Aumenta la pressione su Mogadiscio
Inquieta la nascita di nuova coalizione che raggruppa cinque regioni autonome in un cartello di opposizione al governo nazionale. Una mossa che rischia di portare ad una crisi politica dagli esiti imprevedibili.

Alla fine di una conferenza di quattro giorni tenutasi a Kisimayo la scorsa settimana, i leader delle regioni autonome somale (o stati federali) di Galmudug, Hirshabelle, Jubaland, Puntland e Sud Occidentale, hanno deciso di sospendere la collaborazione con il governo federale di Mogadiscio.

Nel meeting sono stati messi in luce diversi motivi di insoddisfazione, quali il presunto insufficiente impegno federale contro al-Shabaab, il gruppo terroristico somalo legato ad al-Qaeda, e il fallimento del governo centrale nel gestire il proprio ruolo secondo quanto previsto dalla struttura della governance del paese. Tra le maggiori richieste c’è anche una migliore e maggiore distribuzione degli aiuti internazionali.

Il nodo starebbe, in definitiva, nel grado di autonomia che il governo federale è pronto a concedere alle amministrazioni degli stati regionali. Mogadiscio teme che una eccessiva decentralizzazione del potere possa riaccendere gli appetiti dei clan e di conseguenza i prevedibili contrasti tra di loro.

In un comunicato diffuso nei giorni scorsi, il ministro dell’Informazione, Dahir Mohamud Guelleh, ha affermato che il governo centrale è pronto a risolvere qualsiasi problema con le regioni “secondo quanto stabilito dalla costituzione nazionale”. Finora non si è avuta nessuna risposta. Le cinque regioni autonome hanno invece formato un Consiglio per la cooperazione degli stati federali della Somalia (Council of Interstate Cooperation – CIC), che potrebbe muoversi in contrapposizione al già esistente Consiglio dei leader del paese, di cui fa parte anche il presidente Mohamed Abdullahi Mohamed ‘Farmajo’.

La decisione è vista con preoccupazione nel paese e nell’intera regione. Un articolo del settimanale The East African è titolato “Somalia’s federal states gang up against Farmajo” (Gli stati federali della Somalia si coalizzano contro Farmajo).

Mursal Saney, vicedirettore del centro studi somalo Heritage Institute, con sede a Mogadiscio, ha osservato che la nuova coalizione di regioni autonome ha fatto aumentare la pressione in un contesto politico già fragile, che deve affrontare difficili appuntamenti, tra cui le elezioni del 2020, in cui per la prima volta saranno i singoli elettori a eleggere direttamente i propri rappresentanti (finora il sistema elettorale somalo teneva conto del peso dei clan).

Secondo diversi analisti, inoltre, il solco sempre più profondo tra il fragile governo centrale e gli stati federali, potrebbe far precipitare di nuovo il paese in una grave crisi politica. È il timore anche del vicepresidente dello stato di Galmudug, Mohamed Hashi Arabey, che, in contrapposizione al suo presidente, Ahmed Duale, ha dichiarato, in un’intervista al network statunitense Voice of America, che l’obiettivo delle decisioni prese a Kisimayo è quello di formare un cartello di opposizione al governo nazionale, e che questo porta direttamente ad una crisi politica dagli esiti imprevedibili.

Nella foto: i leader dei cinque stati federali al termine della conferenza di Kisimayo