Dopo il referendum costituzionale di giugno 2006, le elezioni legislative di novembre e quelle senatoriali di gennaio 2007, l’elezione di un nuovo presidente è l’ultima tappa per portare a termine il processo di democratizzazione della Mauritania.
 
Dopo 12 colpi di stato militari, l’ultimo nell’agosto 2005,  1,1 milioni di elettori a decideranno chi governerà la Mauritania, scegliendo tra i 19 candidati l’uomo che succederà al colonnello Ely Ould Mohamed Vall. Che, oltre a non essersi candidato, ha già fatto sapere che accetterà il verdetto delle urne.

19 marzo – Dai risultati alle alleanze


Zeine Ould Zeidane è stato governatore della Banca Centrale mauritana e ha ottenuto il terzo posto al primo turno con il 15,27% dei voti. Se il ballottaggio presenterà risultati simili alla prima tornata elettorale, questa percentuale andrà ad aggiungersi al 24,79% delle preferenze ottenuto da Abdallahi. L’avversario di quest’ultimo, Ahmed Ould Daddah, ha invece ottenuto il 20,68% dei suffragi, arrivando quindi al secondo posto.
 
La decisione di Zeidane è giunta dopo l’apertura di Abdallahi, che ha preso in considerazione la possibilità di allargare ad altri la gestione del potere in caso di vittoria, e di integrare il programma di Zeidane nella vita politica del paese.
16 marzo – In vista del ballotaggio

I candidati politici eliminati al primo turno elettorale hanno iniziato a schierarsi in vista del ballottaggio del 25 marzo, che vedrà fronteggiarsi Sidi Ould Cheikh Abdellahi e Ahmed Ould Daddah.
 
Jemil Ould Mansour, leader del partito islamico moderato, ha deciso di sostenere Daddah, il candidato all’opposizione, che ha ottenuto al primo turno il 20, 68% dei voti.
Mansour, il cui candidato, Saleh Ould Henenna, ha  raccolto il 7,65% dei voti al primo turno elettorale, ha lanciato un appello anche agli altri partiti perché si schierino con Daddah, “per realizzare il vero cambiamento”.
 
Abdellahi, che si presenta al ballottaggio dopo aver raccolto quasi il 25% dei consensi al primo turno, dalla sua parte ha l’appoggio di quattro candidati minori, che insieme l’11 marzo hanno totalizzato l’1% dei voti.
 
Dall’indipendenza dalla Francia nel 1960, l’alternanza del potere in Mauritania si è sempre realizzato grazie a colpi di stato per opera di militari, che hanno sempre tentato di mantenere il potere organizzando delle elezioni farsa.
Il clima di serenità in cui si stanno svolgendo i preparativi anche per questo secondo turno, un’esperienza nuova per il paese, ha già segnato un’importante vittoria per tutti i cittadini.
12 marzo – Testa a testa

I primi risultati parziali indicano che i due candidati favoriti, Sidi Ould Sheikh Abdellahi e Ahmed Ould Daddah, hanno ottenuto il 25% di preferenze ciascuno. Si fa quindi sempre più plausibile l’ipotesi del ritorno alle urne per il ballottaggio, previsto per il 25 marzo nel caso nessuno tra i 19 candidati riuscisse a raggiungere la maggioranza assoluta superando la quota del 50% delle preferenze.
 
Gli osservatori internazionali si sono intanto espressi, dichiarando le elezioni di domenica “libere e leali”. Ha espresso la sua preferenza alle urne il 70% degli aventi diritto, una cifra ottima per una nazione che non ha mai conosciuto processi democratici fino a due anni fa. 19 candidati, forte partecipazione e clima di libertà: la Nazione sembra voler davvero voltare pagina.


9 Marzo – Un nuovo presidente per la Mauritania