Islamisti rompono l’allenza
Almeno 20 morti. È il primo bilancio delle vittime degli scontri tra Hizb Al Islam e Al Shabaab, nella città portuale di Chisimaio, in Somalia. Il divorzio tra le due organizzazioni consegna un margine di respiro al governo di transizione, stretto dall’assedio islamista.

Torna la guerra totale in Somalia. I due principali gruppi armati islamisti somali, hanno deciso di distogliere le proprie attenzioni dalla lotta al governo di transizione, per darsi battaglia alla conquista della città portuale di Chisimaio, 300 chilometri a sud della capitale, Mogadiscio. Al momento, il bilancio delle vittime degli scontri avvenuti ieri, ammonta ad almeno 22 morti e un numero imprecisato di feriti.

L’organizzazione di Al Shabaab, ritenuta dagli Stati Uniti parte della rete di Al Qaeda, ha deciso di rompere l’alleanza con Hizb Al Islam, altro gruppo estremista, dietro il quale sembra celarsi la guida di il modello talebano è stato applicato in quasi tutti i territori controllati dalla fazione.

Lo scorso 17 settembre Al Shabaab ha lanciato un duplice attentato suicida contro una base dei peacekeepers dell’Unione Africana nella capitale. Nell’esplosione sono rimasti uccisi 21 caschi verdi, riaprendo la questione delle regole di ingaggio adottate dall’Unione Africana nel paese.
Hizb Al Islam e Al Shabaab, sono impegnate dal 7 maggio scorso, in una guerra contro il governo di transizione appoggiato dalle Nazioni Unite. 

Gli schieramenti nel paese, non appaiono essere tuttavia sempre rigidi. Il potere militare rimane, infatti, tuttora nelle mani dei war lords e dei capi clan, su cui si basa la struttura sociale somala. Si tratta di leader che non sposano la causa di alcuna delle parti in conflitto, puntando, invece, a conservare il controllo di un territorio, piuttosto che un altro.
Lo stesso governo di transizione, guidato dal presidente Sharif Ahmed, non si può dire “monolitico”. L’esercito, si regge su un sistema di alleanze tra signori della guerra, non sempre così fedeli alle autorità.