Expo dei Popoli
Dopo la conferenza di Addis Abeba, si avvicina l’appuntamento newyorkese sull’Agenda post 2015: quanta sovranità alimentare e ambientale c’è nei nuovi Obiettivi di sviluppo sostenibile? Poca. Se n’è comunque discusso alla Cascina Triulza di Expo, tra mondo delle ong e il direttore generale della Cooperazione Cantini.

Pochi giorni per modificare l’Agenda post 2015, il percorso verso l’Assemblea delle Nazioni Unite, che il 27 settembre dovrà adottare i nuovi Obiettivi per lo sviluppo sostenibile. Il 31 luglio è la data ultima per correggere il testo che arriverà sui tavoli del Palazzo di Vetro. È possibile ancora incidere per modificare alcune evidenti distorsioni presenti nel documento?

Questo il cuore dell’incontro di ieri, organizzato da Expo dei popoli alla Cascina Triulza, di Expo. Presenti esponenti di ong e della società civile che hanno dialogato con il direttore generale della Cooperazione allo sviluppo, Giampaolo Cantini, su quanta sovranità alimentare e ambientale (intesa come progetto politico) c’è nei nuovi Obiettivi di sviluppo sostenibile (che andranno a sostituire gli Obiettivi del Millennio). E si è capito che anche l’Agenda post 2015 non ne abbonda.

Nei lavori preparatori del documento, infatti, non è passata l’idea che i beni comuni siano realtà da sottrarre alla logica del mercato. L’esempio più significativo riguarda l’obiettivo 6, quello che doveva inserire il diritto all’acqua e ai servizi igienico sanitari. Nonostante la risoluzione in tal senso dell’Onu del 2010, l’esplicitazione di questo diritto ha incontrato resistenza nel Gruppo Intergovernativo, che si riunisce mensilmente a New York per definire il testo dell’Agenda. «Nel testo scompare la parola diritto e si parla di disponibilità dell’acqua per tutti», ha spiegato Rosario Lembo, del Comitato italiano per un contratto mondiale sull’acqua. «Ma se si introduce il concetto di accessibilità e di disponibilità significa aprire scenari di mercato preoccupanti. Dare a tutti l’accesso all’acquisto di acqua o di cibo non è la stessa cosa che ribadire come diritto l’acqua o il cibo».

L’appuntamento americano è il secondo di un trittico di incontri delle Nazioni Unite: il primo è stata la conferenza di Addis Abeba (13-16 luglio) – che aveva come tema la finanza per lo sviluppo – l’ultimo sarà il meeting di dicembre a Parigi, con il negoziato sul clima.

Il mondo delle ong si è espresso in modo critico sui risultati di Addis Abeba. Anche a Cascina Triulza Luca De Fraia, di ActionAid s’è mostrato perplesso sulla soluzione di compromesso raggiunta, che «non garantisce i finanziamenti necessari per eleminare la povertà assoluta e costruire lo sviluppo sostenibile nei prossimi quindici anni». Ha ricordato, ad esempio, che nell’accordo raggiunto nella capitale etiopica non si trova traccia di iniziative concrete per rimettere in carreggiata gli impegni internazionali in fatto di aiuti allo sviluppo. «È stato salutato come un successo l’impegno dell’Europa di raggiungere il proprio obiettivo di destinare lo 0,7% della ricchezza nazionale in aiuti entro il 2030, ovvero con quindici anni di ritardo rispetto alle scadenze già concordate con gli Obiettivi del Millennio».

E ampie perplessità sono rimaste sulle sbandierate aperture del mondo della cooperazione ai privati, non essendo ancora chiaro come l’apertura al profit sarà governata in modo trasparente.

Il ministro Cantini, come impone il suo ruolo, vede il bicchiere mezzo pieno. Gli piace il risultato di Addis Abeba di una maggiore diversificazione degli strumenti dello sviluppo; come anche la presa di coscienza degli africani della necessità di mobilitare risorse domestiche per la cooperazione. Ha ricordato come si sia ribadito il ruolo positivo delle migrazioni come veicolo di sviluppo e l’importanza di portare al tavolo della cooperazione i soggetti intermedi della società, dalle piccole e medie industrie dell’agroalimentare, alle imprese sociali e del territorio. Ha ricordato come il presidente del consiglio Renzi ad Addis Abeba si sia assunto un forte impegno per rafforzare le risorse da destinare alla cooperazione.

Vedremo se manterrà le promesse, considerato che la spesa per gli aiuti pubblici in Italia è scesa allo 0,16% del Pil, dallo 0,17% del 2013. Secondo Cantini nel documento di Economia e Finanza approvato dall’esecutivo viene definito un percorso di medio periodo che dovrebbe portare a elevare questa percentuale allo 0,24% nel 2018 e allo 0,30% nel 2020.

L’appuntamento alla Cascina Triulza, come ha ricordato Giosuè De Salvo, portavoce di Expo dei Popoli, è solo il primo di una serie di incontri previsti prevalentemente a Milano e che avranno come coda un tour autunnale in 12 città italiane nel quale si presenterà il documento finale uscito dalla tre giorni (3-5 giugno) alla Fabbrica del Vapore di Milano, dal titolo Sovranità Alimentare e Agroecologia per curare sistemi alimentari malati, che ha visto l’adesione di 14 reti internazionali con 180 delegati arrivati da 50 paesi. 

Nella foto, da sinistra: Giosuè de Salvo, portavoce di Expo dei Popoli; Kostas Stamoulis, direttore della divisione della Fao di Analisi economica dello sviluppo agricolo; Giampaolo Cantini, direttore DG della Cooperazione allo Sviluppo.