Tunisia / Diritti
In Tunisia le donne musulmane non possono contrarre matrimonio con un uomo di un’altra religione. A stabilirlo non è la legge, ma una Circolare emanata quarantatre anni fa che ora un’organizzazione per i diritti delle minoranze cerca di far abrogare con una raccolta di firme online.

Le donne in Tunisia devono avere il diritto di unirsi in matrimonio con un uomo di un’altra religione, senza la costrizione, per quest’ultimo, di convertirsi all’islam. E’ quanto sostiene l’Association tunisienne de soutien des minorités (Associazione tunisina di sostegno alle minoranze – Atsm) che ha lanciato un appello per abrogare una vecchia circolare, risalente al 5 novembre 1973, e far sì, dunque, che le donne tunisine musulmane possano liberamente sposare un non musulmano. Nel paese della cosiddetta “rivoluzione della dignità” infatti, questa circolare stabilisce che una donna musulmana non possa unirsi in matrimonio con un non musulmano, costringendo l’aspirante marito alla conversione per poter compiere il grande passo.
L’appello in questione, “la libertà della donna tunisina nella scelta del proprio partner”, lanciato attraverso la piattaforma change.org, ha finora raccolto 1.740 firme delle 2.500 richieste. Yamina Thabet, presidente di Atsm, ci aiuta a definire meglio contorni e contenuti di questa iniziativa.

Quali sono le ragioni che vi hanno portato a chiedere l’abrogazione di questa circolare?

“Il rispetto della libertà di culto, di pensiero e di coscienza così come garantite dalla nuova Costituzione, a cui si aggiunge l’eliminazione della discriminazione di genere per quanto riguarda la scelta del proprio partner.
Questa circolare esercita un’ingerenza arbitraria nelle convinzioni degli individui, soprattutto nei confronti dei non musulmani che sono costretti a convertirsi all’islam per potersi sposare con una tunisina musulmana. Questo è contrario ai principi di libertà di coscienza e libertà di matrimonio, tenendo conto anche che la Tunisia, nel 1985, ha ratificato la Cedaw (la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna, adottata dall’Assemblea generale dell’Onu il 7 novembre 1967) che elimina tutte le forme di discriminazione riguardanti la donna, in particolar modo quelle legate all’appartenenza religiosa”.

Quali sono state le reazioni della società tunisina al vostro appello?

“E’ una domanda molto generica: ci sono sicuramente delle persone contrarie ai matrimoni misti, così come invece ci sono degli aderenti all’appello, soprattutto tra le minoranze religiose e i non credenti. In generale la società accetta questo tipo di unione, poiché molti matrimoni misti sono stati celebrati all’estero”.

Spesso si assiste a delle conversioni di facciata da parte dei non musulmani per evitare di impugnare la causa davanti a un tribunale. Come associazione, siete a conoscenza di casi simili, o di situazioni in cui le donne hanno portato il caso davanti alla giustizia?

“Sì, conosciamo dei casi riguardanti delle minoranze religiose, tunisini ebrei o cristiani, o stranieri non musulmani che volevano sposarsi con una tunisina musulmana. La maggior parte di essi è stata costretta a sposarsi all’estero: i funzionari statali si sono rifiutati di concludere il contratto di matrimonio. Nel caso in cui il matrimonio sia contratto all’estero, però, la donna nel suo paese d’origine è considerata nubile, in quanto non viene riconosciuto il loro legame matrimoniale.
I casi portati davanti alla giustizia sono numerosi. Nella maggior parte di quelli consultati dall’Atsm, il tribunale interpreta l’articolo 5 del Codice dello status personale (Csp – una raccolta di leggi progressiste, volte a stabilire la parità tra uomini e donne in diversi settori sociali, voluta nel 1956, pochi mesi dopo l’indipendenza, dal futuro presidente Habib Bourguiba) in modo contrario alla libertà di scelta nel matrimonio e alla libertà di coscienza, per poter dichiarare che l’unione tra un non musulmano e una tunisina musulmana è nullo. Ci sono stati anche casi in cui, invece, i giudici hanno deciso che il matrimonio misto era valido, in quanto il Csp non cita la differenza di religione come impedimento al matrimonio, sottolineando, inoltre, come ciò sia contrario alla libertà di coscienza, di culto e al principio di non discriminazione tra uomo e donna, così come garantiti dalla Costituzione tunisina e dalle leggi internazionali dei diritti dell’uomo”.