Stati Uniti: i leader religiosi di Minneapolis al fianco della comunità somala
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Una coalizione di circa 50 leader religiosi esprime sostegno ai cittadini di origine somala dopo gli attacchi di Trump che li ha definiti “immondizia”
Stati Uniti: i leader religiosi di Minneapolis al fianco della comunità somala
05 Dicembre 2025
Articolo di Redazione
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Negli Stati Uniti una coalizione di circa 50 leader religiosi: imam, pastori, rabbini e altri membri di varie Chiese si sono riuniti in questi giorni in una moschea nel sud di Minneapolis, per manifestare il proprio sostegno alla comunità somala dopo le recenti dichiarazioni del presidente Donald Trump che aveva definito i somali “spazzatura”.

Le persone di origine somala in Minnesota sono circa 80mila, tra le comunità più vaste di origine africana negli Stati Uniti. «In Minnesota non cadremo nella retorica e nella divisione che il nostro presidente sta cercando di evocare», ha dichiarato Khalid Omar di una coalizione musulmana denominata “di ISAIA”.

«Nessun essere umano è spazzatura. Nessun essere umano va definito “immondizia”, signor presidente, si vergogni per averlo detto. Non verremo divisi!», ha dichiarato con franchezza il reverendo Paul Graham della Chiesa Luterana di St. Ansgar a Cannon Falls.

Per molti, gli attacchi verbali del presidente contro gli immigrati somali sono totalmente contrari agli insegnamenti cristiani secondo cui tutti gli esseri umani sono creati a immagine di Dio. «Quando poche persone commettono crimini, non può essere coinvolta un’intera comunità. Questo è comportamento razzista e xenofobo, semplicemente sbagliato», ha dichiarato dal canto suo il rabbino Adam Stock Spilker, del Tempio di Mount Zion a St. Paul.

Forte è anche l’opposizione dei leader religiosi, come già del sindaco di Minneapolis Jacob Frey e di molti funzionari governativi, all’invio di agenti federali nelle città per colpire la comunità somala, in risposta a diversi casi di frode nei programmi di assistenza sociale, in cui sarebbero coinvolti un notevole numero di persone di origine somala.

Il sindaco Jacob Frey, peraltro, replicando al fatto che secondo i media oltre 100 agenti federali dell’immigrazione (ICE) siano stati sguinzagliati a Minneapolis e alla vicina città St. Paul per prendere di mira i residenti somali senza documenti, ha affermato che la comunità somala sarà difesa in ogni modo possibile dalle autorità locali.

Frey, democratico, ha aggiunto che la polizia locale non intende collaborare con gli agenti federali in nessuna questione relativa all’immigrazione, ribadendo la sua critica agli attacchi di Trump alla comunità somala, quando aveva espressamente detto «non li vogliamo nel nostro paese. Il loro paese fa schifo».

Frey ha affermato al contrario che la comunità somala ha rappresentato una manna economica e culturale per l’area, e da vari decenni si è inserita nel contesto statunitense. «La stragrande maggioranza dei somali negli Stati Uniti – ha infine affermato Frey – sono cittadini americani a pieno titolo».

La comunità somala è intanto stata colpita anche da un nuovo decreto di Trump che ha sospeso tutte le richieste di green card e di cittadinanza statunitense presentate da persone provenienti da 19 paesi definiti “ad alto rischio”, tra cui la Somalia.

Gli altri paesi africani nella lista sono Ciad, Repubblica del Congo, Guinea Equatoriale, Eritrea, Libia, Sudan, Burundi, Sierra Leone e Togo.

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