntland e il Jubaland.

Il governo somalo ha invece come prevedibile respinto i risultati delle elezioni nel Southwest, definendoli illegittimi e “inaccettabili”.

Al braccio di ferro politico si è sovrapposta anche un’escalation militare con le milizie allineate all’opposizione del Southwest e 2mila truppe federali dell’Haramcad, l’unità speciale addestrata dalla Turchia, che dalla città costiera di Barawe si sono dirette verso Baidoa, coperte dalla difesa aerea di droni turchi.

Il 25 marzo un comunicato della presidenza dello stato federato accusava Mogadiscio di trasformare l’esercito somalo in una forza guidata da motivazioni claniche, avvertendo che il suo dispiegamento nella regione corrisponde a una “guerra militare diretta” che rischia di innescare un’escalation delle tensioni tra clan e un nuovo conflitto civile.

Parallelamente nella capitale il Consiglio dei ministri deponeva e sostituiva il capo dei Somali Custodial Corps – forza di polizia militare responsabile della sorveglianza delle carceri -, il generale Mahad Abdirahman Aden, genero del presidente Laftagareen, ponendolo di fatto agli arresti domiciliari.

Intanto le forze armate somale nella loro avanzata si sono prima scontrate con al-Shabaab, che controlla parte del territorio del Southwest, ed poi con le milizie dello stato federato, da giorni in stato di massima allerta a protezione di Baidoa, che è infine caduta, senza troppa resistenza, sotto il controllo di Mogadiscio.

Media locali riferiscono che Laftagareen sarebbe fuggito poco prima a bordo di un’elicottero delle forze etiopiche di stanza nella regione nell’ambito della Missione di assistenza transitoria delle Nazioni Unite in Somalia (UNTMIS). Notizia al momento non confermata da altre fonti. Nella serata del 30 marzo, infine, con un post su Facebook Laftagareen ha annunciato le sue dimissioni.

Un segnale del rapido deterioramento della situazione era stata anche la notizia dell’abbattimento, da parte delle milizie del Southwest, di un elicottero donato dall’Italia al governo federale e destinato alla lotta al terrorismo. Un fatto che ha alimentato ulteriori preoccupazioni sulla deriva dalla missione originaria del velivolo e sulla responsabilità delle forze armate.

Intanto, gli scontri a terra hanno causato lo sfollamento di circa 45mila persone, avverte l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA). «Tra le persone colpite ci sono alcune delle più vulnerabili, con il 30% che vive già in campi profughi e fatica a far fronte alle conseguenze aggravate della grave siccità», ha affermato il coordinatore per la Somalia George Conway, invitando a una de-escalation ed esortando tutte le parti coinvolte nel conflitto a proteggere i civili e a facilitare le operazioni umanitarie.

«Senza un’azione urgente, la situazione umanitaria nella città di Baidoa – dove vivono già circa 430mila sfollati interni, ndr – si deteriorerà ulteriormente», ha avvertito Conway.

Preoccupazioni per un peggioramento della già grave crisi umanitaria e per rischio di un nuovo conflitto interno sono state espresse anche dal blocco regionale IGAD, dal presidente della Commissione dell’Unione Africana Mahmoud Ali Youssouf e dalla UNTMIS che invitano il governo centrale e gli stati federali ad abbandonare le armi e a risolvere le controversie attraverso il dialogo.

Copyright © Nigrizia - Per la riproduzione integrale o parziale di questo articolo contattare previamente la redazione: redazione@nigrizia.it