È una scelta inusuale la foto di copertina di Nigrizia di marzo. Fuori dai canoni tradizionali. E lo è per una storia che, proprio mentre scriviamo, è finita sotto i riflettori della cronaca giudiziaria. Una storia che non si lascia ridurre a una sentenza, pur riconoscendo che le sentenze devono essere applicate. E che è irragionevole esibire i muscoli dell’impunità.
Lo sappiamo: eseguire un provvedimento dell’autorità giudiziaria non è una scelta, ma un obbligo. Come ha ribadito anche la Seconda sezione del Tribunale civile di Roma, condannando il ministero dell’Interno a risarcire Investire sgr – il fondo immobiliare proprietario dell’edificio di Spin Time, a Roma – con 21 milioni di euro, per il mancato sgombero ordinato nel marzo del 2020.
Fin qui il diritto. Poi c’è la politica. E c’è la storia dell’immobile di via Santa Croce in Gerusalemme, quartiere Esquilino. Una storia che non può essere solo recintata dal filo spinato delle procedure. Né esaurita nel perimetro di una disputa tra proprietà e occupanti.
La copertina di Nigrizia e il reportage al suo interno raccontano proprio la realtà di Spin Time. Un palazzo occupato nel 2013, che mette insieme oltre 400 persone di 27 nazionalità differenti, famiglie, bambine e bambini che convivono con realtà sociali, organizzazioni formali e informali, pezzi di Chiesa, capaci di creare un welfare interno ed esterno a questa occupazione.
Una realtà che obbliga a togliersi i consueti e comodi occhiali di lettura e a rimettere a fuoco quel che vede, andando oltre il parametro della pratica dell’abusivismo e dell’occupazione, perché quel che si è creato è qualcosa di più.
Un esperimento originale, replicabile, studiato dalle università per la sua capacità di generare e rigenerare comunità che orbitano dentro e fuori, focalizzandosi sui bisogni di chi risiede e transita. Creando soluzioni collettive capaci di rafforzare la consapevolezza che nessuna persona si salva da sola, che il diritto di una è e deve essere il diritto di tutte.
Così, mondi che da sempre non potrebbero essere più lontani, come i centri sociali e la Chiesa, si ritrovano a diventare convergenti, a sovvertire le regole in nome di risposte che non arrivano a domande che diventano stringenti, esistenziali.
E allora Spin Time diventa quel luogo dove tra i soci onorari si trova papa Francesco; dove a ottobre 2025 si è tenuto l’incontro mondiale dei movimenti popolari; dove si pratica l’agire di una democrazia che nasce dal basso, capace di percorrere cammini sconosciuti, di mettere in comune saperi, di far convivere persone con storie, spesso migratorie, differenti.
Mette in atto iniziative capaci di riattivare il legame sociale entrato in crisi.
Per questo non è uno strabismo editoriale per Nigrizia occuparsi di questa esperienza, così carica di significati simbolici ed evocativi. Non è l’attrazione per l’irregolare, né la “romanticizzazione” dell’illegalità.
Perché Spin Time è una proposta molto concreta di legalizzare sul territorio (non solo a Roma) luoghi di rigenerazione urbana. È un laboratorio da esportare dove sperimentare forme di welfare dal basso.
Un modello di convivenza delle diversità che rappresenta una delle risposte politiche più serie che la nostra società possa darsi. Una costruzione che richiede lo sforzo di inventarsi nuovi schemi, perché quelli che governano l’oggi non sono capaci di tenere dentro i conflitti e le contraddizioni.
Giubileo dei movimenti popolari
Dal 21 al 24 ottobre 2025 lo Spin Time Labs di Roma ha ospitato una tappa del Giubileo dei movimenti popolari, evento internazionale che ha riunito delegazioni da tutto il mondo sui temi di terra, casa e lavoro.
L’iniziativa ha portato nello spazio occupato dell’Esquilino centinaia di attivisti, realtà sociali e rappresentanti del mutualismo globale. All’incontro ha partecipato anche papa Leone XIV, che ha rivolto un saluto ai presenti, sottolineando l’importanza dell’impegno per la dignità, l’inclusione e la giustizia sociale.