Rapporto Sipri 2018
È cresciuta dell’1,1% nel 2017. Stati Uniti, Cina e Arabia Saudita in cima alla lista. Spesa pari al 2,2% del PIL mondiale (230 dollari pro-capite). In Italia la crescita è stata del 2,1%. L’Africa subsahariana ha visto un aumento di quasi l’1% grazie soprattutto agli investimenti per la difesa del Sudan.

La spesa militare globale è aumentata nel 2017 dell’1,1% arrivando a 1.739 miliardi di dollari con Stati Uniti, Cina e Arabia Saudita in cima alla lista. L’Africa registra complessivamente un leggero calo (0,5%). Anche se desta preoccupazioni il boom di investimenti del Sudan (+35%).

Sono i dati pubblicati dall’Istituto di ricerca internazionale di pace di Stoccolma (SIPRI), il più accreditato centro ricerche a livello mondiale per quanto riguarda il settore militare. L’istituto ha sottolineato che l’aumento del 2017 ha avuto luogo dopo un periodo (2012-2016) di spese militari relativamente invariate. «La spesa militare nel 2017 ha rappresentato il 2,2% del Prodotto interno lordo globale o un costo di circa 230 dollari a persona», afferma il Sipri. Gli Usa rimangono la nazione più potente in termini di spesa militare, con 610 miliardi spesi per la difesa. «La tendenza al ribasso delle spese militari statunitensi, iniziata nel 2010, è giunta al termine», afferma il Sipri. «Le spese nel 2018 aumenteranno significativamente per sostenere gli aumenti del personale militare e la modernizzazione delle armi convenzionali e nucleari».

Cina al secondo posto

La Cina ha aumentato le proprie spese militari del 5,6% fino a 228 miliardi di dollari, diventando il secondo più grande investitore al mondo. L’Arabia Saudita si colloca al terzo posto, con un budget militare di 69,4 miliardi (+9,2% rispetto al 2016). La Russia è in quarta posizione con 66,3 miliardi spesi in difesa nel 2017, il 20% in meno rispetto al 2016. Il Sipri, peraltro, ha registrato il primo calo delle spese militari nella Federazione dal 1998. L’Istituto ha aggiunto che 7 paesi su 10 con le più elevate spese militari si trovavano in Medioriente: Oman, Arabia Saudita, Kuwait, Giordania, Israele, Libano e Bahrein.

Le spese militari nell’Europa centrale e occidentale sono aumentate rispettivamente del 12% e dell’1,7%. Molti stati europei sono membri della Nato e, come tali, hanno accettato di aumentare le loro spese militari. La spesa militare totale dei 29 membri della Nato ammonta a 900 miliardi di dollari nel 2017, pari al 52% della spesa globale. 

I principali paesi per spesa militare in Europa sono Francia (57,8 miliardi di dollari, -1,9%) Gran Bretagna (47,2 miliardi, +0,5%), Germania (44,3 miliardi, +3,5%) e Italia (29,2 miliardi, +2,1%)

Africa

La spesa militare in Africa è diminuita dello 0,5% nel 2017 e si aggira sui 42,6 miliardi di dollari, pari al 2,5% delle spese militari globali. Si tratta del terzo calo consecutivo dal picco delle spese avuto nel 2014 (50,2 miliardi di dollari). Nonostante la flessione, nel 2017 la spesa militare in Africa è ancora del 28% superiore rispetto a quella del 2008.

Le spese per la difesa in Nordafrica sono diminuite dell’1,9% (21,1 miliardi di dollari). Quello del 2017 è stato il primo calo della spesa militare nella subregione dal 2006. Tuttavia, la spesa è stata del 105% più alta rispetto al 2008.

Le spese militari dell’Algeria, che resta il paese che destina maggiori risorse (10,1 miliardi di dollari nel 2017) all’acquisto di armamenti in Africa, sono diminuite per la prima volta in più di un decennio (- 5,2% rispetto al 2016). Un calo forse dovuto ai minori ricavi dai settori chiave dell’economia algerina, quali il petrolio e il gas.

Il balzo del Sudan

La spesa militare nell’Africa subsahariana nel 2017 è stata di 21,6 miliardi di dollari, in crescita dello 0,9% rispetto al 2016, ma del 6,8% in meno rispetto al 2008. A guidare il rialzo è stato il notevole aumento registrato in Sudan (+ 35% a 4,4 miliardi di dollari), principalmente a causa dell’intensificarsi dei combattimenti tra il governo sudanese e i ribelli. Una crescita in parte neutralizzata dalle diminuzioni di tre dei quattro maggiori investitori della subregione: Angola, Nigeria e Sudafrica. A influire maggiormente è stato il continuo calo della spesa militare dell’Angola (-16%), frutto dei tagli alla spesa pubblica. Se Luanda era il principale spender militare nell’Africa subsahariana nel 2014, con il 26% del totale, oggi è caduta al terzo posto (con il 14% del totale), dietro a Sudan e Sudafrica.

Calo in Nigeria

Le spese militari della Nigeria sono diminuite per il quarto anno consecutivo, (-4,2%, 1,6 miliardi di dollari), nonostante le continue operazioni militari contro Boko Haram. Quelle in Sudafrica si sono stabilizzate intorno ai 3,6 miliardi di dollari l’anno, dal 2012. Le sue spese militari sono diminuite marginalmente nel 2017, dell’1,9%.  Ci sono stati anche notevoli tagli alle spese militari in Sud Sudan (-56%), Ciad (-33%), Mozambico (-21%) e Costa d’Avorio (-19%). Il declino delle spese militari di Abidjan, il primo calo annuale dal 2013, è stato il risultato del forte deprezzamento, a livello mondiale, del valore del cacao, principale prodotto di esportazione del paese. Nel Sud Sudan, nonostante il conflitto in corso, il peggioramento delle condizioni economiche ha portato a ulteriori riduzioni della spesa militare.