Spin Time a Roma di nuovo a rischio sgombero - Nigrizia
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Gli occupanti in presidio permanente dopo che un principio d'incendio nella notte ha causato l'evacuazione volontaria dello stabile, in seguito dichiarato inagibile
Spin Time a Roma di nuovo a rischio sgombero
30 Luglio 2026
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 4 minuti

Sono tutti da oggi in presidio permanente gli occupanti dello Spin Time, stabile nel quartiere Esquilino, a Roma, occupato nel 2013 da oltre 400 persone di 27 nazionalità e diventato un laboratorio di welfare comunitario e rigenerazione urbana unico in Italia.

Gli occupanti hanno indetto per oggi alle 17 un’assemblea pubblica, dopo che il palazzo è stato dichiarato inagibile dalle autorità in seguito a un principio di incendio scoppiato la scorsa notte intorno alle 22, a quanto pare circoscritto a un locale tecnico affacciato sul cortile interno, subito domato dai residenti.

In un comunicato gli occupanti hanno fatto sapere d’aver rapidamente e volontariamente evacuato lo stabile, “consentendo ai Vigili del Fuoco, intervenuti prontamente, di accedere senza ostacoli e svolgere tutte le verifiche necessarie”.

I residenti assicurano che “al momento non si registrano danni alle persone né all’edificio”, ma che nonostante questo “gli abitanti sono ancora in strada e non è loro consentito rientrare nelle proprie case, se non uno alla volta e scortati dalle forze dell’ordine, esclusivamente per recuperare medicinali e beni di prima necessità”.

Denunciano inoltre che “le porte degli appartamenti sono state forzate e gli alloggi messi sottosopra, nonostante avessimo messo a disposizione tutte le chiavi necessarie”.

In strada, ancora con gli indument che avevano addosso la scorsa notte, “ci sono bambini (un centinaio i minori residenti, ndr) che hanno bisogno di riposare, donne e persone anziane con gravi patologie che necessitano di assistenza e di poter rientrare al più presto in condizioni di sicurezza”.

I condomini chiedono alla popolazione di sostenerli portando powerbank, acqua, pannolini e assorbenti, cibo, snack e bevande rinfrescanti. Ma soprattutto di manifestare solidarietà, “perché questa emergenza non diventi l’ennesima forzatura: perché l’ingiustizia non possa travestirsi da legalità”.

Lo spettro dello sgombero

Il timore è che l’incidente della notte scorsa funga da alibi per uno sgombero più volte minacciato. E infatti il caso sembra essere stato subito strumentalizzato dalla politica.

Per il presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati e parlamentare di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone “l’ennesimo incendio divampato all’interno dell’immobile occupato di Spin Time rappresenta un campanello d’allarme che non può e non deve rimanere inascoltato. È del tutto inaccettabile che nel cuore di Roma e del rione Esquilino continuino ad esistere zone franche, sottratte al rispetto delle leggi e al controllo delle istituzioni”.

Annunciando un’interrogazione parlamentare, Mollicone ha aggiunto che l’edificio “deve essere sgomberato il prima possibile”.

Concetto ribadito anche dal consigliere capitolino di FdI Federico Rocca: “ora non esistono più alibi – ha dichiarato ad Adnkronos -, chiedo al prefetto e a tutte le autorità competenti di procedere immediatamente allo sgombero dello Spin Time, ripristinando la legalità e garantendo, nel rispetto delle norme, adeguata assistenza alle persone realmente fragili”.

Interventi quantomeno miopi, quelli di Mollicone e Rocca, che si guardano bene dal prestare le stesse attenzioni allo stabile occupato abusivamente dal 2003 dai neofascisti di CasaPound, sempre all’Esquilino. 

Un walfare dal basso sostenuto dalla Chiesa

Lo Spin Time è un esempio illuminante di autogestione comunitaria di uno spazio urbano altrimenti destinato al degrado. Lo stabile di via Santa Croce in Gerusalemme ospita 25 realtà attive tra osteria popolare, serigrafia, sportelli legali, doposcuola e co-working. Un modello di mutualismo che serve i residenti e l’intero quartiere.

Pochi mesi fa Nigrizia lo aveva raccontato con un’editoriale e un reportage in cui si descriveva l’esperienza come “un esperimento originale, replicabile, studiato dalle università per la sua capacità di generare e rigenerare comunità che orbitano dentro e fuori, focalizzandosi sui bisogni di chi risiede e transita. Creando soluzioni collettive capaci di rafforzare la consapevolezza che nessuna persona si salva da sola, che il diritto di una è e deve essere il diritto di tutte”.

Una comunità di solidarietà da basso capace di far convergere su obiettivi comuni “mondi che da sempre non potrebbero essere più lontani, come i centri sociali e la Chiesa”.

Un luogo che annovera tra i soci onorari papa Francesco, “dove a ottobre 2025 si è tenuto l’incontro mondiale dei movimenti popolari, dove si pratica l’agire di una democrazia che nasce dal basso, capace di percorrere cammini sconosciuti, di mettere in comune saperi, di far convivere persone con storie, spesso migratorie, differenti”.

Un modello di convivenza delle diversità che rappresenta una delle risposte politiche più serie che la nostra società possa darsi. E che non può e non deve morire.

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