ECONOMIA IN BIANCO & NERO – ottobre 2011
Riccardo Barlaam

Altro che Cina! Nel primo trimestre del 2011 il Ghana è stato il paese che ha registrato il maggior tasso di crescita al mondo. Dai dati presentati dal ministro dell’economia, Kwabena Duffuor, l’aumento su base annua del Pil è stato del 20,1%. Nell’intero 2010 la crescita era stata del 7,7%.

Hanno giocato a favore diversi fattori. Primo tra tutti, la febbre delle materie prime, con l’aumento dei prezzi. Poi un incremento della produzione di cacao, manganese e oro. Infine, una serie di progetti infrastrutturali e l’avvio della produzione petrolifera. In calo anche il tasso di inflazione, che a maggio era pari all’8,9%, rispetto al 18% di due anni fa. La stabilizzazione dei prezzi ha consentito alla Banca centrale del Ghana di abbassare il tasso di sconto al 12,5%, con un effetto positivo sull’insieme dell’attività economica. L’afflusso di investimenti è più che raddoppiato: 260 milioni di euro, concentrati soprattutto nell’edilizia e nel settore bancario.

Il Ghana, spicchio di terra dell’Africa Occidentale, con 24 milioni di abitanti suddivisi in 100 etnie, esporta materie prime, ma anche calciatori. La nazionale under 20 è campione del Mondo in carica: in finale ha battuto il più blasonato Brasile. È stata la prima vittoria in assoluto per una nazione africana in un torneo internazionale. Vengono da qui Michael Essien, star del Chelsea, Sulley Muntari, centrocampista dell’Inter, e Dominic Adiyiah, giovanissimo attaccante del Milan. Mario Balotelli, campionissimo del calcio tricolore, è nato in Italia, ma da genitori ghaneani.

Questo paese, dopo le ultime elezioni, è divenuto il simbolo di un’Africa diversa. Un’Africa democratica, pacifica. Dove è possibile avere un ricambio politico con elezioni regolari. John Evans Atta Mills, per tutti “il professore”, già leader del Congresso democratico nazionale, partito di centrosinistra, all’opposizione fino alle ultime elezioni, è presidente dal 3 gennaio 2009. Ha vinto al ballottaggio per un pugno di voti, con lo 0,46% di differenza dal suo rivale, Nana Addo Dankwa Akufo-Addo, ribaltando l’esito del primo turno. Lo scarto minore in termini di schede elettorali da 53 anni di indipendenza. Il presidente uscente ha riconosciuto la sconfitta e al governo ci fu una transizione pacifica. Senza gli scontri visti in Costa d’Avorio o in Kenya.

Atta Mills, 68 anni, sposato, con un figlio, è ghaneano, ma ha una formazione anglosassone. Un gentleman dai modi estremamente signorili, quasi aristocratici, come il suo conterraneo Kofi Annan. Originario di Ekumfi Otuma, un villaggio nella regione centrale del paese, si è laureato in legge all’Università del Ghana, a Legon, presso Accra. Si è specializzato alla facoltà di studi africani e orientali dell’Università di Londra e, grazie a una borsa di studio Fulbright, ha conseguito, a 27 anni, il dottorato alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Stanford, negli Stati Uniti, con una tesi sulla tassazione e lo sviluppo economico. Il suo pane.

Ebbene, in questi tre anni Mills e il suo fido ministro delle finanze, Kwabena Duffuor, hanno attuato un’agenda radicale di politica economica. Il titolo del documento, con il budget triennale, diceva tutto: Stabilità con crescita. Gli obiettivi di politica economica erano ambiziosi: tasso d’inflazione a una sola cifra (cioè sotto al 10%), tassi di cambio stabili, budget dello stato con un deficit al di sotto del 3% del Pil, e crescita economica dell’8% annuo tra il 2010 e il 2012.

La scommessa più ambiziosa del governo di Atta Mills è ora quella di trasformare entro il 2020 un paese povero, con reddito pro capite annuo vicino alla soglia di povertà, in un paese vivace economicamente e stabile politicamente, dove la maggior parte della popolazione ha un buon reddito, da classe media.

Il governo del Ghana ha identificato linee di politica economica ben precise per raggiungere l’obiettivo. Gli ha dato un nome, Gprs, che non è un tipo di telefonino, ma un acronimo che sta per Growth and Poverty Reduction Strategy (Strategia di crescita e di riduzione della povertà), attraverso cinque linee di azione: sviluppo umano, crescita economica, sviluppo rurale e urbano, sviluppo del settore privato, tutela ambientale. I risultati sembrano andare in questa direzione, superando le più rosee aspettative.