In una mossa che rischia di incendiare definitivamente la polveriera del Corno d’Africa, il governo federale della Somalia (FGS) ha ufficialmente avviato le procedure per la creazione di una nuova amministrazione federale nello stato di Awdal, nella regione settentrionale del Somaliland.
La decisione, maturata nelle stanze del potere di Villa Somalia, rappresenta la risposta più aggressiva di Mogadiscio al recente riconoscimento dell’indipendenza del Somaliland da parte di Israele e al controverso Memorandum d’Intesa firmato due anni fa tra Hargeisa e Addis Abeba per consentire all’Etiopia un accesso al mare.
La prospettiva di uno stato di Awdal
Il ministero degli Interni somalo Ahmed Moallim Fiqi ha rotto gli indugi, dichiarando la necessità di integrare Awdal nella struttura federale, sottraendolo di fatto al controllo amministrativo del Somaliland.
Le indiscrezioni più allarmanti che circolano tra le diplomazie regionali, riguardano presunti colloqui segreti tra il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud e il leader di Gibuti, Ismail Omar Guelleh. L’ipotesi sul tavolo è senza precedenti: un protettorato o un’annessione de facto di Awdal da parte di Gibuti.
Per Gibuti, l’operazione avrebbe una duplice valenza: neutralizzare la concorrenza del porto di Berbera, in Somaliland, e consolidare il potere del clan ciise (o issa), a cui appartiene Guelleh, che abita la fascia costiera tra Gibuti e il porto strategico di Zeila (o Saylac), in Awdal.
La polveriera delle tensioni claniche
La regione di Awdal è abitata prevalentemente dai clan gadabuursi e ciise, e da anni serpeggia un forte malcontento verso il governo di Hargeisa, percepito come un dominio esclusivo della famiglia di clan isaaq.
Se i clan locali dovessero schierarsi con Mogadiscio per ottenere l’autonomia, il Somaliland perderebbe la sua regione più strategica, vedendo crollare il mito della stabilità democratica dello stato, di fatto indipendente dalla Somalia dal 1991.
Secondo quanto riportato dalla testata Hiiraan Online, da alcuni giorni si stanno già verificano scontri tra clan per il controllo di Zeila, con il Somaliland che ha inviato truppe per sedare le tensioni.
Il governo di Hargeisa ha inoltre smentito ufficialmente un rapporto pubblicato da Al Arabiya, secondo cui truppe “non somale” sarebbero presenti nella città portuale.
Violente proteste sono scoppiate lo scorso dicembre anche a Borama, capoluogo della regione, al confine con l’Etiopia, in seguito al riconoscimento dell’indipendenza del Somaliland da parte di Tel Aviv e alla presentazione pubblica – poi annullata – di un libro sulle leggi consuetudinarie del popolo issa/ciise (Xeer Ciise), decretate nel 2024 patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO.
A gettare benzina sul fuoco è stato poi il ministro dei Lavori Pubblici della Somalia e membro del Parlamento eletto da Awdal, Ayub Ismail. «La popolazione di questo territorio vuole un’amministrazione sotto il governo federale, ovvero uno stato di Awdal», ha dichiarato, prospettando l’ipotesi di un’amministrazione semi-autonoma sotto la struttura federale.
Dichiarazioni fatte lo scorso 17 gennaio, durante la cerimonia di insediamento della leadership dell’amministrazione dello stato di Nord-Est (Northeastern State), altra fetta del territorio sottratta da Mogadiscio al Somaliland con la creazione di un nuovo stato federale sotto il suo controllo.
L’eventuale perdita anche della regione di Awdal, rischierebbe di minare la campagna di Hargeisa per il riconoscimento della sua sovranità e innescare un conflitto su larga scala alimentato anche da interessi di potenze straniere, in uno dei territori più strategici del pianeta.
Hargeisa ha già avvertito che qualsiasi interferenza esterna in Awdal sarà considerata un atto di guerra.
L’incubo di Addis Abeba e l’incognita Abu Dhabi
Anche l’Etiopia osserva l’evoluzione con estremo allarme. Se Awdal dovesse cadere sotto l’influenza di un asse Mogadiscio-Gibuti, il sogno di Abiy Ahmed di ottenere un accesso al mare tramite l’intesa con il Somaliland rischierebbe di sfumare definitivamente.
Per ora resta a guardare anche il solido alleato di Addis Abeba ed Hargeisa, gli Emirati Arabi Uniti – firmatari dei famigerati Accordi di Abramo con Tel Aviv – che nelle ultime settimane hanno visto ridimensionata la loro penetrazione nel Corno d’Africa in seguito all’annullamento da parte di Mogadiscio di tutti gli accordi bilaterali – economici e di difesa – e all’imposizione del divieto di sorvolo dello spazio aereo somalo.
Il riconoscimento israeliano del Somaliland è stato insomma il sasso nello stagno che ha scatenato lo tsunami. E ora l’eventuale creazione di un’amministrazione federale somala nell’Awdal potrebbe segnare l’inizio della più grave crisi nella regione dai tempi della guerra dell’Ogaden.