Somalia: scontro aperto tra Mogadiscio, Puntland e Jubaland
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Le crescenti tensioni del governo federale con i due stati-regione favorisce l’avanzata di al-Shabaab che ora minaccia la capitale
Somalia: scontro aperto tra Mogadiscio, Puntland e Jubaland
A nord Garowe sequestra una nave carica di armi destinata a Mogadiscio, mentre nel sud si sono verificati nuovi scontri a fuoco tra le truppe federali e le milizie di Kisimayo
24 Luglio 2025
Articolo di Redazione
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Il presidente Hassan Mohamud mentre si rivolge ai soldati dell'esercito federale somalo

In Somalia proseguono, apparentemente senza soluzione di continuità, l’instabilità, le situazioni di conflitto e gli episodi di tensione tra il governo centrale di Mogadiscio e le amministrazioni degli stati-regioni di Puntland e Jubaland, in aperto contrasto con il presidente Hassan Mohamud riguardo all’adozione di un nuovo sistema elettorale basato sul suffragio universale che cancellerebbe quello su base clanica, in vigore da oltre mezzo secolo.

I presidenti di Puntland e Jubaland, Said Abdullahi Deni e Ahmed Madobe, accusano Mohamud di lavorare sottotraccia per cambiare l’ordine costituzionale e rimpiazzare il sistema parlamentare con uno presidenziale, cancellando il sistema federale.  

Un contesto di crescente tensione che avvantaggia l’espansione nelle regioni centro-meridionali dei terroristi di al-Shabaab che sono giunti a solo qualche decina di chilometri dalla capitale.

Il Puntland e il caso della nave Sea World

Il più recente episodio riguardante il critico rapporto tra regioni e governo centrale si è verificato nello stato semi-autonomo del Puntland, dove è stata intercettata e sequestrata dalla polizia marittima presso il porto di Bosaso una nave battente bandiera delle Comore.

Il portavoce presidenziale del Puntland, Jama Yusuf, ha affermato che la nave – la M.V. Sea World – era rimasta ancorata al largo di Bosaso per due giorni prima di essere per l’appunto sequestrata e ispezionata dalla polizia marittima. Jama ha dichiarato che la nave trasportava rifornimenti militari e armi destinate ai trafficanti di Mogadiscio.

“Il governo federale della Somalia condanna categoricamente il sequestro e l’aggressione contro la nave Sea World”, ha denunciato dal canto suo il ministero dell’Informazione, della Cultura e del Turismo somalo, chiedendo l’immediato rilascio dell’imbarcazione.

La nave era in rotta verso il porto di Mogadiscio – secondo il ministero – trasportando equipaggiamenti militari destinati al centro di addestramento militare Turksom, in conformità con l’accordo bilaterale di cooperazione in materia di difesa, firmato nel febbraio 2024 tra la Repubblica federale di Somalia e la Repubblica di Turchia. L’ambasciatore turco a Mogadiscio in persona, peraltro, avrebbe contattato i funzionari del Puntland in merito alla questione.

Costoro hanno accolto con favore il coinvolgimento sia del governo federale che delle autorità turche per condurre le indagini sul contenuto del carico della nave.

Va ricordato che dal dicembre 2023, ovvero dalla revoca parziale dell’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite alla Somalia 31 anni prima, il flusso di armi non autorizzate nel paese è aumentato significativamente. E che molte di queste armi sono arrivate a gruppi estremisti come al-Shabaab e Stato islamico – che ha le sue basi proprio nella regione settentrionale del Puntland -, ma anche alle milizie claniche di tutto il paese.

Scontri armati nel Jubaland

Nel contempo, nella regione di Gedo, nello stato meridionale di Jubaland, intorno alla città di Balad Hawo, si sono verificati violenti scontri, con almeno dieci morti e decine di feriti, tra le forze federali somale e le truppe fedeli all’amministrazione di Kismayo, presieduta da Ahmed Madobe.

Secondo fonti locali, a Balad Hawo, che ospita un’installazione militare, sono stanziati oltre 2mila funzionari governativi, tra cui unità militari e di intelligence, parte di un contingente rafforzato negli ultimi mesi da Mogadiscio.

Le autorità federali e l’amministrazione del Jubaland si sono accusate a vicenda di aver avviato le ostilità.

Secondo alcune fonti la violenza è scoppiata poco dopo l’arrivo in città di Abdirashid Janan, ex ministri degli Interni del Jubaland da poco nominato dal governo federale comandante dell’Agenzia Nazionale di Intelligence e Sicurezza (NISA) per la regione di Gedo.

Gli scontri sarebbero scoppiati dopo che, comandate da Janan, le truppe federali avrebbero tentato di prendere il controllo della città. La risposta è stata immediata da parte delle forze di Jubaland, che avrebbero messo in rotta i militari di Mogadiscio, costringendoli a ritirarsi nella periferia della città, sul confine con il Kenya.

I partiti di opposizione al governo, dal canto loro, in una dichiarazione congiunta hanno accusato il presidente Mohamud di dare priorità al conflitto politico interno rispetto alla lotta contro i terroristi di al-Shabaab, mettendo così a rischio la coesione nazionale e alimentando le minacce esterne.

Al-Shabaab marcia su Mogadiscio

In effetti, i jihadisti hanno conquistato di recente diverse posizioni strategiche nella Somalia centrale e meridionale, tra cui il villaggio di Birta Mudan, nella regione di Hiran, nello stato federale di Hirshabelle, a soli 7 chilometri da Afgoye e a circa 35 chilometri dalla capitale.

Dopo aver conquistato anche la città di Moqokori, i qaedisti hanno rafforzato ulteriormente la loro presa sulla regione, e ora appare a rischio anche la città di Maxas, una delle poche in Hiran non ancora sotto il loro controllo, dove sono stati segnalati scontri tra questi ultimi e unità della milizia Ma’awisley, composta da combattenti di diversi clan locali e alleata dell’esercito somalo, che proprio da Maxas ha lanciato un’offensiva per riconquistare il pieno controllo della regione. 

Da sottolineare, infine, che il movimento ha rafforzato la sua presenza lungo il corridoio cruciale Mogadiscio-Jowhar, col rischio di gravi ripercussioni sugli spostamenti e sugli scambi commerciali tra la capitale e l’amministrazione regionale di Hirshabelle.

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