Rapporto Banca mondiale
Dal documento della Bm non emergono indicazioni di rafforzamento dei 38 paesi subsahariani analizzati. Rwanda, Kenya e Senegal sopra la media. Bassi i punteggi relativi al buon governo.

La scorsa settimana ad Abidjan (Costa d’Avorio) è stato presentato il rapporto annuale Country Policy and Institutional Assessment (Cpia), pubblicato dalla Banca mondiale per monitorare i progressi compiuti dai paesi e dalle istituzioni africane nelle politiche di crescita economica e di lotta alla povertà.

Quest’anno l’istituto di Washington ha preso in esame 38 paesi subsahariani, che nel complesso continuano a dare modesti segnali di rafforzamento. Il rapporto   finalizza i dati utilizzando 16 indicatori di sviluppo in quattro settori: gestione economica, politiche strutturali, politiche per l’equità e l’inclusione sociale, gestione del settore pubblico e delle istituzioni.

La speciale classifica mette a confronto la qualità delle riforme e il progresso istituzionale nei diversi paesi esaminati, valutandone le singole prestazioni al fine di determinare la concessione di sovvenzioni e di finanziamenti a termini agevolati, ovvero a un tasso d’interesse pari allo zero o comunque molto limitato, da parte dell’Associazione internazionale per lo sviluppo (Ida), l’agenzia della Banca mondiale che assiste gli stati più poveri del mondo.

Nel 2015, il punteggio medio dell’indice Cpia conseguito dall’Africa subsahariana è stato del 3,2 (in un range compreso fra l’1 e il 6), con un trend regionale sostanzialmente invariato rispetto al 2014.

Nello specifico il report indica che grazie a una serie di riforme politiche, il Rwanda anche quest’anno continua a guidare tutti i paesi con un punteggio medio di 4,0, seguita da Capo Verde, Kenya e Senegal, tutte allineate con 3,8.

Mentre il Ghana, grazie all’adozione di politiche economiche tese a ridurre la dipendenza dagli aiuti stranieri, ha raggiunto un risultato complessivo di 3,6, aumentando la sua performance di 0,2 punti rispetto alla graduatoria dello scorso anno.

Nel complesso, lo studio ha rilevato che malgrado la presenza di sette paesi altamente performanti, ben dodici hanno registrato un calo nella Cpia. Tra questi ultimi, figura la Costa d’Avorio, dove dopo un lungo periodo segnato da diverse crisi politico-militari, dal 2011 è in corso un processo di transizione politica portato avanti dal presidente Alassane Dramane Ouattara. Il paese africano ha totalizzato un punteggio aggregato di 3,3. Dopo quattro anni consecutivi di miglioramenti nell’indice Cpia, quello del 2015 è il primo risultato invariato registrato dalla Costa d’Avorio, significativamente penalizzata per la debolezza rilevata nelle politiche del lavoro e della protezione sociale.

Rispetto allo scorso anno, due paesi in particolare, il Burundi (3.1) e il Gambia (2.9), sono scesi di 0,2 punti nella graduatoria, sottolineando che situazioni di conflitto, elevata tensione sociale e di diffusa corruzione pubblica incidono in maniera fortemente negativa sulla stabilità politica e sullo sviluppo economico.

L’analisi osserva inoltre che vi è stato un vistoso rallentamento nella valutazione inerente al miglioramento della governance nel 2015. Rispetto ai nove del 2014, solo sette paesi (Ghana, Comore, Ciad, Guinea, Madagascar, Rwanda e Zimbabwe) hanno rafforzato la loro struttura di governo, mentre i paesi che hanno registrato un calo nella good governance sono sei, contro i quattro del 2014.

È evidente che i bassi punteggi di buon governo totalizzati dai i paesi africani indicano che le istituzioni pubbliche devono essere potenziate per attuare nuove e più efficienti riforme politiche in tema di sviluppo, sicurezza e giustizia.