Rapiti due agenti dell’intelligence francese
In due mesi sono oltre 350 le vittime del conflitto a Mogadiscio. È stallo nei combattimenti mentre è in aumento il flusso di armi. Nel frattempo, emerge un nuovo attore nel conflitto: la Francia. L’intervista a Matteo Guglielmo.

Di fronte all’indifferenza dei paesi vicini e della comunità internazionale, continua il massacro in Somalia. un parziale rientro, sono oltre 200.000 le persone che sono fuggite nuovamente dalla capitale.

È un cumulo di macerie ormai Mogadiscio. I due fronti opposti si flusso di armi e munizioni che giungono dall’estero: dall’Eritrea arrivano gran parte delle armi che riforniscono gli islamisti affiliati alle organizzazioni radicali di Al Shabaab e di Hizb Al Islam, mentre il governo di transizione si rifornisce attraverso la locale forza di pace dell’Unione Africana.

Gli Stati Uniti hanno, infatti, annunciato di aver inviato all’Uganda, unico paese, insieme al Burundi, a partecipare al contingente di pace, poco meno di 10 milioni di dollari in armi, per poter rifornire il governo. Un flusso costante che ha determinato lo stallo nello scontro tra islamisti e milizie filo-governative.

Perché di milizie si tratta, secondo Matteo Guglielmo, storico e autore del saggio “Somalia: le ragioni storiche del conflitto” edito da Altravista (2008). Il cosiddetto esercito somalo sarebbe composto ancora dalle truppe dei war lords, che risultano essere ancora molto fluide nel complesso sistema di alleanze del paese.

Il rapimento, per la prima volta tutto politico, di due consulenti francesi della sicurezza a Mogadiscio, ne è l’esempio più eclatante. I due, impegnati ad addestrare agenti della sicurezza somala per conto di Parigi, sarebbero stati prelevati dalla propria stanza di albergo, nel sud della capitale, da un gruppo di uomini armati, del quale non è stata rivelata l’affiliazione. Secondo indiscrezioni, a sequestrarli sarebbero stati proprio gli uomini del Tgf.

Poco dopo, gli ostaggi sono stati ceduti ai miliziani islamisti: prima Hizb al Islam, poi Al Shabaab. Sarebbe quest’ultima a minacciare di ucciderli. Al centro un vicenda legata ai clan, protagonisti di alcuni atti di pirateria al largo delle coste somale e l’arresto, da parte delle autorità francesi, di un gruppo di pirati. Sarebbero infatti circa un quindicina i pirati in mano a Parigi, e il loro rilascio, sembra essere una delle richieste più plausibili per i rapitori.

Un nuovo attore, la Francia, che, per la prima volta, scende sul campo di battaglia somalo come parte in gioco. Il nuovo ministro della Difesa, Mohamed Abdi Mohamed, detto “Gandhi”, già professore universitario in Francia, sembra costituire il filo di connessione con Parigi.

(L’intervista a Matteo Guglielmo, è stata estratta dal programma radiofonico Africa Oggi)