Africa
Libertà d'espressione e libera informazione sempre più minate nel continente. Anche in paesi di tradizione democratica come Ghana e Kenya. Recenti casi di repressione, intimidazione e censura ne sono la prova.

Essere giornalisti in Africa e svolgere liberamente il proprio lavoro sta diventando sempre più difficile. E non solo in paesi governati da regimi autoritari o segnati da conflitti, ma anche in nazioni dotate di leggi che tutelano la libertà di stampa.

L’Uganda, con l’approssimarsi delle elezioni generali di febbraio, ha varato una legge che vieta ai giornalisti non laureati di seguire le attività del parlamento che potrà anche concedere o revocare i singoli permessi. In Kenya, Denis Galava, giornalista del Nation Media Group – il più grande gruppo editoriale privato dell’Africa centrale e orientale -, è stato sospeso, il 7 gennaio scorso, per aver pubblicato senza essersi consultato con la direzione, un editoriale particolarmente duro nei confronti del presidente Uhuru Kenyatta e del suo governo. Una settimana dopo a Nakuru, un suo collega, Elijah Kinyanjui, è stato arrestato per aver criticato, in un articolo pubblicato su quotidiano online Nakuru Country News, lo stile di vita della figlia del governatore locale, appartenente al Jubelee party, il partito di Kenyatta.

Stessa sorte è toccata pochi mesi prima a John Ngirachu, corrispondente dal parlamento del quotidiano The Nation, finito in manette per essersi rifiutato di rivelare le fonti di una sua relazione su presunte irregolarità in alcuni appalti gestiti dal ministero degli Interni. Destino ben peggiore è toccato a Jhon Kituiy, picchiato a morte da sconosciuti il 30 aprile scorso a Eldoret, mentre rincasava. Kituiy pochi giorni prima aveva pubblicato un articolo sul Mirror Weekly, in cui descriveva gli sviluppi del processo al vice-presidente William Ruto alla Corte penale intenazionale (Cpi), indagando sulla scomparsa di un testimone.

Sempre nel democratico Kenya, il 15 ottobre scorso, il parlamento ha approvato un disegno di legge che impone pesanti sanzioni economiche o il carcere per i giornalisti riconosciuti colpevoli d’aver diffamato il parlamento o i suoi membri. Per entrare in vigore la legge – duramente contestata da tutte le associazioni per la tutela della libertà di stampa – dovrà essere approvata dal senato e ratificata dal presidente. La nuova legge varata, invece, in Somalia, obbliga gli operatori dell’informazione ad avere una laurea ad hoc, obiettivo praticamente irraggiungibile a breve termine, visto che nel paese non esiste ancora una specifica università.

Nel suo rapporto annuale, pubblicato a fine dicembre, l’organizzazione internazionale Commettee to protect journalist (Cpj) evidenzia l’ingresso, nella lista nera dei paesi africani in cui dei giornalisti sono stati uccisi nel 2015, del Ghana, nazione considerata patria della democrazia e della libertà di stampa. La vittima, il radio-reporter George Abanga, è stato freddato poco dopo aver mandato in onda un’inchiesta su una disputa tra produttori di cacao.